4 ago 2017

Afrodite, le facce dell'amore

2016, l'estate è cominciata tardi, ed è finita presto.
I progetti erano ancora la costiera e l'isola del lusso ma anche dell'amore. 
Riposo , dieta drastica e fermo di carburante, il mio, quello estivo evocatore di profumi e suoni di giovani anni : Il Negroni. Dopo Ischia e Pozzuoli un po di fermo biologico fino al 4 di settembre, e dato che non si può sempre passeggiare, fare shopping, ricamare, cucire (niente lavori di casa o cucinare, non fanno per me!) sto in giro per internet, non mi faccio mancare Pinterest con  i progetti e i desideri che  da esso nascono, e poi vengo a trovarvi, ognuno di voi con la vostra unicità mi regala qualcosa, oltre al fatto che mi innamoro spesso di letture coinvolgenti ed interessanti. 
Dal momento che oggi mi sento, lenta, languida, nostalgica parlo di Afrodite, lei si che se ne intendeva di amore e di amori. Sono nella casa di Potenza, tappezzata di libri, ma mancano i miei libri, e non ho trovato nulla sulla mitologia, spero di ricordare gli intrighi e se la memoria mi inganna mi perdonerete.


 AFRODITE

I miti dell'Antica Grecia, appartengono in massima parte a storie di Dei e Semidei, che abitavano nell'Olimpo. Ma non mancavano gli dei degli inferi, degli abissi marini, quelli che vivevano nei luoghi di guerra o dove si esigeva la loro presenza. 
Erano degli dei libertini, bugiardelli, interessati  e con le loro diavolerie, tradivano e ingannavano, facevano l'amore con gli uomini, e così nascevano i semidei.
Io non sono abbastanza disinibita,  e adesso basterebbe una parola di cinque lettere; cercherò di riferire con garbo la storia della dea dell'amore.
Ciò detto, il giorno che Crono, (figlio di Urano) evirò suo padre e gettò in mare il divino attributo, quest'ultimo si coprì di afros, che in greco vuol dire spuma, fino a mutarsi nella bella Afrodite. 
Mentre Esiodo racconta la cosa in modo crudo, Botticelli dipinge la nascita della bella Venere (Afrodite) non con un attributo di due metri, (gli sarebbe stato impossibile in pieno '400), per giunta sballottato dalle onde, bensì immortalò la dea della bellezza servendosi di una conchiglia più adatta a farle da piedistallo.
Afrodite era alquanto snob, approdata in una isola che reputò troppo piccola, si spostò a Cipro.
Usci dalle acque completamente nuda, la cosa scandalizzò la Titanessa Temi che mando subito le ORE in modo che la coprissero.
Ma la bella fanciulla nata dal.... divino membro, non restò a lungo da sola, arrivarono immediatamente  Eros e Desiderio che, aiutati da cinguettii di uccellini, e colombe in amore, le insegnarono l'abbicci della seduzione.
Con l'arrivo di Afrodite sulla terra cambiarono le abitudini e dove c'era guerra ci fu amore.
Omero nell'Inno ad Afrodite racconta che le andavano dietro le belve feroci, , lei gioiva e versava nel loro petto il desiderio in modo da farli giacere a coppie.
Un giorno Afrodite entrò in un tempio e le Grazie le cosparsero il corpo di un unguento dolce, profumato, divino con cui gli Dei diventavano immortali.
Ma la cosa più importante fu la cintura , una fascia di seta intessuta con i colori della seduzione, e il mito racconta che chiunque vi posasse su lo sguardo si innamorava perdutamente.
Un po' per la cintura, un po' perché doveva essere un bel pezzo di figliuola, il suo potere su uomini e donne divenne immenso.
Solo tre furono le Dee che resistettero:
Atena perchè era frigida.
Artemide perché volutamente vergine
Estia perchè aveva troppo da fare con i lavori di casa, e non perdeva tempo a pensare a certe cose.( da qui nasce l'immaginario collettivo della casalinga indesiderabile? )
Tutti gli altri appena la guardavano perdevano la testa e per primo Zeus il signore dell'Olimpo.
Omero, nel suo Inno ad Afrodite, scrive di Zeus che comanda tutti e crea con la sua ira il fulmine, ma quando "Afrodite decide"  riesce a rubare il buon senso perfino al Dio degli Dei, convinse Zeus ad unirsi ai mortali, e lo indusse a dimenticarsi di ERA, sua sposa e sorella.
