Le cose che verranno. Quando la strada per il futuro è fatta di libri.
Se siete fra quelli che in un ambiente nuovo notano subito i libri (e vanno a curiosarne i titoli), allora non dovete perdere questo film. Un racconto sulla giovinezza perduta, sul tempo che scorre, sull'elaborazione del lutto. E a questo appunto i libri servono, ad aiutarci a capire, a attribuire senso alle cose. Insomma, ad aiutarci ad andare avanti.
Le cose che verranno (L’avenir) di Mia Hansen-Love
A parte un amabile gattone nero dagli occhi gialli e una Isabella Huppert al meglio del suo meglio, il vero protagonista del fim è un imprevisto alieno; il libro, quello vero, quello di carta, straniero a molti, continuamente dato per morto ma tuttora misteriosamente vivo, a giudicare dalla sua quantità anche sbadatamente prodotta, dalla rivalità tra Saloni a lui dedicati, dalla nascita di nuovi editori.
L’avenir – Le cose che verranno è la sua celebrazione, e potrebbe turbare i cosiddetti non lettori abituati ad altre alienità, come quelle, per esempio, di Ghost in the Shell o Arrival. In questo quinto film di Mia Hansen-Løve l’appartamento parigino, la casa di vacanza sulla costa bretone, la cascina chic isolata tra le montagne del Vercors, sono invase da questi ultracorpi; hanno pareti grondanti libri, ammucchiati anche per terra e sui tavoli, in colto disordine; i personaggi stanno sempre leggendo, i quotidiani la mattina col caffè, i libri (saggi, non romanzi) sul treno, a letto, in cucina; i dialoghi familiari si occupano sia di pollo al forno che di empirismo e razionalismo, le discussioni tra amici a lume di candela vertono sul dubbio tra autorialità e antiautorialità, quelle tra insegnante e studenti sdraiati su un prato assolato, sulla differenza tra verità oggettiva e atto di fede. Vade retro?
Per niente, da un mondo che si dimentica esista davvero, ci si lascia felicemente ammaliare. Nathalie ( ovviamente la Huppert) insegna filosofia in un liceo prestigioso, da 25 anni è sposata con Heinz (André Marcon) anche lui professore, un buon marito come tanti, anche la famiglia è come tante, abitudinaria, serena, affettuosa.
Ma un giorno Heinz annuncia che se ne va, ha un’altra donna e vuole vivere con lei. «Pensavo che mi avresti amato per sempre, che cogliona» è la sola reazione di Nathalie. Sua madre (Edith Scob ) che conserva ancora i segni di una bellezza straordinaria, sprofondata nella sconfitta crudele degli anni, va ricoverata in una costosa struttura dove dopo poco muore. Improvvisamente, Nathalie non ha più una madre, un marito, i figli se ne vanno, la collana filosofica che cura, gli Adorno, gli Horkheimer, viene chiusa.
Gli scaffali della biblioteca di casa mostrano spaventosi vouti, Heinz si è preso i suoi Lévinas, i suoi Buber, i suoi Pascal; andandosene con quella preziosa fetta di vita in comune, l’ha privata molto di più che di un compagno. Un ex allievo diventato un magnifico giovanotto del tipo antipatico (Roman Kolinka ), nel senso che si è fermato all’odio per la borghesia e alla certezza della rivoluzione (tra i colti volumi del pietroso rifugio con capre e amici anarchici, c’è pure Unabomber), fa immaginare a noi anziane spettatrici che arriverà finalmente una consolazione per la nostra professoressa.
Ma sia la regista che la Huppert sono troppo itelligenti, e donne, per servirsi di questa banale, umiliante cinesoluzione. I due sono divisi dal pensiero, dalla soluzione del mondo, infatti lei non crede nella rivoluzione, non ne ha più l’età, si accontenta «di insegnare ai ragazzi come pensare con la loro testa».
