StregaBugiarda

Più si apprezza la vita e più si restituisce

20 ago 2017

Paolo Caiazzo in 'La vera storia (o quasi) del Risorgimento' La7.

STREGATI dall'ITALIA

Foto Strega il roseto di Venaria Reale
Oggi avevo programmato di scrivere Bella Italia 3, ma  prima di raccontare ciò che provocò una mia diversa visione della nostra Patria, con la leggerezza che cerco, mi allontano da tutto e mi immergo in ciò che mi fa star bene.
Questo perché avvilita per quello che ascolto vedo e leggo, per il livore e la guerra che è dentro molti cuori, basita per l'ipocrisia tangibile nella società reale e nel web, dispiaciuta per la perdita di valori, per la maleducazione dichiarata e portata come bandiera e merito, e per il comportamento di italiani che consentono ad altre nazioni giudizi, provocazioni, e che coltivano quella sudditanza che mi infastidiste più della stupidità, che con l'avanzare degli anni riesco a giustificare. 
A volte noi italiani dovremmo porci una domanda "Come possiamo atteggiarci a eterni insoddisfatti, avere tanta sudditanza, quando il resto del mondo, per meglio dire della gente del mondo, ci ammira, ci prende a modello di stile, buon gusto e saper vivere?"
Questa Italia che noi vediamo rozza ed involgarita, ci è invidiata, sognata, copiata.
Ed ancora di più mi sorprende che le nostre debolezze, i nostri palesi difetti si trasformino in forza e virtù: un elegante paradosso con cui tutti noi in fondo conviviamo.
Possiamo maledire la burocrazia, i politici da operetta, gli affari sporchi, il fare caciarone di molti connazionali, ma all'estero ci amano. Specifico, amano ma non gli  italiani.
Amano tutto quello che l'Italia rappresenta prima ancora di quello che può rivelarsi.
Da Seattle ad Hong Kong, da Stoccolma a Sidney ma anche da New York a Parigi la Stella Italia non ha mai smesso di brillare.
E quel Gran Tour che un tempo era momento privilegiato di formazione per giovani aristocratici e viaggiatori sentimentali, oggi continua a riproporsi nell'immaginario internazionale come elemento irrinunciabile del proprio arricchimento fisico e spirituale.
Per gli stranieri, e sopratutto per gli anglosassoni, la terra italiana è approdo mistico, simbolico: dai languori decadenti di Venezia alla disinibita vitalità napoletana, dagli splendori artistici di Firenze alla classica solarità di Taormina.
Ritratta fra gli scogli e gli zampilli di Fontana di Trevi la prosperosa Anita di felliniana memoria può assurgere all'emblema dell'edonismo straniero ma di "marca italiana" ed il suo accompagnatore Marcello Mastroianni è simbolo di galanteria e velata sensualità,
A pensarci bene ancora oggi non vi è straniero che non intraprenda un moderno, eppur classicissimo Gran Tour italiano senza la segreta speranza di restare vittima della "malattia del bello" O forse sarebbe meglio dire del piacere?

La sindrome di Stendhal non è una invenzione freudiana è uno stordimento dei sensi che realmente accade. 
L'ho provata, ed ancora la ricordo con turbamento;  dopo una riunione a Matelica, per rientrare a Roma, decisi passando da Fabriano di attraversare l'appennino per le belle strade fra boschi, castelli e torri di avvistamento, e passare dalle fonti del Clitunno in omaggio al Carducci.
Collezione cartoline Strega
Ebbene la mia adrenalina è stata superattiva per tutto il lungo viaggio, e sono arrivata a Roma in estasi e spossata.