Zeus, svanito l'annebbiamento, volle vendicarsi e fece perdere la testa alla bella Afrodite per un comune mortale Anchise, padre di Enea.
La Dea,  presa da dolce desiderio si presentò nuda ad Anchise, quest'ultimo vide stagliarsi la silhouette al chiarore lunare e la trascino dentro. Afrodite lo mise in guardia ma lui non volle sentire ragioni, e si disse disposto a morire anche giacendo insieme a lei.
Afrodite infatti, dopo l'amore, uccideva tutti e, a cose fatte, gli rivelò chi fosse.
Anchise terrorizzato, la prego di risparmiarlo. e lei, nel dirgli che dal loro incontro sarebbe nato un bimbo destinato alla fama nel mondo, decise di risparmialo a condizione che non raccontasse mai che erano stati insieme.
Ma Anchise, pur se futuro re dei Dardani, ragionando solo con l'attributo, non riuscì contrariamente al detto "il gentiluomo gode e tace", a tenere il segreto.
Una sera, in una taverna insieme ad amici, senti qualcuno vantarsi di aver fatto l'amore con una ragazza più bella e brava di Afrodite, Anchise senza pensarci due volte rispose, .
" Ho fatto l'amore con entrambe, e ti assicuro che non c'è paragone" 
Zeus si arrabbiò, non so se per invidia, e gli inviò un fulmine, mentre Afrodite, perdonata la sbruffonata, si pose davanti ad Anchise che fu colpito solo di striscio. Lasciandolo piegato in due. 
Sarà per questo che nella fuga da Troia, vinta ed in fiamme, Omero parla di Enea che fugge portando sulle spalle il padre Anchise e i Sacri Penati?
Ora, tirando le somme e conoscendo l'albero genealogico di Afrodite, penso che quest'ultima diretta discendente di un membro che non dice mai di no,  anche lei, tale padre tale figlia, non sapeva dire di no!
Andando indietro negli anni, cerco di ricordare dal mio periodo di infatuazione mitologica alcuni partner:
EFESO che la volle sposare per forza pur sapendo delle sue continue infedeltà. (categoria cornuti contenti).
ARES il dio del membro eretto. Padre di Armonia, di Phobos, la paura, di Deimos il terrore.
ERMES, con il quale ebbe un solo figlio, metà uomo e metà donna, per l'appunto chiamato Ermafrodito.
POSEIDONE da cui ebbe Rodo ed Erofilo.
DIONISIO con il quale ebbe il famoso Priapo un neonato dotato di enormi genitali , e poi si accoppio con Adone, con Bute l'Argonauta e su ciascuno vi sono tantissimi aneddoti, storie intricate di gelosie e ripicche.
Afrodite ha tanti nomi, per l'amore celeste Urania, per quello volgare Afrodite Pandemia, inoltre Kalligogluteos,  che gli antichi romani, traducevano rivolti alle matrone con CULI BONA,  la meretrice Afrodite Porne, l'empia ANOSIA,  e la mangiatrice di uomini Androphonos, e poi la tessitrice di inganni, la bella che ritarda la vecchiaia... etc etc.
Conclusione, eliminando il grande amore che abbiamo dentro di noi, per il mondo, per la natura, per i nostri pelosetti l'amore quello di cui sentiamo il bisogno perchè siamo nati per non stare da soli, quale è? dove è? che cos'è?

3 ago 2017

Nostalgia, sale della vita

Scrivo per me e per chi si sente uno sconfitto a provare nostalgia.
Parlo ... di tempi lontani e affiorano ricordi, meravigliose nostalgie di nulla cariche di emozioni, non un volto, non un episodio ma pura nostalgia, anche di questo attimo.
E un sentimento languido, difficile da spiegare logicamente agli altri, e addirittura, anche a noi stessi.
La nostalgia non è il rimpianto di qualcosa o qualcuno.
La nostalgia è più vaga, più sottile:  se fosse uno strumento sarebbe una fisarmonica suonata in lontananza, che propone motivi senza un titolo, già ascoltati, ma chissà dove e quando.
Istintivamente se si chiede chi prova nostalgia, si risponde: gli anziani, chi è lontano da casa, chi è dovuto partire o ha cambiato vita.
Ma non è così, la nostalgia la proviamo un po' tutti e a tutte le età.
E' come se questo languire dello spirito facesse parte dell'essere umano.
Batte il cuore, respirano i polmoni, ci sussurra parole  impercettibili la nostalgia.