Il valore del film e la sua attrattiva e anche novità è che riesce a parlare di cultura, soprattutto di filosofia (Nathalie lo attraversa leggendo La mort di Vladirnir Jankélévitch) come fosse un’avventura, un amore carnale, un sentimento trascinante, una imprescindibile ragione di vita, di consolazione, di pienezza. Ciò che lo rende ancora più interessante è che non lo ha scritto e diretto un iroso ottantenne che rimpiange i suoi tempi d’oro, quando gli intellettuali erano una casta privilegiata e leggere Le Monde e Sartre era un imperativo, ma una giovane donna di 36 anni, un’età cui si attribuiscono smanie e mete diverse da un libro di filosofia: Mia Hansen-Løve, a 17 anni interprete di film del regista francese OlivierAssayas, poi sua moglie, dice: «Non potrei vivere in un luogo privo di libri, nell’appartamento in cui sono cresciuta il lusso era costituito dalla biblioteca».
Riguardo agli attuali e futuri superpoteri dell’elettronica, è curioso che L’avenir mostri solo un paio di cellulari, che per di più funzionano male, e altrattanti pc solitari, per il resto si scrive ancora con la penna come se il pensiero la contagiasse meglio: e il bello è che non pare archeologia ma piacevole (o forse radica) chiccheria.
Mia e Isabella insieme, due generazioni lontane, raffinate, ironiche, feroci, riescono a dare un ritratto autentico di cosa significhi per una donna oltrepassare la mezza età, il perdere improvvisamente la costruzione di carte e carta della propria vita, la nebbia che l’aspetta. Nathalie si giudica e si rispetta, dice al giovanotto Fabien, «dopo i 40 anni una donna sa che la sbatteranno via. I vecchi non mi piacciono, i giovani neppure». E allo sconosciuto che l’abborda in un cinema (danno Copia conforme di Kiarostami ), dice: «Ma mi ha guardato?».
Huppert sta vivendo impavida, come dorma e come attrice, la fragilità della bellezza che si infrange impercettibilmente, giorno per giorno: Nathalie corre, corre sempre, come se chiedesse al corpo ancara adolescente di trattenere la giovinezza, è bellissima a tratti, quando assapora la libertà e le potenzialità della solitudine, a tratti è sfigurata dalle lacrime, dalla voragine del futuro: eppure quando dall’autobus scorge casualmente l’ex marito con la nuova compagna, il pianto si trasforma in riso; l’avvenire è davanti a lei, illeggibile, ma carico di cose che verranno.”"
La Repubblica – 19 aprile 2017
16 lug 2017
1 lug 2017
Blog in Pausa
Ci vediamo a Settembre, Luglio ed agosto in cerca di mare, non conosco la Grecia e il progetto è una casa sulla battigia, dove leggere, lontano da tutti a godere di albe e tramonti.
Settembre dedicata a Palermo dove manco da più di un anno, e mi manca tanto.
Vi auguro una estate felice, come sarà la mia che pretendo con tutta me stessa.
30 giu 2017
Un dono questo posto
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| Foto Strega, tratto di mare versp Les Friules (Marseille) |
I miei doni sono la follia, il coraggio, l'ambizione e l'irrequietezza.
La fortuna degli amori e il delirio della solitudine.
Il gusto per le comete, per l'acqua e per gli uomini.
Desidero per te intelligenza e ingegno.
Uno sguardo curioso, un naso dotato di memoria,
una bocca che sorrida e maledica con precisione divina,
gambe che non invecchino, un pianto in grado di restituirti la fierezza.
Ti auguro di avere il senso del tempo che hanno le stelle,
la tenacia delle formiche, il dubbio dei templi.
Spero tu abbia fede negli auguri,
nella voce dei morti, nella bocca degli avventurieri,
nella pace degli uomini che dimenticano il proprio destino,
nella forza dei tuoi ricordi e nel futuro
come promessa che contiene tutto ciò che non ti è ancora accaduto. (Male d'amore)
Dedicarla e sapere che non mi è dato il dono di incontrare chi la capisca é un atto di grande arroganza ed di quella provocazione che non mi è mai mancata, insieme alla consapevolezza di uno spreco enorme di me.
Continuo a veleggiare...
