26 mar 2018

In scena di scena

Metti che sei dietro il monitor, non ti vedo ma sento la tua presenza, ed è per te che scrivo.
Sei giovane o vecchio, sei bionda o bruna, stai rubando minuti al tuo lavoro o possiedi il tuo tempo e non conosci la noia?
Chi tu sia non importa, la cosa certa è che posso creare la tua immagine come più mi aggrada e se sento di confidarmi allora sei amico, sei amore, sei collega o compagno di scuola, sei colto, generoso, ironico, sei come piace a me, ti immagino bello e seducente perché senza la bellezza non riesco a vivere e non saprei neanche parlarti e condividere che è un mio desiderio avulso da te.
Se non commenti, e ti vedo passare, la mia idea non è macchiata da nulla e tu sei in simbiosi con il mio dire, ma se mi scrivi, la cosa più importante è la libertà.
Sono programmata a batterie solari, e in giorni come questo, rientrata e con il sole ancora nel cuore, mi torna la voglia di condividere ma non immergo i miei pensieri in acque chete, in esse si potrebbe smuovere il fango dalla sua naturale dimora.
Mi sento libera, lontana da strategie che non mi permettevano di sfioccare le nuvole ho camminato molto, fra pietre e cieli azzurri sono arrivata fino al mare e la risacca leggera e spumeggiante mi invitava e raccogliere i vetri pieni di sillabe che l'idea aveva abbandonato in mare.
E allora scavo fra gli infiniti numeri della sabbia e trovo uno scritto sulla felicità, quella trascurabile delle piccole cose di tutti i giorni che è fonte di energia e divertimento, compagna ed amica della trascurabile infelicità giornaliera, anch'essa fonte di energia, e se quest'ultima non causa danni, felicità ed infelicità nel vivere quotidiano, sono sorelle e si somigliano


Voleremo altrove
l'altrove di cui chiedevi
informazioni
e faremo altro cioè nulla
se non amarci
in un attimo senza bisogno
di specifiche e codici.
Ho trascorso una vita
ad aspettare l'altro
nell'illusione che qualche refolo
di vento portasse i miei fogli
davanti ai tuoi occhi.

9 mar 2018

Eppur si vola

Abbiano nuovamente vicina la primavera, ed io sento già il profumo d'estate, oggi ho riempito un trolley, un po più grande di quello non ancora disfatto, e con il quale sono arrivata a casa.
Fra le mie cose rinnovo ricordi, riguardo vecchie foto, sistemo oggetti belli, bellissimi diventati tali per tutto l'amore che hanno ricevuto, negli anni, ma anche per i misteriosi cammini che hanno percorso. Giro, accarezzo con la mente un piacevole appagamento, e di pancia arriva il mal d'amore, il liquefarsi dei pensieri.
Ma bisogna ripartire, progetto e non mi arrendo, la mia età anagrafica è bisticciata con quella biologica, e non posseggo più né bellezza né gioventù, care agli dei, per cui spero ancora di avere un po di tempo. Domani Catania e sabato si vola via.
Penso a me, a noi che siamo qui in cammino, nella ricerca di avere di più, sapendo che "una cosa fatta bene, può essere fatta meglio" e ricordo che il pellegrino è colui che cerca, accettando l'incalcolabile rischio di trovare veramente.
Strega Bugiarda non basterebbero 10 anni di blog a raccontarla, a raccontarci,  anche qui sorrido,  e penso che la semplicità, la sincerità, l'altruismo, la comprensione sono complicati a capirsi.
Per star bene qui bisogna saper rispondere ad un augurio con una lama da conficcare al cuore con un livore tagliente e malefico, rinnegare sfacciatamente ciò che si è scritto per essere considerate calme e pacate e tanto intelligenti che bastano due parole per fotografare un essere in cammino,  che costruisce villaggi, trasforma "culture" e questi sono i cammini del web.
Ho fatto copia incolla di un post preso a caso, e che è il penultimo.