Ma molti non la sopportano e non la ammettono.
La considerano un sentimento superfluo, una retromarcia mentale che fa perdere colpi e lucidità nei confronti del presente.
Eppure il sale della vita è molto attento alle persone che provano nostalgia, perchè di certo sono le più delicate d'animo.
Se sei una persona sensibile la nostalgia comincia a consumarti da ragazzo, senza un passato alle spalle:
senti che il mondo potrebbe essere migliore, che la gente non ha tempo per guardare le stelle, che se provi un affetto vero vieni spesso frainteso.
E così la nostalgia diventa una compagna discreta del tuo viaggio e se stai attento, il nostalgico d'animo lo riconosci fra mille individui.
Tra mille lui salta fuori con una frase, un gesto, un sospiro, controcorrente.
Solo con gli anni questo sentimento comincia a popolarsi di nomi luoghi, di volti, e si ha nostalgia di un amore, di un periodo,  di una vacanza magari di una casa bianca in riva al mare, mai avuta o mai vista.

E allora speri che chi ti sta vicino entri nel labirinto della tua mente.
D'altronde a chi potresti raccontare che la fisarmonica della nostalgia ha cominciato a suonare  dentro di te fin dall'età della ragione?
E perfino certi animali portano negli occhi l'ombra della nostalgia.
A chi non sente la nostalgia come un peso, ma come una ricchezza dell'animo io offro una viola tricolor, una viola del pensiero.
Era il fiore preferito da Napoleone, eroe nostalgico per eccellenza.
 E' il simbolo di chi ama ricordare, ma non rinuncia a sperare!
Da domani una botta di nostalgia, non malinconia, ma il bisogno di quei glicini che a primavera si arrampicano fino al quinto piano, di quei portoni che, se sbirci dentro, rigenerano i sensi con gli occhi ed il profumo del verde.
Ho nostalgia di chi con la sua cultura e interessi nelle mie domeniche libere mi faceva scoprire borghi medievali, antiche abbazie, chiese romaniche e la quiete del lago, per finire in canti nelle vecchie trattorie sui navigli.
Lui è li, sempre libero per me, per riprendere le nostre uscite, e ritornare a sentirci giovani e liberi, come quando chi avevamo scelto per accompagnarci nel cammino della vita restava in casa per stanchezza o mal di testa.
Non è più il posto da bere di allora, e sono preparata al nuovo ma spero sempre che in quella strada che si anima dopo le 23, ci sia ancora il signore con la chioma bianca, la vecchia bicicletta e il suo panchetto, per dirmi ancora che la mia vita è e sarà sempre bella e speciale.

LIBRO COMPLICE VERO

Foto StregaBugiarda
Abitare, ma anche coabitare è un’arte… ho costruito questa casa per gioco, un clik curioso di parole impresse e di vicini di casa selezionati, un bel quartiere. E sono venuta ad abitarla in compagnia, come si faceva nelle case “di villeggiatura”. La si riunivano i familiari, quelli lontani e quelli vicini ma separati da altre vite, erano tempi di lunghe estati e famiglie numerose, oggi sono solo allargate, ma questa era una casa speciale, era abitata da due universi, la terra e dalla metà del cielo…cielo irreale, apparso come infinito che nella ricerca di se stesso è andato rarefatto, evaporato in nubi impermanenti …che il vento ha sfioccato.
Ora sono da sola, non ho finito di arredarla, non so come fare, avevo preso “rifugio” nel vento, ma è andato via, nel sole, ma le nubi lo hanno coperto, nel mare, ma posso solo guardarlo da lontano…. Adesso io ho una nuova casa, bella, e non vi metto mano da un po'; bella per il sole che prende ed il terrazzo tutto ingombro, e perché da qui si può vedere tutta la città.
La sera al tramonto la città sembra una lontana battaglia. 
Amo la mia casa perché è bella e silenziosa e forte, ma qui sembra d'aver un’altra casa, e nella vita un’altra vita, eterna.
Poggio con amore gli oggetti del desiderio, che mi permettono di entrare in una dimensione senza tempo, curiosa per i sentimenti che contengono, per i volti ed i caratteri umani e grafici che accompagnano la nostra vita dal primo disegno fino a diventare pian piano il segno che fissa un'idea, tramanda la storia... e accarezzo la goffrata, la naturale, la vellutata, la pergamenata, la vergata, la marcata, l'ecologica,