E questo capita non soltanto a chi non ha bellezze a casa sua, anzi sono proprio gli stranieri che  continuano a ripeterci quanto sia insensato "non renderci conto della bellezza della forza, del valore...." E noi al massimo, possiamo minimizzare forti della nostra radicata esterofilia compagna della sudditanza. 
Non è a caso che le atmosfere mediterranee, calde solari, magicamente creative della nostra terra abbiano sempre attratto in primis esponenti di un nord puritano , inospitale, irrigidito in un glaciale perbenismo. Basta però che qualcuno di questi, valichi le Alpi,  perché automaticamente si sciolga in quella  ospitalità che mescola arte, solarità amore del bello, buona tavola e fantasia. E qui mi piace ricordare una fantastica scritta vista da ragazza in svizzera. Quella mattina uscivamo da un albergo con vista lago, la notte dalla finestra della stanza avevo gustato un panorama fatto di luci riflesse nelle acque del lago che rifrangevano magicamente le cime innevate, mia madre mi invitava a mettermi a letto e dormire. Appena svegli con il desiderio da parte di mio fratello di farci pranzare alla Maison de Philippe a Chamonix avremmo lasciato il luogo e valicare le Alpi. Prima di entrare in una galleria che ci avrebbe riportato in Italia un imbrattatore sicuramente artista nell'animo aveva scritto "Abbattete le Alpi, voglio guardare il mare"
Permettendomi una parallelismo  o meglio parafrasando quanto scrisse Connolly "imprigionato in ogni uomo grasso c'è un uomo magro che cerca disperatamente di uscire" alcuni suoi connazionali oggi felicemente residenti sulle colline Toscane
Foto Strega Castellina in Chianti 2004 

e alcuni da me personalmente conosciuti sostengono che "in ogni nordico c'è un italiano che cerca disperatamente di uscire"

Che sia vero?
Esistono ancora gli Italiani che hanno creato questo immaginario?

Dimanche

  • Foto strega agosto 2013
    Chez nous il fait tellement chaud, que l'on s'en protège ! ! !
    Fin octobre .... ???
    Enfin les nuits sont fraîches mais hier la journée a été fabuleuse....
    Cadeau de la vie, que toute la nature a accueillie avec bonheur ! !
    Chez toi, un arbre rouge, un chat...... Cadeaux de la vie aussi ! !
    Beau dimanche
    Foto Strega 27.Ottobre 2013
    I colori di stamani sono sempre belli, la mia atmosfera lenta e soddisfatta, il nord in azzurro ed la terrazza a sud ammira il verde dei Nebrodi, intanto... ho dato visione diversa alle mie ortensie

19 ago 2017

Libertà dal conosciuto

Urgente bisogno di andare, ma altrettanto impellente desiderio di rientrare.
Pensare a luoghi nel ricordo di un tempo diverso li rende leggeri, ovattati e senza ombre, rivederli con animo ricolmo di esperienze è come assistere ad un già visto, ma con altri occhi.
Il tempo è medicina ma anche energia con l'aggiunta della sua forza, senti l'anima delle cose mutata così come lo siamo noi.
Giorni sereni e corrosi dal troppo fare e riguardi indietro, ai tuoi grandi progetti, a quell'imbarcarsi in un mare che non faceva paura, dando l'abbrivo con intraprendenza, allegria e sicurezza, ed è di nuovo così.
Allora chi mi amava ed aveva il mio stesso sangue mi abbracciò e disse : "Hai fatto una cosa meravigliosa, ce la farai? sono preoccupato poiché non ti accorgi di essere sola".
Anche oggi guardo con orgoglio chi intraprende, e rinnova gli entusiasmi, anche i miei, e cresce la vanità di aver trasmesso le passioni che hanno fatto della mia vita una vita speciale.
Sorrido e vedo lui ragazzo, mentre la musica mi accompagnava, disse  "Ascolti la mia canzone ? Vorrei avere la tua sicurezza"..
Ancora oggi si nasconde dietro un sorriso ma inizierà il nuovo anno da gigante.

18 ago 2017

Bella Italia 2


Foto Strega Maggio 2011

Nel 2011, sembra tanto tempo fa, vi erano ancora i treni a lunga percorrenza. Immersa in pagine di conquista e racconti che affascinano per la pluralità dei punti di vista, cullata dall'andar su binari, mi piaceva il lungo viaggio.
Ho guardato all'imbrunire il nostro sud ed al risveglio goduto di bellezze mozzafiato, monti, e verdi colline e la mano dell'uomo in riviera a sovrastare il mare con armonia.
Non sapevo ancora di aver intrapreso un itinerario fisico, spirituale, letterario e politico, ricambiavo la visita di un amico pellegrino di cui avevo scritto poco tempo fa, post sparito insieme ad altri.
Ma andiamo avanti...
Arrivare a Porta Nuova a Torino è stato un regalo.
Avevo in animo l'entusiasmo del bimbo di fronte alle novità ma non mi aspettavo l'euforia e l'atmosfera che vi era in stazione, fra bandiere, cori e comitive di alpini, mi sono ritrovata alla vigilia del raduno.
Nell'attesa della coincidenza per Cuneo, ho provato l'emozione di un sentimento di amor patrio, di unione, ed ho avuto la conferma di valori eterni da un elegantissimo signore con cappello alpino a cui mi rivolsi per complimentarmi dell'atmosfera pensando fosse del nordest " No sono campano, sono un alpino di Napoli, ma noi alpini non siamo campani o trentini, siamo Italiani";