Ci sono momenti in cui la forma svanisce, ed mi incanto nelle tue parole, esse plasmano l'essenza, sono merletti leggeri e poco importa se sono miraggi nel deserto di stelle, poco importa se l'essenza è una illusione e il velluto che mi accarezza non è per me, l'emozione è mia, il suono giunge chiaro e la voce che mi urla mi addolora.
Carezza eterna alla mia anima, la sentirà altrove, la porterà in altro corpo e si scioglierà in musica.


, "Il valzer di Coppelia che per un tempo lunghissimo
suonò solo per me adesso ci porta via entrambi.
Nell'assoluto che ci governa anche contro il nostro
discernimento
c'è la bellezza perfetta e l'impossibilità
di possederla per sempre in questo breve contesto esistenziale.

Io so che non saremo solo così,
l'amore è solo il viatico per una dimensione più alta.
Ci attende. Aspetterà ancora ma ci attende e ci comprende;
non vedi, non senti, nel valzer c'è la storia di questo continente,
la sua pittura e la sua letteratura, i suoi sogni e la filosofia che li sorregge.
Si apre e si sgrana ogni cosa,
poi viene il tempo in cui tutto torna alla sua origine.
Questo spazio e ciò che contiene aveva solo questo scopo:
parlare al tuo spirito e riconoscersi in esso.
Non posso aver sbagliato interlocutore,
non me lo perdonerei mai".

Ed io non posso non aver capito....

7 mar 2018

IL tradimento non esiste

scena dal film "Breve Storia di Lunghi tradimenti".
I pomeriggi si stanno allungando, oggi meno freddo di ieri, le piante sono rinate nel giro di pochi giorni e mi sento lontana dal tempo in cui mi appassivano anche quelle di plastica.
Sono venuta a curiosare nel mio blog, rileggo e spesso me ne compiaccio, anche se trovo errori di battitura e modi di dire non piacevoli, ma non c'è motivo di correggere, sono nati di getto, senza rilettura o limatura, e subito pubblicati. Dunque va bene così. Ho pure navigato rendendomi conto di quanti post parlano di amori, svelano tradimenti virtuali e spesso vi è una trasposizione verso gli altri di commenti e post che svelano importanti liaison.
Nel maggio del 2008 (per i tempi virtuali : secoli fa), avevo scritto Cosa Vuol Dire Tradire,  lo trovate qui, allora postavo,  ma non seguivo nessuno e non leggevo i commenti.
Oggi so come le esperienze di questi anni e la rete abbiano mutato il mio pensare, ed anche l'approccio alle cose.
Scrivevo e parlavo di indole traditrice, tante certezze, pochi dubbi... poi a Roma, inquieta come sono, mi stavo rimettendo in gioco, lei, aveva venduto casa a Palermo, e voleva creare una attività, chi meglio di me, (a suo dire), potevo decidere cosa, come e dove creare una impresa, lei i soldi, io amore per il lavoro e la professionalità, accordo fifty-fifty.
"Il posto è fantastico, sono con il mio "amico" e la moglie, adesso andiamo a vedere gli altri locali che mi hai segnalato, tu goditi il mare, quando rientri, ritorno con te a vedere!"
Alla guida,con la mia simpatica Mini, in coda nel caos dell'Aurelia mentre ascoltavo Diana Krall ho avuto il tempo  di pormi delle domande, di chiedermi della sofferenza di un rapporto non esclusivo, dei rimorsi verso una moglie amica.
Il pensiero di amore possessivo ed esclusivo derivante dall'educazione ricevuta, molto lontano da quello felice e libero di Krishnamurti ( deliziose letture lette in anni successivi),  pensavo al magone che la mia socia doveva avere nel sentirsi in colpa, e al timore che fosse la causa inquinante della serenità ed dell'unione di una famiglia...  ma che sicuramente il sentimento fosse più forte di ogni etica.
Nella notte romana, calda, lunga e vellutata, davanti ad un bicchiere "riserva", memore del Chiantishire che avevo abitato per 2 anni, titubante per la mia mancanza di discrezione e del comune senso del pudore chiesi "e Lei ?" che dolore se dovesse scoprirlo...."
Ma smettila, dove vivi, come dicono a Palermo 'nto casciuni ? Quale sentimento? il puro piacere, e poi un uomo quando ha un interesse è più pulito, è più ordinato ed elegante, esce per un incontro portandosi appresso un profumo prezioso quello  dell'avventura che ha fatto camminare il mondo... e che lo rende un essere meraviglioso ed allegro.
Quando rientra a casa e tu sei stata una donna perfetta, cioè come lui la vuole, (che gliela dai e non rompi), lui, che ha evaso dalle bollette, dai centri commerciali del sabato , dai piccoli lavoretti casalinghi, dalle esigenze dei figli, torna così soddisfatto di se, del suo essere maschio riproduttore, che è più affettuoso con la moglie,  e magari le porta un pensierino, un ragaluccio.
Lei ? a lei faccio una cortesia e se lo viene a sapere mi deve ringraziare, gli restituisco non un triste pantofolaio, ma una fuori serie con un pieno di autostima, un uomo che vuole ancora volare, programmare..magari le vacanze con lei.. ed io?  io intanto mi sono presa la parte migliore dato che lontano dal casereccio ti fanno e si sanno divertire ... sono degli esseri meravigliosi quando non sono in catene.
Ricordati i migliori sono tutti presi, e allora io per avere l'esclusiva mi dovrei prendere lo scarto di un'altra? Lei, la mia amica,  per adesso si ritrova un figone più giovane di 10 anni, elegante e viveur... un po bastardo, del resto come piacciono al 90 per cento delle donne. Hai capito si o no?
Non so mettermi a guardare con gli occhi della mia amica, ma un coperchio è stato rimosso ed quante situazioni e conversazioni mi sono venute in mente... forse io sono ancora 'nto casciuni!  ma il detto Gli uomini sono come le cabine telefoniche, se sono libere vuol dire che sono guaste" avevo già verificato, almeno per le cabine, che risponde a verità.

