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29 ago 2017

Sonata Amorosa Per Diavoli Soli 2

Non sono di parte nel riprendere il mio dire sulla Sonata amorosa per diavoli soli, si, voglio molto bene a Gaetano, di quegli affetti che appartengono ai ricordi di infanzia,  la cui l'amicizia sarebbe nata anche da una conoscenza avvenuta nella maturità.( cosa molto rara)
" Sullo sfondo di una Sicilia settecentesca popolata la nobili e briganti, ciarlatani e gentildonne, lacchè e carrozze, locande malfamate e palazzi principeschi, si narra di storie talvolta burlesche,  altre volte amare e tragiche,  o più semplicemente malinconiche. Sette metafore dell'esistenza umana dove, sulle vicende dei protagonisti il grande orgoglio del destino miove, in modo inesorabile, i suoi fatali meccanismi, e la solitudine regna sovrana."
Trovo fra le pagine di questa Ballata tutta l'eleganza di uno spirito nuovo, ma con profonde radici nella conoscenza del nostro antico, vi è una Sicilia nordica nel clima, nei comportamenti, vi è quella Sicilia da cui è nato il concetto di Italia.
Vi è erotismo e sensualità proprio della passione di questa calda terra, senza una parola di disturbo, senza superflue volgarità scritte,  donando alla mente la più fervida immaginazione nel rispetto del pudore altrui.
" La stanza rimase rischiarata soltanto dal fuoco del camino e i suoi occhi scintillavano nell'ombra come quelli di un gatto; quindi si avvicinò a me sussurrandomi all'orecchio oscure parole, e, prima di abbandonarsi fra le mie braccia, con un ultimo gesto impudente slacciò il suo lungo vestito...
"ti verrò a prendere domani sera" mi disse dopo essersi rivestita.
"dove andiamo?" chiesi io
"ti porterò ad incontrare il diavolo" mi rispose uscendo dalla porta."

Qui di seguito una pagina di quasi inizio della Ballata, dove fra profonda conoscenza  di luoghi e  persone  si viene condotti in un mondo in cui, chi respira questa "aria", riconosce  anche se l'eleganza della mente  "mente" a volte su nomi e luoghi.
Si era giunti nell'ora in cui
i deboli raggi del sole morivano all'orizzonte
e le ombre dell'oscurità si allungano
nelle strade e fra i vicoli.
L'ora fatale in cui tutti in città
si preparano a vivere andando incontro alla notte
misteriosa e solenne.
Nelle loro stanze le dame ingioiellate
si davano l'ultimo tocco di cipria,
i cicisbei spargevano polvere di
riso sulle loro parrucche
I nobili indossavano i costumi
e le maschere per il gran ballo....

Lascio qui : ieri sera lo ho riletto a distanza di 2 anni, confermo e rafforzo la mia idea di un autore, schivo , ma che merita ampiamente di far parte di quanti hanno con più fama scritto ed amato questi luoghi.

 Oggi 29 Agosto... Ci sentiamo spesso ed è stato lui ad accompagnarmi in questa città pietrosa quando feci il trasloco, da pochi anni ha ripreso il pianoforte ( e compone) e giorni fa mi disse, che è quasi ultimato il suo nuovo libro... il cui titolo mi piace forse più del ragionevole, ma associo alla figura del barone Gaetano Ciuppa, a questo suo vivere in altra epoca e da gentiluomo di campagna  il futuro: BARONI, MONSIGNORI E MALANDRINI