"non conosce il Piemonte? vedrà che regione stupenda, qui si accorgerà quanta Italia vi è, da noi, al sud, la stiamo perdendo".
Ho proseguito il viaggio con una sensazione di buono e bello, mi ha accolto il mio amico e la moglie che non conoscevo, ed abbiamo proseguito fin qui 

Insieme a Gianfranco avevamo in progetto di andare a Venaria Reale per la mostra Bella Italia, in occasione dei festeggiamenti del 150°, visitare il Salone del Libro di Torino, girar per Langhe e Castelli, visitare Santo Stefano Balbo luogo di Cesare Pavese, la cui frase Un paese vuol dire non
essere soli
sapere che nella gente
nelle piante nella terra
c'è qualcosa di tuo
che anche quando non ci sei
resta ad aspettarti.

mi ritorna in mente da quando decisi di ritornare alle radici,  avevo scritto qui  e adesso proseguo e guardo l'Italia dal nord.
Anni fa avevo deciso di non avere più obbiettività nelle conversazioni con amici del "nord", trovavo che il riconoscere carenze, diversità, mancanza di informazione, portava spesso ad un discorso se non sciovinistico certamente campanilistico, e mi offendevano profondamente giudizi e pregiudizi di chi non conosceva, e non era mai nemmeno venuto al sud. 
Oggi che un certo tipo di degrado, perdita di valori, ignoranza sta livellando tutto lo stivale, mi riesce facile ritornare a quella obbiettività e generosità propria della nostra indole meridionale e Sicula in particolare.
L'Italia del terzo millennio è come se venisse fuori da un lungo sonno in cui i difetti hanno steso a terra le virtù.
Il conto è pesante perché vi è meno consapevolezza delle nostre perdite in tutti i campi cosa che mette a repentaglio la coesione e la qualità della cittadinanza e non si intravedono gradini di una pur piccola ascesa.
Insomma io che guardo arroccata e distante mi rendo conto che l'Italia è un paese di cattivo umore. 
L'involgarimento del discorso pubblico è oramai uscito fuori dagli argini, il crescere della maleducazione nasconde una sottile e subdola forma di violenza, tutto vero, maledettamente vero ma i motivi di fiducia ci sono e non sono pochi, sono in noi,in quello che abbiamo costruito, in quello che possediamo.
Mettendo da parte tutte le negatività dovute a politica, amministrazioni, a responsabilità comuni ed accuse di colpe verso gli altri, forse è venuto il momento di descrivere meglio i caratteri positivi di una italianità che all'estero gode di grande successo ed ammirazione, poiché gli italiani piacciono, l'Italia stato no.
Nonostante tutto siamo l'ottava potenza, i secondi in Europa come manifattura ed agricoltura, ma tutto viene vissuto come in una costante perdita di uno status storico, come se chi ci doveva far crescere in unione ci avesse per sempre diseredati.
L'elenco delle nostre capacità, fantasie, mestieri, tradizioni e bellezze, naturali o create dall'uomo, è impossibile stilarlo, sarebbe più lungo del percorso fatto del Palermo-Torino. 
Siamo un paese che ha mille difetti, ma non l'arroganza imperialistica di molti nostri partner, e dobbiamo difendere con la nostra natura che noi stiamo offendendo e non possiamo pretendere che altri debbano scegliere e rispettare quello che noi stessi stiamo perdendo il Rispetto.
Ci imitano tutto, anche i marchi della nostra lingua.La vita all'italiana piace, lo stile italiano fa impazzire, gli Italiani hanno ovunque successo ma l'Italia no.
Ed intanto insoddisfatti ci misuriamo in uno sport che non ha antagonisti al mondo: "l'antitalianità".
Bisogna ricostruire l'Italia e le macerie non sono solo materiali ma sono macerie morali.
Il mondo di domani, la grande globalità, al solo sentire in paesi lontani, "sono Italiana"  sorride, si complimenta.
Il globo è pieno di gente che vorrebbe vestirsi come noi, bere i nostri vini, mangiare i nostri cibi, comprare i nostri prodotti, adottare il nostro stile di vita, e magari venire in italia per studiare, lavorare, viaggiare.
Tutti i paesi emergenti guardano all'Italia come la Patria della cultura, dell'arte di vivere, del design, del buon gusto, della fantasia, della creatività.
Ne sono convinta, perché nel mondo globale, sempre più uguale a se stesso, ovunque gli stessi marchi, gli stessi loghi, le stesse parole, un paese come il nostro, che cambia di continuo, che ad ogni crinale di collina muta paesaggio, accenti, prodotti, che in ogni luogo ha una Capitale, è il paese più prezioso, ammirato, invidiato e siamo noi i primi a dovercene ricordare, e a riacquistare quell'amore senza il quale non si va da nessuna parte.
Mi sono dilungata, alla prossima Bella Italia tre, con Venaria Reale e la mostra in occasione del 150°.

