Poca distanza, altra aria, un anno che non si apriva, l'imponenza, i tasti d'avorio e l'interno ancora splendente nei suoi bassorilievi liberty, nasconde i suoi tesori che è vacua agli altri la vista, ma dona ancora possenza e
tonalità oggi irripetibili.
Questo è l'anno in cui compie il secolo, cento anni, portati benissimo, cento anni dall'adozione in casa nostra. Rifletto sull'anima delle cose, sui loro cammini.
Mi illudevo di essere forte, non tornerò mai più in questo luogo, lascerò tutto quanto così come è, non ho bisogno d'altro io.
Ho capito, finalmente ho capito che il luogo, le cose, le piante gli oggetti amati hanno tale confidenza e comunione fra di loro che è compiuto il tempo e l'intrusa sono io.
La mia cultura è poca e la mente fioca
non ho conosciuto regole e leggi e nessuno
dell'ordine dell'universo m'ha insegnato
ad amare la sua natura grande
e umile. Ho offeso con la mia stupidità
la legge della vita,
l'infinita innoccenza della sua crudeltà.
Adesso ho un cuore nobile
ma la mia carne è pietra.
E imparo da sola con stenti l'errore
d'esser sola.
E padre e madre vorrei
esser di questa solitudine.
Non l'abitudine filiare ma il segreto esempio
la natura dolce delle parole vere.
Conosco adesso il tempo certo
degli abbissi e la parola povera
della vita, e l'esclusione e l'essere
e il pentimento e la colpa e tutto
dura nel mio corpo eterno, ed io
non posso amare senza amore
non posso soffrire senza dolore.
Ceneri del mio tempo gli evidenti abbissi
del dubbio e l'assoluto.
La mia paura è grande ma ho il coraggio
di esistere. Soltanto in me l'errore
del giorno e della notte.
Il tramonto è leggero come una carezza
e il giorno nella notte si trasforma.
Di questo genere del mondo
che è l'inconsapevolezza
fa nascer qualcosa che
soltanto l'amore della ragione
conduce ad esser vero.
anche di questo eterno errore son prodighi gli attimi
le origini e la fine.
B.S.