SONATA AMOROSA PER DIAVOLI SOLI


Cominciano i caldi pomeriggi assolati e silenziosi, il mare è una tavola e le isole si confondono con il celeste del cielo, io mi sento languidamente pigra e comincio fin da adesso a preparare il mio spirito per l'uscita di questa sera, vado a cena con una amica e il figlio.
Ero ragazzina quattordici , quindici anni, amica di una signora che mi affascinava, lei veniva dal "continente" era stata la prima ballerina dell'Operà di Roma, si era innamorata ed aveva sposato un nobiluomo del luogo, figlio di amici di famiglia. 
Le coetanee e la gente del posto non mi davano stimoli,  lei parlava di mondi magici, di una Roma della Dolce vita, parlava di moda, era amica di un mito : il primo couturier di allora Roberto Capucci, che un'estate ci fece l'onore della sua compagnia.
Insomma aveva interessi e modi lontani dall'ambiente di provincia, dove il giornalaio sconosceva anche il Vogue, ed io, emulando lei, mi abbonai.
In salotto, i suoi due bimbi sul tappeto a giocare ed io e lei, a  parlare.... parlare.... parlare.
Gaetano era un bimbetto ed io una signorinella, poco da dirci,  anzi nulla. 
Poi la vita mi ha portato lontano, l'università, il lavoro e con la madre tanti contatti e pochi incontri.
Non abitavo più qui, ma non mancavano di invitarmi ad ogni evento, anche se ero a Milano qualcuno chiamava e mi diceva, dai prendi un aereo e stasera sei dei nostri.
Il primo ricordo che ho di Gaetano non più bimbo è quello di una terrazza in una vecchia villa dell'800,di miei parenti,  sotto di noi la cittadina, con un panorama mozzafiato sul Capo, le isole, e le luci lontane e mentre parlavocon i molti che non vedevo da tempo, un ragazzo magro alto, bruno, abbronzatissimo, veramente bello, aspettava che finissi per abbracciarmi con tanto affetto.
Chi sei? Sono Gaetano, mi sono laureato e abito a Roma, ah... si la bella villa di mamma , no  li ci sta sempre Corrado ( Il presentatore), io sto......
Adesso abitiamo entrambi di nuovo in paese, lui in una vecchia villa di famiglia che da nome alla contrada ed è il perfetto elegantissimo gentiluomo di campagna.
Ha pubblicato il romanzo storico " Il passeggero del brigantino inglese" e con il racconto inedito Il Marsala di Nelson, ha vinto il premio letterario Carlo Pellegrino 2001.
Adesso è tardi e al ritorno  voglio scrivere della SONATA AMOROSA PER DIAVOLI SOLI, edito nel 2008, di cui ho due copie,  lo ho costretto a regalarmi la seconda poichè la dedica fatta nella prima era troppo "scherzereccia"... e nel tempo gli oggetti hanno percorsi sconosciuti ai posteri....

3 ago 2017

LIBRO COMPLICE VERO

Foto StregaBugiarda
Abitare, ma anche coabitare è un’arte… ho costruito questa casa per gioco, un clik curioso di parole impresse e di vicini di casa selezionati, un bel quartiere. E sono venuta ad abitarla in compagnia, come si faceva nelle case “di villeggiatura”. La si riunivano i familiari, quelli lontani e quelli vicini ma separati da altre vite, erano tempi di lunghe estati e famiglie numerose, oggi sono solo allargate, ma questa era una casa speciale, era abitata da due universi, la terra e dalla metà del cielo…cielo irreale, apparso come infinito che nella ricerca di se stesso è andato rarefatto, evaporato in nubi impermanenti …che il vento ha sfioccato.
Ora sono da sola, non ho finito di arredarla, non so come fare, avevo preso “rifugio” nel vento, ma è andato via, nel sole, ma le nubi lo hanno coperto, nel mare, ma posso solo guardarlo da lontano…. Adesso io ho una nuova casa, bella, e non vi metto mano da un po'; bella per il sole che prende ed il terrazzo tutto ingombro, e perché da qui si può vedere tutta la città.
La sera al tramonto la città sembra una lontana battaglia. 
Amo la mia casa perché è bella e silenziosa e forte, ma qui sembra d'aver un’altra casa, e nella vita un’altra vita, eterna.
Poggio con amore gli oggetti del desiderio, che mi permettono di entrare in una dimensione senza tempo, curiosa per i sentimenti che contengono, per i volti ed i caratteri umani e grafici che accompagnano la nostra vita dal primo disegno fino a diventare pian piano il segno che fissa un'idea, tramanda la storia... e accarezzo la goffrata, la naturale, la vellutata, la pergamenata, la vergata, la marcata, l'ecologica,


Passano le ore ed io non ho finito... ma di questa sistemazione e di tali curiosità non finirò mai e cerco nelle pagine il perché, il perché di questa solitudine, sarà pur scritto da qualche parte... so che essi contengono ogni risposta, troverò, ho fiducia e posseggo il tempo.