"Bella Italia" n.1

Foto Strega Venaria Reale 2011
Da tempo era mia intenzione scrivere un post "Bella Italia", sull'orgoglio di essere italiani e su quell'Unità giovane e incompresa della nostra nazione.
Il periodo trascorso in Piemonte nel tempo dei festeggiamenti iniziati il 17 marzo 2011, è servito a "deformare" molte delle mie visioni storiche e tramutare certezze in dubbi.
Ci credereste? stamani apro il pc con l'intenzione di mettere mano a questi concetti contrastanti, sentiti e percepiti fra "italianità"  e "sicilianità" e mi imbatto in un post che cita Santo Piazzese, letto nell'ottobre del 2010, le cui visioni od analisi dovevano essere il punto di partenza di questo post.
La mia vita è cadenzata da coincidenze di radio libere che forse appartengono ad un medesimo tempo, e da giorni , sarà la serenità e l'assenza di pensieri, mi succede troppe volte di pensare a qualcosa ed averne immediato riscontro anche con persone che non vedo o sento da anni, ma anche con chi non c'è più da tempo.
Comunque stamani mi interrogavo sul comodo alibi morale di questo mio prendere distanza dalla cosa pubblica. 
Piazzese dice che Sciascia, con le esperienze del decennio successivo alla sua  morte, avrebbe parlato di "Italia Irredimibile"e rivolto alla sua Palermo, ma sopratutto a tutta la Sicilia, corregge il tiro e dice che la peculiarità dei nostri posti non è la irredimibilità ma la "elusività". 
Sono passati secoli da quando Goethe  scriveva "Senza la Sicilia, questo paese indicibilmente bello, non lascia nessuna immagine all'anima. E' in essa la chiave della storia Italiana". e ciò circa cento anni prima dell'impresa dei Mille e del "conquistatore" Garibaldi. 
Le illusioni che noi siciliani coltiviamo sul nostro star sospesi fra l'agonia e l'eccesso di vitalità, sul furore e l'indolenza, sul mosaico che siamo, sono dovute al fatto che possiamo raccontarci solo a frammenti, e  diverse angolature sono da guardare con l'obbiettività di chi deve prendere atto di una realtà che nulla ha a che vedere con i passati, intesi come verbi, sia prossimi che remoti. 
Ho sempre pensato che di comune accordo e per unità si sono traslati soldi, braccia, cervelli, e nel 2011 mi sono resa conto che non avevo mai guardato l'Italia dal nord. 
Eludere la realtà e sbracciarsi lontano da qui? non essere scomodi e lasciare che altri sottraggano?.
Allora durante i festeggiamenti pensai a Gentile, nel suo "Tramonto della cultura siciliana" a quell'isola che "stette a se, con le sue tradizioni e preclusioni", le sue rivalità e beghe municipali. Quell'Italia che unita non fu mai.
Parlo della mia terra in maniera veloce e superficiale prima di parlare della splendida Italia, di quel sentimento di appartenenza e di orgoglio che tutti gli Italiani dovrebbero avere e se manca ed esistono campanilismi o prese di partito è dovuto al fatto che non vi è conoscenza, cultura di una visione diversa da noi, non vi è accettazione del diverso, e noi fra i tanti difetti del non fare abbiamo anche il pregio del donare, vedi l'immensa civiltà di tutti gli isolani nell'accoglienza di questi giorni. 
La Sicilia ha dato scrittori di grande splendore Verga Capuana, De Roberto, Pirandello, Borgese, San Secondo, Quasimodo, Vittorini, Brancati, e su di essa passano come inavvertiti i secoli e il suo spirito e come disse un  grande austriaco, nome che non so scrivere e pronunciare (forse Hofmanstal ), "che coglie quanto di regolare ed eterno vi era in ogni cosa", e ve ne è traccia anche sui profili del paesaggio.
Non condivido e non trovo "levatura" siciliana in chi si è appropriato di grandezza non con la forza delle idee,  non con una sicilianità di pensiero, non con l'internazionalità dello scrittore, ma solo con immagini di struggente bellezza che i luoghi della Sicilia e le sue opere umane regalano.
Non confondiamo un Tomasi, un Consolo, un Camilleri la cui grandezza letteraria non spetta a me analizzare, con popolarità e visibilità  dovuta più ad immagini in movimento, a macchiette "teatrali", ad una lingua siciliana poco conosciuta.
Fine prima parte...