Passano le ore ed io non ho finito... ma di questa sistemazione e di tali curiosità non finirò mai e cerco nelle pagine il perché, il perché di questa solitudine, sarà pur scritto da qualche parte... so che essi contengono ogni risposta, troverò, ho fiducia e posseggo il tempo.

2 ago 2017

I bracieri

Non è vero che non ci sono, ci sono e vi seguo, ammiro e leggo con interesse, mi perdo fra le vostre pagine e apprezzo la vostra costanza. Sono inquieta e ancora non ho deciso quale è la mia strada, anche se sono consapevole che può finire da un momento all'altro, il solo pensiero di fermarmi e di non progettare e non più programmare mi gela il sangue.
Adesso i miei capelli sono bianco perla Chanel, in questi mesi ho fatto molti spostamenti ed ho avuto modo di apprezzare quanto una testa canuta sia comoda in viaggio,  in un'epoca in cui nelle stazioni per accaparrarsi un carrello libero si potrebbe uccidere.
Un acquazzone e l'incertezza di andare...
Poi la strada coinvolge e la mia terra e sempre nuova e stupenda.
Avevo dimenticato i colori di Palermo nei giorni scorsi era bellissima, carica di quella nostalgica atmosfera che mi accompagna fin da ragazza.
Sono tornata a Palazzo Mirto,questa volta ho girato fra le stanze in compagnia della sopraintendente di Palermo, io con i miei ricordi di bimba, quando il museo di adesso era una semplice abitazione, e lei facendomi edotta di tutto il lavoro, la catalogazione e la sistemazione di quanto trovato in questa antica dimora, dopo l'attuazione della Fondazione.
Camillo Filangeri, conte di San Marco, se ne è andato da pochi anni, quando gli amici comuni mi informarono ed invitarono ad andare a Palermo per dargli l'ultimo saluto, io rifiutai, bellissimo ricordare con nostalgia un tempo felice. 
Adesso, passando dalla marina ho visto impalcature a Palazzo Butera, mi si è stretto il cuore e non voglio sapere, Il mio ultimo ricordo è a Baschi, li il principe con Marion avevano comprato due magnifici casali, in uno abitavano, dove, parlando di lavoro, in una atmosfera da gattopardi e vicino al fuoco vivo del camino, gustavamo un rosso siciliano.. 
Giorni prima erano venuti a trovarmi a Milano Collezioni, insieme a Elvira Sellerio e al marito.
Due coppie speciali, alti, belli, che sprizzavano cultura ed eleganza da tutti i pori, e anche allora come adesso mi sentivo felice e paga della mia vita, delle mie conoscenze.
Al museo di palazzo Mirto ho notato un antico braciere , la cui copertura è un magnifico merletto di rame, il caso vuole che io ne possegga due, oggetti che fra la perdita di tutto, sono,come per magia, ancora con me.
Così rispolverando vecchi ricordi e vecchie cose, è appena venuto il corriere che me li farà trovare nella mia altra casa, dove questa volta spero di fermarmi per un po' di mesi.
Avrò voglia di scrivere ancora? di leggervi sicuramente si.

31 lug 2017

Forma e Essenza

La forma veste le parole, è punteggiatura, vocabolario,
sospensioni e accelerazioni.
Sbocchi.
Grafia dei caratteri, specchio dell'indole
immaginazione e vento
libertà condizionata e inventata-
L'essenza è il cuore segreto, l'eco sempre presente.
Non segue è già presente
occasione di rivelarsi o meno
l'essenza è vita e morte assieme.
Non chiede, ottiene sempre prima o poi,
scrittura e anima come una donna
come ogni donna:
carne e desiderio che si fan
sogno. 