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| Foto Gingi Carry , dal ristorante. |
Il mio più grande amore, un pesce, che mi ha insegnato a nuotare, che a colpi di cuscini mi ha fatto saltare un dente di latte, adesso lo ricordo sulla strada del mare con il vento che gli sferza il viso e gli incolla i pantaloni dvolazzanti alle gambe , in giacca, che cerca di tenere chiusa, mentre i cavalloni si fanno sempre più potenti e paurosi....
Era uscito dal lavoro e qualcuno gli aveva detto che io con i ragazzi di Palermo, in gommone avevamo preso il largo verso il Capo D'Orlando.
Improvvisamente il tempo era cambiato, il mare si era ingrossato e noi eravamo arrivati a stento davanti a quella che allora era una piccola casetta di pescatori, in quel luogo che l'estate successiva mi avrebbe donato bellissime serate e la creazione di Sapore di Sale.
Improvvisamente il tempo era cambiato, il mare si era ingrossato e noi eravamo arrivati a stento davanti a quella che allora era una piccola casetta di pescatori, in quel luogo che l'estate successiva mi avrebbe donato bellissime serate e la creazione di Sapore di Sale.
Erano gli anni in cui Franz e Gaetano ospitavano Raffaele, e dalla città arrivavano bellissime amiche, modaiole, con quel saper fare unico, proprio di chi è nato bene e cresciuto in quella Palermo che fu capitale europea in molti campi.
Mentre lui preoccupato guardava il mare, noi arrivammo alle sue spalle, stipati in una Maserati.Il mio ragazzo di allora ci aveva visto arrivare, approdati bagnati ma tranquilli, sconvolto dalla bellezza e direi dai seni della ragazza di Raffaele, non se lo fece dire due volte, anzi nemmeno una, sistemo il gommone vicino al suo fantastico Riva e rientrammo,
Il mio angelo si girò, mi vide scendere dalla macchina ridente incosciente del suo stato d'animo, mi accarezzo il viso e poi abbracciandomi scoppio a piangere.
Quanto ero stronza, invece di cogliere con dolcezza quella meravigliosa dimostrazione di affetto, e compiacermi di quella tutela, interesse, amore che aveva sempre avuto verso di me, mi infastidiva questo suo essere preoccupato, quasi quasi pensavo, ma che stupido!!
Sono passati tanti anni, lui non c'è più, ma in ogni cosa é sempre più presente... il pensiero di lui arriva, immediato, sempre.
Vedo i pescherecci e lui unico speciale e pazzerello; ne aveva fatto costruire uno in rovere; in modo da issarlo con l' argano e parati insieme a quelli dei pescatori... vedo le vele il suo grande amore, e, quando rientrato nella sua Sicilia, la sera finito il lavoro, correre al Circolo della vela, per sistemare, guardare, fumare una sigaretta mentre sognava e progettava il suo vagare per mari...la sua traversata dell'atlantico e le foto da favola, e poi i preparativi per il giro del mondo...era arrivata da poco l'elica disse: me la porto di riserva, mentre la moglie che lo adorava, disse sorridendo: moriremo insieme in mare.
Ed adesso ho davanti agli occhi altre vele mentre divoro quello che fu il suo unico alimento dell'ultimo mese, Penso a mia madre con quel: Basta ragazzi, est modus in rebus! Mentre Ou pied de cochion a Parigi, ordinavamo la terza dozzina di ostriche....
Faro, fratello, amico non ci sei dal '97 ma non per me che guardo questi luoghi come mi hai insegnato tu...
Domani andrò ad Arles... avevo appena 20 anni, quando sgattaiolammo dal Julius Cesar,lasciando altri ad aspettarci, per arrivare fino a Port Grimeau, dove avevano inaugurato il primo porto turistico progettato ex novo.
Mentre lui preoccupato guardava il mare, noi arrivammo alle sue spalle, stipati in una Maserati.Il mio ragazzo di allora ci aveva visto arrivare, approdati bagnati ma tranquilli, sconvolto dalla bellezza e direi dai seni della ragazza di Raffaele, non se lo fece dire due volte, anzi nemmeno una, sistemo il gommone vicino al suo fantastico Riva e rientrammo,
Il mio angelo si girò, mi vide scendere dalla macchina ridente incosciente del suo stato d'animo, mi accarezzo il viso e poi abbracciandomi scoppio a piangere.