27 feb 2018

Situati nel tempo

Postcard  di StregaBugiarda
Ma lietamente a me medesimo indulgo, scriveva il Mostro nel 1924,  ed io contenta di essere a casa dedico il tempo ai miei pensieri e a quell'indugiare in vipassana che non ho capito bene se cura cercando il vuoto della mente o lasciando a briglia sciolta la stessa.
Oggi mi sono ritrovata a giocare con le parole…feriale è un giorno lavorativo, ma ferie, sono i giorni di vacanza… tutta colpa dei romani, poiché i giorni in cui non andavano a lavorare erano diventati talmente tanti da chiamarli feriali….
Ma fra ferie e feriali… per tutti la condizione è quella di stare in questo mondo, ed avere una vita riuscita significa saperci stare.

Siamo qui, indipendentemente dal nostro volere e misuriamo la riuscita di vita con un metro uguale per tutti, cioè quello materiale, politico, sociale… tralasciando sempre più spesso quello etico ed emozionale.

Stare al mondo per me vuol dire abitarlo, muoversi in esso, abitando spazi diversi lungo il tempo, e essere sempre nella condizione di essere “situati”.

Questo avviene in un arco di tempo che è la nostra vita, nasciamo, sbocciamo, fioriamo e sfioriamo in una situazione di spazio e tempo più grande di noi…un epoca.