Il Cammino

CANTO DI VIAGGIO
O sole, entrami luminoso nel cuore,o vento, disperdi con il tuo soffio pene e malanni!Non conosco sulla terra gioia più profonda dell’essere in viaggio in paesi lontani
Verso la pianura dirigo i miei passi,il sole deve bruciarmi, il mare rinfrescarmi;per partecipare alla vita della nostra terra dischiudo festosamente tutti i miei sensi
E così ogni giorno novello deve indicarmi nuovi amici, nuovi fratelli,finchè senza pena posso mettere in luce ogni energia,essere amico e ospite di tutte le stelle.
-Hermann Hesse-

Credo che per mantenere la gioventù basta rinnovare sempre i suoi entusiasmi, che i sogni vadano seguiti a qualsiasi età, poichè essi non si spengono neanche quando sai che il tempo è avaro.
Uno dei primi post di questo blog... parlava di me e della mia valigia.... e riflettevo, che il cammino è iniziato presto, molto presto... ma che solo gli anni la vita il tempo ne regalano la consapevolezza

30 lug 2017

Sono rientrata, la percezione del tempo diversa da quella che ho sempre avuto, ha reso il periodo in cui sono stata fuori... lunghissimo. E lunghissima mi sembra questa calda estate, che ricomincia per me la prossima settimana. Mi recherò lontano, in un tempo lontano dove vi è il mio posto dell'anima.
Foto StregaBugiarda
E li starò nella terrazza dei miei tempi felici
Fopo StregaBugiarda

fino a quando ne avrò voglia... 
So che ritornerò per settembre ma che non riuscirò a pubblicare tutti i post che desideravo stessero insieme con data 2017, per il decimo compliblog.
Così, in serata rimetterò al loro posto gli scritti, nelle loro date originali, e per chi vuole leggermi dovrà immergersi in un passato lontano e remoto, se riferito ai tempi del web.
Pregusto già le delizie dell'orto. Santino che raccoglie e sbuccia i fichi d'india, gli antipasti di prosciutto e fichi appena raccolti, e la sera la musica e le risate che il vento mi porta dal litorale, mentre il rombo di una moto sale verso Tindari.
Foto StregaBugiarda


19 lug 2017

terre svanite

Questo blog è dedicato alla signora Cerrito.

A MARE

Con il mare sono troppo esigente Questo è un concetto che leggendo le mie cose dovete tenere costantemente presente Io sono stato abituato male e le esperienze di bambino prima e ragazzo poi mi hanno educato il palato in maniera esagerata. Per capirci, la mia arroganza e il mio esagerato snobismo, quello di cui sono accusato un giorno sì e l’altro pure, nei riguardi dell’argomento MARE sono veramente evidenti. Io non mi accontento, non posso. Da bambino ho fatto bagni per lunghissime e interminabili estati sotto l’acropoli di antiche città greche (Selinunte) o su spiagge di 6 chilometri sul canale di Sicilia alle foci del Belice avendo come compagnia 3 o 4 persone in tutto (fatte salve qualche pecora e un paio di cani). Adolescente quando la forza del fisico giovane mi faceva sentire onnipotente ho imparato il rispetto per la magia suprema degli abissi nella acque cristalline delle Egadi. Ho vibrato di una musica che solo il contatto col mare “vero” può regalare. Vorrei portarvi dentro i miei occhi e mostrarvi i fondali di Levanzo o Marettimo, la ghiaia bianca perfettamente visibile e nitida 30 metri sotto la superficie di cala Bianca o il branco di ricciole da 40 chili l’una che solcano maestose il blu delle acque di Linosa, il senso di gioia e di pulizia primordiale che un bagno alla spiaggia dei conigli di Lampedusa restituisce a chi vi si immerge.
No, non posso più accontentarmi: ho visto il sole annegare in uno sciame di oro e le stelle diventare l’unica luce sul velluto della notte ed era Filicudi 30 anni fa, era il sogno, la vita e il richiamo del mare anche di notte aspettando il regalo di un nuovo giorno. Ho tremato di eccitazione a 15 anni uscendo al sole impietoso del Tirreno dopo aver attraversato la prima galleria dello Zingaro quando la riserva naturale non c’era ancora e per 12 chilometri le calette caraibiche, con un’acqua così trasparente da sembrare inesistente, risuonavano soltanto dei sussurri di tre ragazzi… Non riesco ad accontentarmi: guardavo scendere il corpo sensuale della mia ragazza di allora, la vedevo filare sicura verso i 20 metri in apnea nelle acque di Capo Murro di Porco a Siracusa e mi dicevo: è una dea ed io scenderò laggiù con lei per baciarla. I giorni e le notti erano allora il palcoscenico di una giovinezza eterna il cui alito fu così forte da sorreggermi ancora oggi, da permettermi di scriverne così ancora con le lacrime agli occhi. E’ al mare che ho conosciuto che devo la mia vita, al suo scintillio dorato lungo la spiaggia di Vendicari, alla sua eco nel solitario e ventoso arco di sabbia di Capo isola delle Correnti che devo il mio senso del tempo che mal si adatta ai ritmi sciocchi di quest’altra vita. Quel mare, il mare della mia terra non somiglia in nulla ai succedanei che vedo dappertutto attorno a me: stona in modo terribile con ciò che il mare ( anche quello siciliano) è diventato. Non riesco sulle spiagge con migliaia di ombrelloni in fila a leggere la metafisica della terra che abito e, senza di essa, io sono nulla, non esisto. E non scrivo.
Quindi non voglio accontentarmi e mi incammino da solo lungo i 300 e passa chilometri di costa che guardano L’Africa sull’altra sponda: a metà strada circa c’è il bagliore accecante di Balata dei Turchi e, attorno, solo la miseria più antica e silenziosa. Se è questa che volete conoscere, questa quella con cui volete parlare per scoprirne gli immensi tesori, fermatevi dunque. Immergetevi dove l’azzurro si mescola col candore immacolato della roccia e lasciate che sia il mare a raccontarvi, meglio di me, la storia infinita del nostro trascorrere quaggiù.