Quanto ero stronza, invece di cogliere con dolcezza quella meravigliosa dimostrazione di affetto, e compiacermi di quella tutela, interesse, amore che aveva sempre avuto verso di me, mi infastidiva questo suo essere preoccupato, quasi quasi pensavo, ma che stupido!!
Sono passati tanti anni, lui non c'è più, ma in ogni cosa é sempre più presente... il pensiero di lui arriva, immediato, sempre.
Vedo i pescherecci e lui unico speciale e pazzerello; ne aveva fatto costruire uno in rovere; in modo da issarlo con l' argano e parati insieme a quelli dei pescatori... vedo le vele il suo grande amore, e, quando rientrato nella sua Sicilia, la sera finito il lavoro, correre al Circolo della vela, per sistemare, guardare, fumare una sigaretta mentre sognava e progettava il suo vagare per mari...la sua traversata dell'atlantico e le foto da favola, e poi i preparativi per il giro del mondo...era arrivata da poco l'elica disse: me la porto di riserva, mentre la moglie che lo adorava, disse sorridendo: moriremo insieme in mare.
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| Foto Gingi cena a Carry |
Faro, fratello, amico non ci sei dal '97 ma non per me che guardo questi luoghi come mi hai insegnato tu...
Domani andrò ad Arles... avevo appena 20 anni, quando sgattaiolammo dal Julius Cesar,lasciando altri ad aspettarci, per arrivare fino a Port Grimeau, dove avevano inaugurato il primo porto turistico progettato ex novo.
29 giu 2017
Attese
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| Foto Strega Chiusa di Pesio 2011 |
Il nome altisonante di Castello di Mombrisone ti immerge ugualmente in atmosfere e storie avvincenti, e non sai mai, se le vite semplici , a volte banali, di persone che incroci siano eccezionali e.... rifletti :"vite semplici che le racconti in un attimo e che ci metti una vita a viverle"
Mai Abbandonare XX
Certo : sole, colori, mare, zanzare e libri riempiono la giornata, e le passioni non diminuiscono... forse aumentano, certo bloggherina sono fuggita perchè adesso sopporto meno la terra ballerina,ma scappando non ho raccolto abiti e specchietti, ma libri e lavoretti...
Ecco cosa ho fatto in questi giorni... la borsina per scendere in spiaggia, tagliando straccetti ed una maglietta di mio figlio...dimenticata dal trasloco e l'inizio di un sampler che però non mi coinvolge più di tanto.
Come vedi le xx sono presenti
A tutti un sorriso in cammino
La mia vecchietta...pronta per l'asilo
sono passati appena otto giorni... e sento tanto la mancanza di una bambolina,...vecchia e assennata... che ti chiede la mano..per passare in terrazza, che ti dice in macchina..attenta! che ti chiede "posso?" prima di mettere in bocca anche una patatina... e che raccoglie con calma ogni piccola briciola, foglietto, filo per andare a gettarlo nella spazzatura e ti chiede.."va bene qui? nonna?".
E meraviglie delle meraviglie, quando sei in un paese di balocchi, il massimo che dice: bello vero?.. e devi chiedere se vuole qualcosa...
mi sembra un miracolo... ricordando le urla e i capricci miei nel volere un altra cosa dopo averne avuto già a decine, per non parlare dell'inferno, dei capricci, dei pericoli e dello stato di allerta che dovevo tenere con i miei due figli...impossibilitata a concedermi anche la toilette!!!
Così oggi, giornata in cui potevo respirare e quindi ragionare... ho preparato lo zainetto per questo meraviglioso angioletto che il 15 di settembre andrà all'asilo.
ho fatto le foto adesso, con pessima luce... e senza riuscire a posizionarlo...sono negata... ma non interessa...a me basta l'idea... e l'idea è soddisfatta!!