L’epoca è di tutti, anche se io mi ritrovo sempre più spesso a pensare: “alla mia epoca”… con un aggettivo possessivo che include il concetto di esperienza personale, e la mia epoca, non è questa in cui sto scrivendo?
Quindi per vivere bene è necessario saper abitare il proprio tempo, che poi è l’unico tempo che l’uomo ha a sua disposizione.
E il modo migliore è quello che l’uomo attua attraversandolo, percorrendone le molte vie, inoltrandosi quà e là per sentieri inesplorati.
Parlare della nostra “epoca” significa parlare del presente
Dove inizia il presente? ed infine dove finisce se spesso sconfiniamo nell'”oltre” delle nostre aspirazioni, nei sogni del domani o anche, in semplici e modesti progetti?
Un domani fatto di desideri ma anche evaso, perchè il futuro inquieta ed insieme carica di responsabilità.
Agire significa “operare” oggi per “domani”, significa calcolare in anticipo le conseguenze delle nostre azioni, fare i conti con le nostre responsabilità.

Di fronte all’incertezza del futuro, molti uomini e spesso giovani, si attestano, quasi al riparo, al puro presente o si fermano al “momento” senza passato né futuro, ma questa è una astuzia per fuggire, per essere esonerati dai compiti a cui l’ “ora” chiama, e che impone.
Fuga prerogativa dei deboli o dei meno attrezzati a farsi carico delle “fatiche del tempo” cioè di un presente che è spazio, ambiente, circostanze.
Il presente è complesso e quello che i greci chiamavano Keiros, la cui radice indoeuropea krr
(che belli gli anni in cui la filologia germanica e sopratutto Ute Schwab mi faceva tremare ed insieme appassionare) che vuol dire armonia e suggerisce l’idea di unione.
E i greci intendevano si il momento, ma come “tempo opportuno” da cogliere, valorizzare, un tempo in cui trovare la misura giusta per decidere il da farsi, il rifiutare, lo scegliere.

Vivere il presente vuol dire confrontarsi con ciò che accade, con la durezza della realtà, ma è anche l’occasione per le nostre vittorie, e per “l’acquisizione di capacità di beni durevoli, in genere dissolti dalle stesse chiacchiere di chi cerca di spiegarli.
E questo capita ai poveri, non mi riferisco ai privi di averi, o agli emarginati, ai privi di educazione e linguaggio, ma anche a quelli che di cose ne hanno tante, fin troppe,ma sono privi d’anima e di senso della vita, e poi al grande numero di anonimi, di vicende private, di storie segrete che fanno la Storia fanno l’epoca.
E così penso, avere una vita riuscita significa essere “situati” bene nel nostro tempo.
Ed io che non ho più nulla, che sono lontana dal materiale e dai bisogni “vacui” che ho scoperto ricchezze non soggette a furti, che ho preso rifugio come i bimbi…che non chiedono ma che c’è sempre chi se ne occupa, dovrei pensare che la mia non è una vita riuscita? mi sbaglio a condividere e non solo come idea, ma con i fatti questo concetto?
C’e’ un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera

26 feb 2018

Vincenzo il protagonista.