16 lug 2017

Le cose che verranno. Quando la strada per il futuro è fatta di libri.


Se siete fra quelli che in un ambiente nuovo notano subito i libri (e vanno a curiosarne i titoli), allora non dovete perdere questo film. Un racconto sulla giovinezza perduta, sul tempo che scorre, sull'elaborazione del lutto. E a questo appunto i libri servono, ad aiutarci a capire, a attribuire senso alle cose. Insomma, ad aiutarci ad andare avanti.


Le cose che verranno (L’avenir) di Mia Hansen-Love

A parte un amabile gattone nero dagli occhi gialli e una Isabella Huppert al meglio del suo meglio, il vero protagonista del fim è un imprevisto alieno; il libro, quello vero, quello di carta, straniero a molti, continuamente dato per morto ma tuttora misteriosamente vivo, a giudicare dalla sua quantità anche sbadatamente prodotta, dalla rivalità tra Saloni a lui dedicati, dalla nascita di nuovi editori.

L’avenir – Le cose che verranno è la sua celebrazione, e potrebbe turbare i cosiddetti non lettori abituati ad altre alienità, come quelle, per esempio, di Ghost in the Shell o Arrival. In questo quinto film di Mia Hansen-Løve l’appartamento parigino, la casa di vacanza sulla costa bretone, la cascina chic isolata tra le montagne del Vercors, sono invase da questi ultracorpi; hanno pareti grondanti libri, ammucchiati anche per terra e sui tavoli, in colto disordine; i personaggi stanno sempre leggendo, i quotidiani la mattina col caffè, i libri (saggi, non romanzi) sul treno, a letto, in cucina; i dialoghi familiari si occupano sia di pollo al forno che di empirismo e razionalismo, le discussioni tra amici a lume di candela vertono sul dubbio tra autorialità e antiautorialità, quelle tra insegnante e studenti sdraiati su un prato assolato, sulla differenza tra verità oggettiva e atto di fede. Vade retro?

Per niente, da un mondo che si dimentica esista davvero, ci si lascia felicemente ammaliare. Nathalie ( ovviamente la Huppert) insegna filosofia in un liceo prestigioso, da 25 anni è sposata con Heinz (André Marcon) anche lui professore, un buon marito come tanti, anche la famiglia è come tante, abitudinaria, serena, affettuosa.