A lulù negli anni... fra tanti anni... arriverà questo grande amore... quando la vita le insegnerà a capire...
E meraviglie delle meraviglie, quando sei in un paese di balocchi, il massimo che dice: bello vero?.. e devi chiedere se vuole qualcosa...
mi sembra un miracolo... ricordando le urla e i capricci miei nel volere un altra cosa dopo averne avuto già a decine, per non parlare dell'inferno, dei capricci, dei pericoli e dello stato di allerta che dovevo tenere con i miei due figli...impossibilitata a concedermi anche la toilette!!!
Così oggi, giornata in cui potevo respirare e quindi ragionare... ho preparato lo zainetto per questo meraviglioso angioletto che il 15 di settembre andrà all'asilo.
ho fatto le foto adesso, con pessima luce... e senza riuscire a posizionarlo...sono negata... ma non interessa...a me basta l'idea... e l'idea è soddisfatta!!
A lulù negli anni... fra tanti anni... arriverà questo grande amore... quando la vita le insegnerà a capire...
calma molta calma
Leggendo, studiando, scrivendo, progettando,Leggevo sere fa il post di una "magica" locandiera che ha deciso di "rallentare" di assaporare il tempo..
... gustando
ma con
CALMA, mooolta CALMA.
Così, come è naturale che avvenga ho paragonato la mia vita a questo suo progetto.
Da anni un fatto traumatico mi ha permesso di valutare persone, presunte esigenze e necessità in maniera prima sconosciuta, mi sono avvicinata al concetto della vacuità delle cose e del vivere serenamente.
Tempo fa mi sono imbattuta in un sito del vivere con lentezza, purtroppo o per fortuna abito lontano, quindi seguo virtualmente eventi e persone, vivo in completa solitudine, le mie giornate sono libere da qualsivoglia costrizione temporale, mi alzo naturalmente quando mi sveglio, mangio quando ho fame, cerco di fare solo quello che mi piace, e è per questo che ho in cantiere molti lavori, o sul comodino libri di diverso genere, non ho l'automobile e per, posare la prima pietra di un sogno, a Natale ho chiesto in regalo a mia figlia i bastoncini da trekking. Faccio giardinaggio e la compagnia della natura è rasserenante, generosa, profumata... sono felice di aver avuto il coraggio di abbandonare una corsa inutile e penso di essere stata miracolata nell'aver capito che il bisogno materiale fa sopravvivere ma non vivere.
Per chi è costretto a dover lottare con il tempo per lavoro, famiglia, interessi, posto i comandamenti del VIVERE CON LENTEZZA affinche possano servire per trovare la velocità giusta nella vita
1) Svegliarsi 5 minuti prima del solito per farsi la barba, truccarsi o far colazione senza fretta e con un pizzico di allegria.
2) Se siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare mentalmente la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.
3) Se entrate in un bar per un caffè:ricordatevi di salutare il barista, gustarvi il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell'uscita(questa regola vale per tutti i negozi, in ufficio e anche in
ascensore)
4) Scrivere sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara...
5) Quando è possibile, evitiamo di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer...se no si rischia di diventare scortesi, imprecisi e approssimativi.
6) Evitiamo di iscrivere noi o i nostri figli ad una scuola o una palestra dall'altra parte della città
7) Non riempire l'agenda della nostra giornata di appuntamenti, anche se piacevoli, impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.
8) Non correte per forza a fare la spesa, senz'altro la vostra dispensa vi consentirà di cucinare una buona cenetta dal primo al dolce.
9) Anche se potrebbe costare un po' di più, ogni tanto concediamoci una visitina al negozio sottocasa, risparmieremo in tempo e saremo meno stressati.
10) Facciamo una camminata, soli o in compagnia, invece di incolonnarci in auto per raggiungere la solita trattoria fuori porta.
11) La sera leggete i giornali e non continuate a fare zapping davanti alla tv.
12) Evitate qualche viaggio nei week-end o durante i lunghi ponti, ma gustatevi la vostra città, qualunque essa sia.