Photo Strega
Perché scrivere soltanto dei ricordi o aneddoti della mia vita, oggi mi sono detta, “adesso scrivo la trama di un romanzo”.
“Con buona pace di Flaubert, quell’Emma Bovary non sono io”
Questo è quanto afferma ad un sospettoso editore ( ma volitivo al punto di intervenire qua e la nel manoscritto) Vincenzo, l’autore immaginario di questo romanzo, narrato in terza persona.
Può essere definito tutto fuorché distaccato, il suo racconto che è la vita di un uomo nevrotico, nonostante il suo dichiarato dinamismo.
Di un uomo solo nonostante il pullulare di donne, figli, e amici, di un uomo affermato nonostante le delusioni che si affacciano ad ogni incontro, di un uomo squisitamente del nostro tempo, tutt’altro che squisito.
Vincenzo è in analisi, presso un professore tanto temibile quanto “beffabile”, e le sedute sul divano- alternate alle pause di rifugio o di attesa in un sottoscala buio- sono altrettante occasioni per ricordare, vincere le rimozioni, lasciar affiorare l’inconscio , vivere o simulare di vivere infinite vite ed amori tutti contemporanei che confluiscono in una sola : quella che Calderon afferma essere un sogno.
Tutto qui?
Una lotta contro “il male oscuro” e le onde lunghe che giungono fino al buio sottoscala, un compiacimento nella coazione a ripetere, un generoso tentativo di reinterpretare se stesso, grazie o nonostante l’analisi?
Assolutamente no.
La trama avverte che V. : si lascia trascinare nel delicato equilibrio (o squlibrio) fra il personaggio e vita di attore.
Il protagonista ha scritto un vero romanzo, barocco e post moderno, grondante amore e passioni, riflussi e pulsioni, ideali e meschinità; che ha costruito, ricorrendo alle tecniche più disparate, dalla narrazione al monologo, dalla poesia alla sceneggiatura della commedia, una struttura sfaccettata proprio come è la vita. : angosciante e/o esilarante, grandiosa o riduttiva, ora esaltante ora umiliante.e lo scrittore avverte il protagonista e il lettore che dal sottoscala della memoria ci si può (nonostante tutto) elevare alla memoria del sottoscala : superarsi, ritrovarsi, vincere.. e trasmettere agli altri la medesima tensione. Poco importa chi sia Emma Bovary.


INCIPIT

" Non è un romanzo", sentenziò l'editore.
E armeggiò con una chiavetta attaccata all'enorme mazzo, per aprire uno stipo alto sulla parete r cavarne una bracciata di fogli.
Richiuse il cassetto prima di sedersi alla scrivania e ribadire:
"Non è un romanzo"
"Per me lo è", disse V."Non finito, disordinato, eterogeneo, ma lo è. Cosa sarebbe altrimenti? Non lo avrai mica scambiato per una biografia! ".
Non ti sei neppure preoccupato di nascondere le analogie, Il protagonista lo hai chiamato Vincenzo, con la tua stessa iniziale, gli hai dato quattro figli quanti ne hai tu,lo stesso mestiere tuo"
"io non sono un editore, né uno scrittore di professione".
"Quella è una verniciata di superficie, ma il teatro, il cinema..."
"Pura comodità.Introdurre ambienti e gerghi che ci sono familiari, per evitare di essere generici; la parentela si arresta qui. Insomma con buona pace di Flaubert, quell'Emma Bovary non sono io"
La discussione si protrasse, l'editore citò altre corrispondenze, V. replicò con altrettanti argomenti.
"Il personaggio della moglie è talmente fittizio, io non ho mai avuto un rapporto coniugale come quello adombrato nel testo, ed i figli, gli amici non sono i miei; anche se a tratti certe coincidenze possono generare ambiguità"
" Il risultato è deviante.Non possiamo stampare questa cosa come un romanzo : un puzzle semmai, in cui hai mescolato tasselli veri e schede false, Sì, un puzzle, o peggio un trompe-d'oeil.
Lo prova il disordine formale, l'uso caotico di cose scritte in altra epoca, dialoghi, sceneggiature, poesie. Qua e là accavalli addirittura i temi, spezzi la pagina in più voci. Che cosa aggiunge questo se non a rendere più faticosa la lettura?"
" Lo so, sono stilemi irritanti, oltre che datati.La mia è la scrittura di un dilettante, cui è precluso il dono divino della semplicità.
Che posso dirti ? Il mio Vincenzo più che parlare sproloquia: la nevrosi del linguaggio è il tratto che ci accomuna; per il resto ripeto, si tratta di un puro falso, fatti e personaggi non hanno attinenza con la realtà".....
....... "vuoi che ti ridia il materiale, pensare eventualmente ad un impasto diverso?"
"io non so cosa ho scritto, e credo che non lo saprei nemmeno rileggendomi. Se il brogliaccio andrà a termine ne farai quel che vorrai. Mi offri da bere?"
"L'editore aprì una vetrinetta, dietro cui si allineavano bottiglie e bicchieri. Bevvero un Martini in silenzio.Infine V. si congedò con l'ultima annotazione;
" Sai perché non ho scritto un libro autobiografico?Semplicemente perché una vera autobiografia è impossibile. Noi raccattiamo lembi di memoria che in apparenza si collegano a qualche aspetto della nostra vita; poi li mischiamo con libere associazioni mentali: e già in quel momento la fiction- anzi una autentica e generalizzata finzione- prevale su tutto e tutto
spersonalizza. E' inutile che io riprenda in mano questi fogli: Vincenzo è per me uno sconosciuto, non voglio avere altro a che fare con lui. Tu cancellalo o lascialo al suo destino."
Uscì dallo studio, con passo allegro, come liberato da un peso. E sentì, al di là dell'uscio, l'editore che assicurava la porta con tre mandate di chiave.