24 giu 2017

Vivere fra le mie cose

Ho fatto i conti, da settembre del 2010 ad oggi, sono stata a casa saltuariamente per cinque mesi.
Adesso basta, voglio stare con me, con le mie cose.
Rientrata a pochi giorni dalla Pasqua ho dovuto barcamenarmi, cercando scuse per quanti non si persuadono del perchè desideri stare da sola.
Non è facile spiegare che tutti siamo soli, nel nostro sentire, Le nostre emozioni i desideri appartengono al proprio background, unico, che ha formato grandi pieghe e piaghe,  ed ha eroso col tempo la nostra corteccia, modellando forme diverse, così come il vento modella nubi e macigni regalando oniriche visioni.
La compagnia è cosa diversa, e di essa ne abbiamo tutti, tanta e troppa.
La solitudine e il silenzio sono la mia medicina, una supposta di energia naturale di cui ho bisogno sempre più spesso, insieme alla pillola del bello, che, più inutile è, più  appare bello, stanca di scambiarlo con l'utilità.
Solitudine e silenzio evitano lo stordimento, aiutano a ritrovare se stessi.
Il mio silenzio è un silenzio musicale e fin dall'alba è la chill-out di Vargo, Andrew Berstein, Nova Nova, Full Flava e tanti altri a fare da sottofondo al mio vivere con lentezza.
Dovevo urgentemente riprovare l'eros del polveroso odore di carta e cuoio dei miei libri...il profumo di cassa  e lavanda di merletti, pezze e ricami che mai vorrò completare progettando esasperatamente e con ansia un  futuro senza un fine, una fine.
Ho riguardato riviste di 100 anni fa...per il gusto di sistemare ciò che già era a posto, ed ammirarne le copertine. Erano tempi in cui si cercava il meglio, si faceva il meglio, Giannino Grossi, Ventimiglia, Mauri sono alcuni fra i disegnatori delle copertine, ho riguardato con rispetto e amore una vecchia scatola con centinaia di cartoline da fine '800 agli anni 50 indirizzate a giganti di poesia, di mistero, di botanica, o letto con sacralità scritti e appunti inediti di Lucio Piccolo, fogli, un vecchio blocco note, carta protocollo con quella grafia propria dell'artista, nervosa, impaziente ma leggibbile e scorrevole, a volte, infantile.
Io lo ricordo mentre parlavamo, scattava dalla sedia e si estraniava con l'urgente bisogno di fissare un pensiero una immagine, e ho letto e riletto dei blog, altrettanto ben scritti ed ho pianto, di un pianto strano, come quando ascolto Tenco e "lontano lontano" nelle "periferie" del tempo, provo nostalgia, struggimento, rimpianto, amore, ma non vedo lo sguardo, le mani, non so dare un volto, non una situazione, non un ricordo preciso e trovo un dolore intimo di ciò che è stato ma non  vissuto.
Sono lenta, volutamente mi attardo in tutto , e girando fra i blog, percepisco la fretta, l'esigenza di esprimere come schegge i propri pensieri, e non trovo eros letterario nel non godere della parola, che si presta a mille inganni, e come tale può invitare a magnifici e piacevolissimi sofismi. 
Seguo e compro, seguendo un cammino editoriale del "ci sono anche io", quanto è segnalato e trovo all'apice delle vendite libri che nulla hanno di letterario.
Fanno bene gli inglesi ad evitare acquisti mediocri, e a ritornare ai classici della letteratura, quelli che letti da giovani hanno lasciato un segno, formato un carattere, stimolato curiosità, acceso un faro per iniziare un cammino?
Guardo quanto ho da leggere e non solo di classici, critici e storici ma anche tante riviste ... e il tempo incredibilmente breve che mi rimane mi angoscia.
E sono un bluff, dichirandomi possidente, capitale : IL TEMPO.

15 mag 2017

Il piacere di pensare


Eccomi quì, con l'allegria dei bimbi il primo giorno di scuola, con la curiosità di una scimmia dispettosa e simpatica, con la voglia di partecipare, condividere, esternare, ciò che penso.



Così, titubante su quello che desidero scrivere, preoccupata di tutte quelle persone che (incontrate navigando) rifiutano quello che è "serio..." mi accingevo a scrivere qualcosa di allegro che però, al momento, è lontano da me.



Rifletto.... perchè sono quì?, per cercare consensi?, per essere condivisa e risultare simpatica? oppure per un profondo bisogno di comunicare.... ed essere me stessa con il mio cuore pulito e con l'ingenuità di un fanciullo? Per cui dicano pure.... !!!

Quanto sono fortunata rispetto a chi mi ha preceduto, ci ha preceduto.

Posseggo questa fantastica macchina che mi apre il mondo,(la guardo con rispetto e timore come ciò che non si capisce fino in fondo), che è al mio servizio, come una lampada di Aladino.... Un "desiderio" e si aprono tante finestre da perdersi in un labirinto, che accresce sapere, ma anche curiosità, come scatole cinesi infinite....

Una volta, nei momenti di solitudine o incomprensione, prendevo un libro mi chiudevo in camera, sceglievo la lettura più adatta al mio stato d'animo, e ... leggevo.

Leggevo?, pensavo di leggere!... se il mio malessere era intenso, mi accorgevo, dopo un po' che la mia mente, non aveva ricevuto nulla.

Se mi avvicino a questo servitore non riesco ad assentarmi.... è un dipendente molto esigente, mette in moto le mie mani...e non posso distrarmi e sbagliare, mi fa sentire le sue emozioni con musica che non ha limiti di tempi e di luoghi, mi catapulta in salotti dove nessuno pensa che dietro a questo monitor ci sia io, con il mio background, unico, come del resto è unico quello di tutti, e mentre parlo, leggo, cerco di comunicare con un mondo reale che pretende di spendersi in maniera virtuale, c'è chi mi tende una mano....e mi salva...con un CIAO.