13) Se avete 15 giorni di ferie, dedicatene 10 alle vacanze e utilizzate i rimanenti come decompressione pre o post vacanza.
14)Smettiamo di continuare a ripetere:"non ho tempo". Il continuare a farlo non ci farà certo sembrare più importanti.
... e i 7 comandalenti in cucina
1) Il cibo è la tua prima medicina: insegna Ippocrate... crediamoci!
2) La poesia del cibo inizia quando facciamo la spesa: scegliamo prodotti di stagione e di qualità. Se vogliamo risparmiare diminuiamo la quantità: che è anche un'ottima scelta per controllare colesterolo e peso.
3) E' scientificamente provato che l'acqua non bolle prima se continuiamo a osservarla: quindi senza fretta appassioniamoci alla preparazione della nostra cenetta e apparecchiamo con cura la tavola, un fiore?
4) Utilizziamo tutti i nostri sensi per godere dei singoli ingredienti: la vista, il tatto, l'olfatto, il gusto ... anche l'udito (i rumori della cucina fanno tanto casa e calore!).
5) Gustiamo ogni forchettata e ogni piccolo sorso di quel vino che, anche se da incompetenti, avremo scelto con amore e cura.
6) Evitiamo il "due in uno"! Se mangiamo non telefoniamo, se telefoniamo non mangiamo.
7)Non precipitiamoci ... il cinema, la lavastoviglie, l'ultimo ritocco al computer, ecc. aspettano
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| Dalla finestra della mia cucina |
Pubblico questo post dei primi periodi del blog, ai tempi avevo una digitale, e non riuscivo a inserire la data del giorno. Questa è la casa che ho abitato dal giugno 2010 al al 30 Marzo del 2014.
28 giu 2017
un sorriso
Sono stati due giorni pesanti,
credi di aver lavorato molto su di te..
di aver fatto un percorso positivo
che conduce all'accettazione e quindi alla consapevolezza che genera pace ed equilibrio...
e invece devi accettare la realtà della tua fragilità
e cercare di piegarti come il giunco al passaggio dell'acqua, riacquistare la tua pace, riconoscendo che solo certi affetti hanno ancora il potere di farti male anche con la loro mancanza di memoria e l'ignoranza dell'egoismo o peggio dell'indifferenza.
Da due giorni... niente ricami, niente scrivere, niente di niente, solo questo passeggiare andando da una terrazza all'altra, e il non poter dormire, mi ha regalato questo azzurro tenue appena dopo il nascere del sole.
Trovo questo scritto nel Web, lo copio...non so a chi appartiene, ma è semplice ed è quello che stavo pensando quando mi è capitato sotto gli occhi.Da anni
al mio risveglio, non ho più nessuno a cui augurare un buon giorno o donare un sorriso, e lo invio a chi mi onorerà della sua attenzione, a questo mondo di navigatori senza i quali mi sarebbe stato molto difficile continuare il mio cammino.
Un sorriso non costa niente e produce molto arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo da.
Dura un solo istante,
ma talvolta il suo ricordo è eterno.
Nessuno è così ricco da poter farne a meno,
nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.
Crea la felicità in casa,
è il segno tangibile dell'amicizia,
un sorriso da riposo a chi è stanco,
rende coraggio ai più scoraggiati,
non può essere comprato, ne prestato, ne rubato,
perché è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.
E se qualche volta incontrate qualcuno
che non sa più sorridere,
siate generoso,dategli il vostro,
perché nessuno ha mai bisogno di un sorriso
quanto colui che non può regalarne ad altri.
credi di aver lavorato molto su di te..
di aver fatto un percorso positivo
che conduce all'accettazione e quindi alla consapevolezza che genera pace ed equilibrio...
e invece devi accettare la realtà della tua fragilità
e cercare di piegarti come il giunco al passaggio dell'acqua, riacquistare la tua pace, riconoscendo che solo certi affetti hanno ancora il potere di farti male anche con la loro mancanza di memoria e l'ignoranza dell'egoismo o peggio dell'indifferenza.