OH che sciocca e smemorata,☺ mi sono accorta adesso che la trama non è mia e che sono Memorie di un Sottoscala ( di cui ho trascritto l'incipit)  Gassman. Longanesi 1990.

25 feb 2018

Il suono dell'essere (pensierino n.1)

Photo StregaBugiarda
Avere buon gusto non serve se non si ha buon gusto nel comportamento,
essere educati e conoscere il galateo non serve se non si ha educazione sentimentale, 
e sopratutto usare tatto vuol dire non fare pesare di averlo, dato che è l'unico comportamento che si nota solo quando manca.

24 feb 2018

LA RICREAZIONE E' FINITA

I blog sono come la politica, il fumo, la squadra del cuore, gli hobbies , distaccarsi è difficile e poi cui prodest.?

Mi è mancata questa casa, ed eccomi qui, via la foto dei libri, che mi stanno schiacciando oramai in tutte le stanze, sostituita dal tramonto allegro e languido, rubato all’obiettivo dalla mia  anima che rientrando nel gennaio del 2014, ripristinava contatti,  allora staccati per mancanza di campo.

30 gen 2018

i pellegrinipersempre hanno affinato la sensibilità nei lunghi silenzi mentre i secondi scanditi dai propri passi portano a ascoltare il mistero di se e dei luoghi
Nato vicino al confine austriaco vive vicino al confine francese, e adesso mi piace ricordare come, nel dopo, abbiamo camminato fra boschi e Certose  e guardavamo insieme lui con la sua cultura e i suoi pochi anni, io con la mia sicilianità la maestà e l'orgoglio del centocinquantesimo.
Ho sempre rimandato il cammino, per la salute, per l'età, per la mancanza di allenamento, ma la verità è che i miei tempi sono lunghi e il mio saturno astrale influisce anche sul mio costante pensiero : " c'è tempo". come se fossi immortale.
Ho studiato un po’ di storia medievale ed ho letto racconti e leggende sui cammini: alcuni belli e toccanti, altri impregnati di estasi e beatitudini e luce dall'alto e dal basso da non poterne più.
Ma posso scrivere di piccole cose sia che mi senta pellegrina, camminante o turista.
Non posso parlare di grande spiritualità, ma posso descrivere i sentimenti semplici che ritmano la vita di ogni giorno , le abitudini , come alzarsi e vestirsi al mattino, infilare gli scarponi, prendere lo zaino in spalla e cominciare a camminare
Il cammino é in realtà e il cammino di ciascuno di noi. Passo dopo passo, si segue freccia e conchiglia va diritto, talvolta, o serpenteggia, sale e scende, si fà rischioso o facile. 
E' anche la bilancia tra le  aspettative e la realtà, tra il desiderio, la voglia e la  resistenza fisica e mentale, tra l’incognita dell’inizio  e la gioia della fine, Ad ogni passo immagino il dialogo fra il mondo è l'io, il fondersi del corpo e lo spirito.
Le irregolarità del cammino credo si risolvano nel cuore. Il suo battito  si fonde, danza con il passo.