Sembra un paradosso, ma questo mezzo mi ha regalato sì il piacere di pensare, mi ha "dato" compagnia, la possibilità di conoscere tanta di quella gente che ci vorrebbero 10 vite.... ma mi ha restituito anche il "piacere di leggere" non come un rifugio a cui avvicinarsi nei momenti di solitudine o di "paturnie" ma come libera scelta dando così un ruolo ad ogni cosa.

Mi sono persa .... in mille pensieri.... ma anche questo è un modo per celebrare ... i piaceri del pensiero, la passione delle idee, l'erotismo della mente.

23 lug 2014

Avventura nel primo secolo

"Avventura nel primo secolo" finito di rileggerlo la scorsa notte, a volte mi prende il desiderio di libri che hanno lasciato un buon ricordo, e questo di Paolo Monelli per me è stata una folgorazione allora, ed un piacere rinnovato adesso.
Monelli una sera del 1954,  riceve la visita di un incaricato della sezione UDU (ufficio dei desideri umani.) per consentirgli di realizzare il desiderio di fare un viaggio nel tempo e di vivere nella Roma dei Cesari.
 Egli non potrà modificare nulla, non potrà incidere sui fatti storici,né comunicare future invenzioni ai suoi concittadini, e il suo spirito prenderà posto nel corpo di un bimbo appartenente alla gens valeria. 
IL racconto pieno di simpatici aneddoti ha una grande valenza storica, e porta anche chi lo legge alla conoscenza di una quarantina d'anni, coinvolgenti per la precisione e la ricostruzione ambientale .
Lui , Publius Valerius Monellus ci fa assistere dagli ultimi anni del governo di Augusto fino alla prudente politica estera di Tiberio, ci porta a Capri, a Baia, in Egitto in Siria, a Petra, fino alla conoscenza di Plinio il vecchio, sempre in compagnia del suo taccuino, al quale predice inutilmente la morte investito dalla tremenda nube di gas del Vesuvio.
Impossibile qui dire i riferimenti storici quelli mitologici e le considerazioni su i personaggi ed i luoghi dell'epoca. Riporto un brano tanto per farvi capire quanto vasti siano gli orizzonti descritti: "Sapevo che Hostia frequentava... Ovidio Nasone che avevo visto più volte dal libraio, presso il termopolio del portico di Nettuno, ospite onorando. Ogni volta che lo vedevo pensavo ad un misto di Cardarelli e di Bacchelli, un Cardarelli per la piega amara delle labbra, per il gesto ammonitore, col dito alzato, con cui attirava l'attenzione con quello che stava per dire, un Bacchelli per la maestà dell'incedere e le floride pieghe della pelle sulle guance, e l'aspetto di uomo fortunato, che se la faceva bene, amico dei potenti, vezzeggiato dalle donne".
 Poi ci sono le notti romane, delle matrone ma anche di Julia, nipote dell'imperatore che si racconta, e pare risponda al vero, che una sola notte infilò nel braccio della statua del nonno bel tredici corone d'alloro, tante quanti i centurioni che avevano acconsentito a soddisfarne le  sue voglie. 
Adesso con il sapore di aver vissuto 20 secoli addietro, con il ripasso della mitologia, della storia e dei sentimenti dell'epoca mi chiedo:
Che interesse può avere per un lettore una storia vecchia di duemila anni?Che segni di vita possono arrivare da un passato di 20 secoli ?Shakespeare  nella Tempesta ci avverte
“il passato è soltanto un prologo” 
il prologo della nostra vita, alla quale tutto ciò che la precede appartiene come parte indistruttibile dell’esistenza, Cesare, Antonio, Annibale. Costantino, Alessandro, e tutti gli altri anche sconosciuti siamo noi, la loro storia è la nostra storia.
Il ricordo che riusciamo a decifrarne è in sostanza il ricordo di noi stessi.
Ed è inutile obiettare che 20 secoli sono un abisso così profondo da non poter scendervi dentro. 
Ogni 100 anni si succedono tre generazioni, il mio nonno era nato nel 1861, insieme al regno d’Italia e da bimba raccontava quello che aveva sentito dal suo nonno su i Francesi ed i Borboni… l'altro nonno raccontava di quando suo padre piantò in giardino  al passaggio di Garibaldi la palma che ancora c'è.
Un filo ininterrotto dal settecento fino a me. Con questa cadenza di vita  sessanta nonni ci dividono da Annibbale o Cesare. 
Sessanta nonni soltanto. 
E che dire dei luoghi spettatori impassibili e fedeli del passato, testimoni che attendono solo di essere interrogati? Basta saper guardare e Cartagine diventa viva.Cesare e Annibbale  contemporanei nei nostri ricordi, uomini come noi che vivevano di pane, provavano desideri, assaporavano dolori, avevano bisogno di amici.