CADUTA LIBERA

Avete mai pensato che qualcuno anche nel farvi un complimento può mancare di tatto?
Il tatto, si, quel modo di essere di una persona che si nota solo quando non c'è!
Scrivo raramente e solo quando ne ho voglia, cercando di essere il più leggera possibile.
Io, che dai festeggiamenti dell'unità d'Italia, ho in mente un post che non ho pubblicato perchè se "una" è la penisola italica, non credo sia "una" l'Italia.
Noi nei confronti dell'Italia non usiamo I care, quel  "ci tengo" al pari dei Tedeschi, Francesi, Russi, Spagnoli, Inglesi, il cui amor patrio, è al di sopra di qualsiasi nefandezza, o atroci avvenimenti comuni nella storia di tutti, nessuno escluso.
Io che come una bimba passo dal ricamino ai ricordi d'infanzia, e in pectore meo alberga tanta autostima da chiedermi:  è tanto strano che una femminuccia faccia certe analisi? abbia certe idee che nessun altro della blogsfera ha evidenziato ? pur essendo più qualificato, specializzato ed interessato all'argomento ?
E si, oggi per presentare delle bufale, bisogna essere del settore, specializzati e tecnici innanzi tutto.
Sono una, ma anche un insieme di tante cose, interessi, amore, sogni, esperienze, conoscenze ed informazione, e ho desiderio che si riprenda ad usate in maniera positiva il termine "tuttologo". Come una volta, quando i medici e i matematici erano anche filosofi, i pittori anche architetti, gli scalpellini anche astronomi.
Mi rispondo, "naturale che ciò crei meraviglia", oggi bisogna essere specializzati, una che fa la calza, non può parlare di finanza, anche se andiamo in alto, molto in alto, anche i Nobel non possono permettersi che solo una conoscenza specifica, e "tuttologo" ha significato negativo, e sapete perchè? per quella vetusata parola "umanesimo" che abbandoniamo in cambio di "modernità"

17 ago 2017

La fiaba di internet


Era il 2004 quando cominciai a frequentare il web,prima navigavo in office, solcavo onde per magazzino, fornitori, clienti, acquisti, vendite, e tutto il resto era sconosciuto e lontano.
Ero rientrata da un luogo che più che distendermi mi stava stendendo, e avevo voluto avvicinarmi alle radici e alla cappella, così, in caso di bisogno, anche "stesa", la mia pigrizia non avrebbe subito scomodi e lunghi tragitti ^_*.
Da allora ho sostituito questo giocattolo più di tre volte, comprato un portatile che tengo in camera da letto e lo smart, che mi consente di stare in rete h24. Ogni volta archiviavo, conservavo e ripartivo, intanto io cambiavo e cambiava anche il web.
Nascevano siti nuovi e mutava il tipo di comunicazione.
La ricerca di quanto sparito ultimamente, mi ha portato a scavare nell'animo di questa scatola, luoghi che erano archiviati e dimenticati.
Erano tempi in cui aprendo il pc, in automatico ero presente in msn, icq, in skype, e in myspace, ero avida, e curiosa, aperta ad ogni contatto.
Moltissimi finivano in lista nera dopo la prima battuta , con migliaia di altri si aveva un legame di "amici" che a volte scemava da solo dopo i primi sterili dialoghi, con altri è rimasto un legame duraturo e con pochi, adesso, amici anche nella vita reale. Poi c'erano le cast, dopo cena si andava in skype, dove chiunque poteva prenotare una stanza scegliendo un argomento, e passavano le notti in discussioni su costumi, società, sentimenti  in molti ci ritrovavamo conoscenti, ma c'erano anche i disturbatori, i troll, e quelli che il moderatore e titolare era costretto a mettere fuori dalla stanza.
Poco tempo fa avevo scritto un post ROSPI IN CHAT, che come altri non trovo più, era nato dal ricordo di un bellissimo libro sulla chat di Maria Rita Bovi, vecchia amica web,che allora abitava a Malaga, sempre in contatto e giorni fa mi inviava:

Grazie cara!
non so se hai letto questo articolo - tu sei stata in parte l´ispirazione per una prossima vita in Sicilia http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/01/londra-alicante-e-stoccolma-e-di-nuovo-londra-ma-mia-vecchiaia-vedo-in-sicilia/642044/

Sono troppe le cose che vorrei dire, e tante scaturite da contatti di cui non ricordo nulla, chi erano, che età avessero, dove abitavano, ma esistono qui, in questa scatoletta, e ciò che ho conservato è qualcosa che ha lasciato bellezza.
Segue una favola inviatami e questa è la realtà del web. ricordo le lunghe chat, lo scambio di racconti esperienze , le grandi risate, l'attesa per il gradevole appuntamento al pc, ma non so chi sia Valerio, e fra i vecchi contatti di space e messenger vi sono sette ragazzi con questo nome.


 C'era una volta una bimba molto intelligente e curiosa. 
La sera sognava di ballare e di essere una stella del teatro. 
Aveva un amico immaginario, che chiamava Dido, un gattone rosso striato, che la sera l'aiutava a dormire, facendo le fusa e dandole preziosi consigli su come affrontare le vicissitudini della vita. 
A scuola era dura, una bimba così carina agita il cuore di chi non ha la sua bellezza e talento. Così le compagne la mettevano all'angolo e a forza di pettegolezzi, anche i maschietti iniziarono a snobbarla. 
Quando il futuro nasconde una promessa il presente può essere crudele e invidioso, ma una bimba non può guardare lontano e trovare conforto. 
Allora c'era Dido, che ogni giorno diventava più reale e affettuoso. 
I suoi occhi erano pieni di ammirazione quando seguivano gli esercizi della bimba, la vedeva volare come una farfalla senza peso e capiva quanta dedizione si nascondesse dietro l'apparente facilità d'esecuzione. 
Ogni giorno Dido sentiva il suo corpo prendere forma, peso e spessore. Era l'amore della sua padroncina che nutriva la sua sostanza di sogno, trasformandola in materia. 
Mancava qualcosa, per superare la barriera della fantasia, ma Dido non sapeva ancora cosa, fino al giorno che vide la bimba tornare a casa distrutta e in lacrime. 
A scuola si era presentata una selezionatrice per l'accademia di danza classica e la bimba era andata all'audizione, dopo settimane di duro lavoro. Tutti gli astanti erano rimasti a bocca aperta nel vedere disegnare figure trasparenti come acqua pura, sul parquet della palestra. 
Ma la selezionatrice non aveva battuto ciglio e aveva scelto un'altra bimba, sebbene fosse di molto inferiore alla nostra eroina. 
La bimba non sapeva quali tattiche e raccomandazioni si nascondevano dietro quel rifiuto. Non è facile per un adulto essere estromesso per questioni di potere, ma per lei era un disastro irreparabile, un vero annullamento. 
Dido non l'aveva mai vista soffrire così tanto, non si dava pace, incapace di aiutarla sul serio, parlarle, spiegare che la figlia di un politico, anche se priva di ogni talento, ha dei privilegi, ma è il talento a nutrire l'arte. 
Alla fine capì: non poteva entrare nel mondo fisico della sua amica, perché una danzatrice racconta il sogno di un fiore a primavera, sfida gravità e struttura ossea per dipingere quanto il corpo degli altri neanche immagina. 
Era la bimba a dover entrare nel suo mondo di sogno, per aprire gli occhi alla verità e acquisire quella fiducia che sola ci aiuta nei momenti di sconforto. 
Dido si concentrò, penetrando le lacrime dell'amica e scorrendo lungo i loro fiumi di dolore. Risorse nel cuore di lei e diffuse un sorriso a cui la piccola non si poté sottrarre, stupefatta da quella misteriosa onda di gioia. 
Aprì gli occhi e non c'era più la sua stanza attorno, ma un'incredibile città, fatta di giardini, piccoli corsi d'acqua e alte torri dal profilo orientale. 