Non sono forse i piedi e le gambe che fanno battere più o meno forte il nostro cuore? E’ per questo che c’é un cuore fisico e uno psichico e uno spirituale: chi lo sa ? Puo’ darsi che é per questo che non bisogna confondere la fatica delle gambe e quella dello spirito.
E’ il cuore che cammina. 
Se il cammino non ha cuore, tutto diventa solo una passeggiata, un viaggio turistico.
Bisogna poi leggere il cammino con gli occhi del cuore per scoprire bugie ed illusioni... e il nostro io deve sempre mantenere la direzione scelta marciando verso lo scopo, che sia la tomba, la chiesa, l’oceano, la montagna sacra, quel luogo dove l’odio scomparirà per fare posto all’amicizia ed alla fratellanza.
Essere qualcuno, riuscire, formare una famiglia, studiare, coltivare le proprie amicizie e participare a questa società mobile e mutevole, non é facile. Ce lo dimostra la grande quantità di persone toccate nel cervello o nevrotiche in quella che noi chiamiamo «normalità» o vita reale.
Cosi’, alla fine del cammino, credo che la lotta aspetti, più forte di prima per ritornare ai deliri o persi sui cammini per sempre.
E’ curioso che la competizione come spettacolo consista nel correre più forte, saltare più alto, sollevare più peso o lanciarlo più lontano. E’ probabile che il nostro animo infantile sia intrattenuto con queste prodezze come se il tempo e la distanza non avessero che il solo valore del loro peso o della loro velocità.
Se possiamo misurarli, allora hanno un valore. Altrimenti no? .
E’ come se si discutesse sul valore dell’amore o della libertà…non hanno prezzo… Si legge molto poco, si scrive male, molte poche idee e troppe opinioni.
Niente sfumature nei discorsi, niente ascolto, troppi dogmi e verità non dimostrate.
Ed il mio spirito è  più lento del mio cervello. 
Il nomade d’altri tempi,  attraversava le contrade con la lentezza dei pianeti, aveva il tempo per mangiare, dormire, discutere in ogni villaggio, in ogni feudo. 
Il cammino porta lontano e se un giorno lo farò, lo ricorderanno bene i miei piedi indolenziti. (Ma questa per me, oramai, è una utopia ed è per questo che scrivo del cammino di vita).
Ma in quella calma andatura, in quel paesaggio di rocce, pietre, campi, passo a passo, credo si ritrovi la libertà.
Anche se dipendenti da un sistema tecnologico, da una automobile e dagli interruttori che fanno funzionare tutto, il camminare é la liberazione dalle strutture societarie moderne. 
Quando il treno si prepara a partire, sappiamo che questo dipende da un complesso di fattori interconnessi, elettricità, coordinazione umana, binari ferroviari, segnaletica, motori... Là lo spirito umano si sente piccolo, non può comprendere tutto il processo né padroneggiarlo, lo subisce.
Invece, io camminerò ed é fatta ! Tutto li, tutto qui. Mi fermo, bevo, faccio pausa e stiracchio i piedi, i muscoli, le braccia…peso.
Il sacco pesa, anche scegliendo la semplicità estrema.