Ma un giorno Heinz annuncia che se ne va, ha un’altra donna e vuole vivere con lei. «Pensavo che mi avresti amato per sempre, che cogliona» è la sola reazione di Nathalie. Sua madre (Edith Scob ) che conserva ancora i segni di una bellezza straordinaria, sprofondata nella sconfitta crudele degli anni, va ricoverata in una costosa struttura dove dopo poco muore. Improvvisamente, Nathalie non ha più una madre, un marito, i figli se ne vanno, la collana filosofica che cura, gli Adorno, gli Horkheimer, viene chiusa.

Gli scaffali della biblioteca di casa mostrano spaventosi vouti, Heinz si è preso i suoi Lévinas, i suoi Buber, i suoi Pascal; andandosene con quella preziosa fetta di vita in comune, l’ha privata molto di più che di un compagno. Un ex allievo diventato un magnifico giovanotto del tipo antipatico (Roman Kolinka ), nel senso che si è fermato all’odio per la borghesia e alla certezza della rivoluzione (tra i colti volumi del pietroso rifugio con capre e amici anarchici, c’è pure Unabomber), fa immaginare a noi anziane spettatrici che arriverà finalmente una consolazione per la nostra professoressa.

Ma sia la regista che la Huppert sono troppo itelligenti, e donne, per servirsi di questa banale, umiliante cinesoluzione. I due sono divisi dal pensiero, dalla soluzione del mondo, infatti lei non crede nella rivoluzione, non ne ha più l’età, si accontenta «di insegnare ai ragazzi come pensare con la loro testa».



Il valore del film e la sua attrattiva e anche novità è che riesce a parlare di cultura, soprattutto di filosofia (Nathalie lo attraversa leggendo La mort di Vladirnir Jankélévitch) come fosse un’avventura, un amore carnale, un sentimento trascinante, una imprescindibile ragione di vita, di consolazione, di pienezza. Ciò che lo rende ancora più interessante è che non lo ha scritto e diretto un iroso ottantenne che rimpiange i suoi tempi d’oro, quando gli intellettuali erano una casta privilegiata e leggere Le Monde e Sartre era un imperativo, ma una giovane donna di 36 anni, un’età cui si attribuiscono smanie e mete diverse da un libro di filosofia: Mia Hansen-Løve, a 17 anni interprete di film del regista francese OlivierAssayas, poi sua moglie, dice: «Non potrei vivere in un luogo privo di libri, nell’appartamento in cui sono cresciuta il lusso era costituito dalla biblioteca».

Riguardo agli attuali e futuri superpoteri dell’elettronica, è curioso che L’avenir mostri solo un paio di cellulari, che per di più funzionano male, e altrattanti pc solitari, per il resto si scrive ancora con la penna come se il pensiero la contagiasse meglio: e il bello è che non pare archeologia ma piacevole (o forse radica) chiccheria.




Mia e Isabella insieme, due generazioni lontane, raffinate, ironiche, feroci, riescono a dare un ritratto autentico di cosa significhi per una donna oltrepassare la mezza età, il perdere improvvisamente la costruzione di carte e carta della propria vita, la nebbia che l’aspetta. Nathalie si giudica e si rispetta, dice al giovanotto Fabien, «dopo i 40 anni una donna sa che la sbatteranno via. I vecchi non mi piacciono, i giovani neppure». E allo sconosciuto che l’abborda in un cinema (danno Copia conforme di Kiarostami ), dice: «Ma mi ha guardato?».

Huppert sta vivendo impavida, come dorma e come attrice, la fragilità della bellezza che si infrange impercettibilmente, giorno per giorno: Nathalie corre, corre sempre, come se chiedesse al corpo ancara adolescente di trattenere la giovinezza, è bellissima a tratti, quando assapora la libertà e le potenzialità della solitudine, a tratti è sfigurata dalle lacrime, dalla voragine del futuro: eppure quando dall’autobus scorge casualmente l’ex marito con la nuova compagna, il pianto si trasforma in riso; l’avvenire è davanti a lei, illeggibile, ma carico di cose che verranno.”"


La Repubblica – 19 aprile 2017

1 lug 2017

 Blog in Pausa

Ci vediamo a Settembre, Luglio ed agosto in cerca di mare, non conosco la Grecia e il progetto è una casa sulla battigia, dove leggere,  lontano da tutti a godere di albe e tramonti.
Settembre dedicata a Palermo dove manco da più di un anno, e mi manca tanto.
Vi auguro una estate felice, come sarà la mia che pretendo con tutta me stessa.