Trovo questo scritto nel Web, lo copio...non so a chi appartiene, ma è semplice ed è quello che stavo pensando quando mi è capitato sotto gli occhi.Da anni
al mio risveglio, non ho più nessuno a cui augurare un buon giorno o donare un sorriso, e lo invio a chi mi onorerà della sua attenzione, a questo mondo di navigatori senza i quali mi sarebbe stato molto difficile continuare il mio cammino.
Un sorriso non costa niente e produce molto arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo da.
Dura un solo istante,
ma talvolta il suo ricordo è eterno.
Nessuno è così ricco da poter farne a meno,
nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.
Crea la felicità in casa,
è il segno tangibile dell'amicizia,
un sorriso da riposo a chi è stanco,
rende coraggio ai più scoraggiati,
non può essere comprato, ne prestato, ne rubato,
perché è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.
E se qualche volta incontrate qualcuno
che non sa più sorridere,
siate generoso,dategli il vostro,
perché nessuno ha mai bisogno di un sorriso
quanto colui che non può regalarne ad altri.
Fascinoso luogo comune del "morir Giovane"
Non so se alcuno ha la curiosità di leggermi.... io , "mi sono mancata moltissimo".e mi sono mancate tantissimo alcune presenze che sento vicine attraverso questo monitor. Debbo svuotare il sacco di tutte le cose che avrei voluto scrivere ed esternare quello che, gli avvenimenti accaduti, subiti e provocati, mi hanno fatto pensare.
Ricordando James Hillman e il suo "LA FORZA DEL CARATTERE" non sempre è giusto cedere al fascinoso luogo comune secondo il quale chi muore giovane è "caro agli Dei", perchè, così come "il carattere guida l'invecchiamento, l'invecchiamento guida il carattere".
La senilità non è un caso, nè una dannazione, nè l'abominio di una medicina moderna devota alla longevità, ma la condizione naturale e necessaria affinchè si verifichino l'intensificazione e la messa a punto del nostro carattere, del nostro sentire....ovvero della forma del nostro durare.
Ma anche se il carattere sopravvive per immagini, invecchiare è una forma d'arte che ogni essere umano deve affrontare, perchè la vecchiaia si configura come una "struttura estetica" che permette di svolgere il ruolo primario di avo, cui ogni anziano è chiamato.
Questi, oltre ad essere concetti etici, sono ruoli naturali, (si diceva: beata quella casa che ha un vecchio in casa) che si stanno perdendo e come paradosso in una società, dove il giovane non ancora caratterialmente formato, vive l'assurdità di essere "esteticamente essenziale", subisce la contraddizione della sua inutilità.... e al tempo stesso non riesce più a rispettare, quella forma d'arte (maturità, invecchiamento) che anche egli dovrà affrontare come condizione necessaria per mettere a punto il suo carattere.
Ricordando James Hillman e il suo "LA FORZA DEL CARATTERE" non sempre è giusto cedere al fascinoso luogo comune secondo il quale chi muore giovane è "caro agli Dei", perchè, così come "il carattere guida l'invecchiamento, l'invecchiamento guida il carattere".
La senilità non è un caso, nè una dannazione, nè l'abominio di una medicina moderna devota alla longevità, ma la condizione naturale e necessaria affinchè si verifichino l'intensificazione e la messa a punto del nostro carattere, del nostro sentire....ovvero della forma del nostro durare.
Ma anche se il carattere sopravvive per immagini, invecchiare è una forma d'arte che ogni essere umano deve affrontare, perchè la vecchiaia si configura come una "struttura estetica" che permette di svolgere il ruolo primario di avo, cui ogni anziano è chiamato.
Questi, oltre ad essere concetti etici, sono ruoli naturali, (si diceva: beata quella casa che ha un vecchio in casa) che si stanno perdendo e come paradosso in una società, dove il giovane non ancora caratterialmente formato, vive l'assurdità di essere "esteticamente essenziale", subisce la contraddizione della sua inutilità.... e al tempo stesso non riesce più a rispettare, quella forma d'arte (maturità, invecchiamento) che anche egli dovrà affrontare come condizione necessaria per mettere a punto il suo carattere.
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