Accanto le stava Dido e la guardava come può solo un gatto che ama. 
«Dove siamo?», chiese.
«Dentro il tuo cuore», rispose il gatto. 
«Ma... la mia stanza?» 
No, non doveva pensare alla sua stanza, doveva guardare quelle creature trasparenti che volavano da una torre all'altra, posandosi sui fiori come api e tuffandosi nelle acque come gabbiani. 
La forma dei loro corpi era umana, ma la consistenza era pari a quella di certi animali che si trovano nelle profondità del mare: bolle di vetro colorato, morbidi al tatto, flessuose quanto forti. 
Fu allora che le creature, prima impegnate in acrobazie solitarie, si riunirono come uno stormo di rondini e formarono una corona davanti i suoi occhi. 
Il Sole, da dietro, trapassava la loro sostanza e formava un arcobaleno come la Terra non ha mai visto. 
Si fece avanti una creatura, la più delicata, percorsa dai riflessi di mille colori, gli occhi animati da una luce che la bimba, all'inizio, faticò a sostenere. 
Non disse nulla, distese la mano e, d'improvviso, la bimba si trovò a volare e a eseguire i movimenti più arditi, senza alcuno sforzo fisico o psichico. 
Le altre creature si unirono a lei in una danza incessante, pervasi dalla luce e resi ebbri da un fiume di musica che sgorgava dai loro corpi eterei e andava verso le cupole delle torri. 
Queste entravano in risonanza e producevano armonici tali da scuotere l'animo di un uomo stanco di vivere e lanciarlo in un tango sensuale e appassionato. 
Il pensiero del gatto passò nell'anima della bimba che si rese conto di aver penetrato l'essenza stessa dell'arte: trasformare il gesto in moto spirituale, trascendere il corpo e dare figura al sogno di un dio addormentato su un prato verde, illuminato da milioni di gocce di rugiada. 
Ora era tempo di concludere il viaggio, restava un solo adempimento. 
Volando la bimba chiuse gli occhi e, appena aperti, si trovò in un luogo diverso. 
Era una grotta illuminata da un grande fuoco posto al suo centro, i riflessi andavano a colpire diamanti e altri minerali dai colori accessi. 
Tutto l'ambiente era una tempesta di colore, roccia in fiamme, fumo agitato da spiriti che non conoscono il riposo. 
Non c'era da aver paura, la bimba, guardando negli occhi Dido, capì che si trattava di presenze sovrannaturali, ma amichevoli. 
Erano i custodi di quella forza alla quale abbiamo dato il nome di Vita, che solo una danza incessante può rappresentare. 
Stupefatta dal luogo e dai suoi abitanti, la bimba si accorse a stento di una figura femminile, assisa su un trono in un angolo della grotta. 
Non poté più distogliere lo sguardo da quella donna, maestosa, la pelle nerissima. La luce dei suoi occhi vinceva qualsiasi diamante e cambiava colore di continuo. 
La donna sorrise, in modo quasi impercettibile, ma tale da trasmettere un senso infinito di sicurezza alla bimba. 
Non c'era più traccia di dolore o frustrazione in lei, l'insuccesso di poche ore prima appariva vuoto di ogni significato. 
La donna, giovane e antica assieme, fece un breve cenno con la fronte e chiamò a sé i due visitatori. Il gatto e la bimba si avvicinarono. L'antica custode di ogni mistero, immerse le mani in un vaso colmo di acqua color miele e carezzò a lungo il volto della bimba. 
Durò tutto un attimo: il tempo, per la madre della piccola danzatrice, di cedere alla tentazione e correre a consolare la bimba, incapace a sopportarne il pianto. 
Si aspettava una scena di dolore, ma si dovette ricredere: la bimba volteggiava impegnata in esercizi da mozzare il fiato, con un'ombra d'incanto a volare sui suoi occhi. 
Sul letto giaceva sornione un grosso gatto rosso.
Notte VALERIO

