Sento attonita, mille parole, mille racconti, incertezze su nomi, numeri, contatti in momenti in cui la tragedia esige responsabilità....si analizza ma non si danno giudizi su comportamenti e su fatti accertati.
Ci si trincera dietro il tormentone " gli inquirenti ci diranno", "gli inquirenti valuteranno", " spetta ai giudici giudicare", e, mentre loro litigano e "pasticciano", la mia mente pensante, esperiente ma senza alcun potere, possiede la facoltà di constatare molte cose senza bisogno di carte, testimonianze, scatole nere, e dice: - é fuori da ogni regola e di per sé condannabile, disattivare i sistemi di sicurezza per poter fare quello che è severamente vietato anche ad un gommone, pena il sequestro del mezzo.
- è codardia ed è punibile col massimo della pena abbandonare la nave prima dell'ultimo uomo a bordo.
- è penalmente perseguibile chi non comunica, falsa, àltera od omette, documenti o stato di fatto destinati ad autorità che tutelano la persona, l'ordine, pubblico la proprietà.
Per il resto, senza trincerarmi su falsi luoghi comuni e di comodo, nel dire non spetta a noi giudicare, io dico, non spetta a noi condannare, ma, in questo mondo, in cui abbiamo perso ogni serietà di comportamento ed ogni diligenza di vita, sarà pure rimasta la facoltà di avere una opinione, basata su un etica e delle leggi delle quali la gente non ne conosce più le regole? O NO ?
Mi fa tenerezza la signora e mi provoca dolore la sua fine assurda per inseguire un sogno di libertà e di uno status fuori dal quotidiano.
Mi viene spontaneo considerare opportuno per un giovane disabile fare esperienze ed assaporare piaceri simili a quelli dei suoi coetanei più fortunati di lui, ma, per tanti altri, ammalati, anziani non autosufficienti, penso in siciliano "ma cu vi porta?"
a stiparvi in scatolette di un grande labirinto?
in inverno quando sapete che, anche con la sedia a rotelle, per il vento e il freddo, non potrete neanche passeggiare ai bordi di una desolata e vuota piscina?
Negli anni '70 per andare a Milano, mi capitava di prendere l'aereo da Reggio Calabria.
Prenotavo l'albergo la sera prima, così mi trovavo sul posto per il primo volo delle 7,45.
Allora ero giovane, ricca e stronza, (come ho già scritto forse stronza lo sono ancora :) !!) e debbo dire che avevo il conforto dell'attenzione, che risultavo simpatica e nella conversazione non ero limitata a "donne e motori".
Al bar dell'albergo, dopo cena, mi trovai vicino a un comandante pilota, ai due vice ed una hostess, cominciammo a parlare e battutte su battute, risate ed interessi di sport, politica ed altro, fra un grappino, ed una... due... tre... vodkine, si sono fatte le 4,30 del mattino, ad un certo punto dissi che andavo in camera per riposarmi e rinfrescarmi "perchè fra poco più di 2 ore dovevo presentarmi al chek-in", aggiusi, "spero ci riincontreremo".
Il comandante, alzandosi insieme a me, con la bocca impastata e deambulando in maniera malferma mi disse "andiamo anche noi, anche se, forse, il Milano stamani partirà con un po di ritardo", e giù una gran risata.
Serietà di vita, diligenza, responsabilità e professionalità, per me scontate, non mi avevano fatto pensare, neanche lontanamente, che potesse essere l'equipaggio del primo volo.Quel giorno non partii.... ma sono stata sempre ben consapevole...
che un altro equipaggio non mi avrebbe dato certezza di situazione diversa.