OMOLOGAZIONE

Omologazione l’ho amata anche io, in maniera feroce ed incondizionata, al punto da far mia la rabbia di vederla sparire e riapparire, di vederne abbassato il livello nel frastagliamento o sporcarne una logica di vita idee e linearità di pensiero inserendo post a dedica, che per quanto rivolti a blogger meritevoli, inficiavano la bellezza di un idea, di una sicilianità di una storia o di luoghi solo tuoi e dei tuoi ricordi.
Il mio senso di giustizia, e il mio grande rispetto, non à stato compreso o peggio traghettato verso sentimenti di invidia e gelosia che sconosco.
Sono felice di un rientro di omologazione che mi farà compagnia , la sera, momento che si riserva alle scelte di lettura ed ai classici.
Riporto la frase del blogger, precedente a questa data
L'ostacolo maggiore è il galateo da rete e le dinamiche con cui si è costretti a gestire la vita virtuale all'interno dei blog: un ostacolo insormontabile per un uomo col mio carattere.
Questo è un post che avevo pubblicato nel 2015, credo sia il caso di rimetterlo in rete, a testimonianza del mio pensiero.

Come vedete, non ci sono commenti, cosa che trovo cosa giusta e di buon gusto.

13 ago 2017

SFIOCCARE PENSIERI

FotoStrega stamani  poco dopo il sorgere del sole.
Loro vanno ancora al mare e fanno i bagni, 
A lidi chiusi, si danno appuntamento sulla spiaggia in dirittura di casa mia, dove anch'io ero solita andare.
Il pranzo? un grappolo d'una, due crekers, e poca acqua. 
Dopo il raggio verde e quando la luce abbandonava l'oggetto del desiderio momentaneo, impedendomene la lettura, tornavo a casa. 
Fra loro c'è chi fa il bagno da sempre fino ai giorni della Fiera che, dal 1850 il 14 e 15 Novembre, chiude il ciclo fieristico annuale.
Dell'evento storico della cittadina che mi ospita, parlerò in quella data.
Sono passati appena 2 anni da quando il pesce che ero si è trasformato in gatto, e fa le fusa fra i suoi libri, le ceste ricolme di gomitoli colorati, mirabili scatole della collezione di antichi merletti impalpabili, fragili e di fidati odori, profumo di oggetti inutili di un tempo, illusioni di un  filo d'oro col passato, di origini e "propria" matrice culturale. 
Lo so che da maggio non ho frequentato, ma sono andata nei due luoghi del cuore , in essi il mio sguardo si posa su ciò che amo, mi sono recata molte volte dall'oculista e in ospedale, ho letto tanto e completato una miriade di lavori, e ho esercitato positività sulle mie piante.
Anche oggi ho detto no ad un invito, ma da tempo al rientro a casa, pesa la sensazione di aver rubato qualcosa ai miei desideri.
Non si può parlare di politica religione e soldi, resta il conosciuto da decenni, le stesse barzellette, gli stessi commenti, tutto respirato, e diventa visto udito sentito ed anche predetto. 
Non mi dicono nulla, ed dentro me sorrido, al pensiero che mi vedano depressa, forse mi manca ferro? allora regalano fegato e vino...;-)
Parlo di tralci di lavanda da mettere in bagno per un secchio comprato a Roma in primavera, e la lavanda arriva ed anche in grande abbondanza.
 
La mia sponsor ufficiale, stamani mi ha chiamata e mi ha detto, "se ti sembra banale venire a Catania da me o da tuo figlio, ma perchè non parti? è la prima volta che sei ferma per più di cinque mesi? qualcosa non va?"
E' male non fare pesare a nessuno che sono trascorsi soltanto 20 gg dal secondo intervento ? che debbo attendere un mese, altra visita, e poi di nuovo libertà.
Libertà di andare a trovare amiche ed amici nuovi, che possano arricchirmi con la meraviglia del non conosciuto? Ma anche l'opposta libertà di intrattenere contatti virtuali, decisamente da non conoscere nel reale e lasciare che la mente voli a mo' di medicina dell'anima.
E poi si vive di miracoli dove vi è il ragazzo incantato dal vento e la donna della solitudine e ricamo e le congiunture esterne che ti fanno credere come immortale ed in uno stato superiore.
Inevitabile che in questo star bene, troppo bene,  cominci a serpeggiare  e lampeggiare la velleità di esprimermi diversamente dagli altri.
Indifferenza? superiorità? distacco? no niente di tutto ciò, la stagione, e non solo quella climatica, clemente mi consente di pensare che 
C'è un solo tipo di successo: quello di far della propria vita ciò che si desidera.