Quando ho organizzato una partenza, con in consigli di Silvana che mi dava il peso delle singole cose, o Edo, che è bravissimo per i collegamenti... "conviene Londra e prendere coincidenza per Biarritz, si il bus per Roncisvalle ma se non vuoi aspettare, un po di pellegrini insieme e si va in taxi " il peso mi faceva paura pieno di frivolezze di cui non si può fare a meno.
E sapevo che caricarlo troppo e provare é diverso dal portarlo ogni giorno.
Si, so tutto come se lo avessi fatto... (ma poi penso, è una vita che lo faccio!) ma il percorso interiore in me.. a cosa avrebbe condotto?  Il peso, il sacco, lo zaino all'inizio è pesante, ed è incerto portarlo...dopo due o tre giorni e con le prime bolle ai piedi, so che si impara a scaricarsi del peso superfluo :  Qual’é il giusto mezzo, la scelta giusta?
Lo zaino più o meno pieno, più o meno vuoto simboleggia la sofferenza inevitabile perché troppo pieno o troppo vuoto prefigura il surplus o il deficit, due facce della stessa medaglia.
Vorrei dire che bisogna accettare il peso che si porta.
Che poi è in effetti il peso esatto delle nostre paure meno le nostre sicurezze. Accettarne il peso significa accettare il carico dei nostri condizionamenti, primo passo per potere camminare più leggeri. " Solo tu puoi portare il tuo sacco, un altro sacco più leggero sarebbe fasullo perché il sacco é la trasfigurazione del tuo spirito.
E’ lui che lo pesa, che lo soffre, che se ne libera, anche. Pesa lo spirito?"
Ogni camminante, nella sua andatura, resta fedele al suo carattere. Un punto non ha dimensione, ed anche la linea non ne ha, perché serve una terza dimensione. 
Tutti nel cammino siamo dei punti o delle linee,  ma so che a tutti è apparsa una terza dimensione  il punto e le linea diventano piano, sfera, cerchio: amicizia, affetto, amore…
Ed in questa multi-dimensionalità c’é anche il passato ed il futuro. Si viene da un posto (da dove vieni ?) e si va verso un altro (dove vai ?). Noi siamo una inerzia del passato ed una proiezione verso il futuro, anche se l’inerzia e la proiezione sono in fondo due lati della stessa cosa. Ma se si potesse risolvere il passato e demistificare il futuro, si potrebbe riconoscere il punto in cui siamo, che si chiama qui ed ora. Noi potremmo vivere l’istante in cui il camminare fa il cammino. Tu incontri l’altro quando sei capace di fermarti al momento presente.
Il cammino può seguire una linea dritta o perdersi in un labirinto, dei meandri che vanno e vengono senza un senso reale. Come nelle ragnatele, nei miraggi e nelle illusioni del cammino si fanno intrappolare le personalità immature, i sogni distrutti dalla durezza del mondo.

Sul cammino ci sono dei salvatori e delle vittime, dei templari fantasiosi, delle arpie hospitaliere, dei bonzi del bordone e dei cammini, dei fissati per il cammino.
E’ cosi’, ognuno con la sua pazzia ed ognuno con la sua specificità, leggeri o gravi.
Come se, tra tutti, ci si mettesse d’accordo, tacitamente, per interpretare ciascuno un ruolo. Tu il pellegrino, io l’hospitalero, tu lo straniero ed io l’abitante.
Ogni personaggio che si incontra sul cammino é una opportunità da prendere per scoprire il nostro proprio personaggio, la nostra propria pazzia, la nostra finzione di vita, e cosi’, trovare una via d’uscita verso la saggezza.

Presenza.
Dal cammino sgorgano molte cose, il pianto ma anche l’allegria ed il canto.

La presenza della natura fa percepire una cosa cosi’ evidente: che tu fai parte della vita.
 Una cosa cosi’ semplice e nello stesso tempo cosi’ profonda.
Ed allora si puo’ cantare, sorridere, essere felici, aprirsi…
Sgorgano pure vecchi pesi, rimorsi, fallimenti e sconfitte, perché il passato cosi’ presente trova delle fessure per uscire e poter essere risolto, infine, forse... le cose che si sono represse o negate risorgono, si puo’ adesso gettarle via nel vento perché le cancelli senza riserve in questa luce cosi’ forte di questa natura cosi’ grande che circonda il cammino di ognuno di noi, e le piccole cose mi sembreranno cosi’ piccole e cosi’ meschine e cosi’ ridicole.
E sorgono le speranze, le nostre illusioni ed i nostri desideri. Appare la tentazione di riempire un vuoto vitale presente che non é un vuoto, ma una crepa dell’anima che l'ego non sopporta più.

E il desiderio si nutre dell'insoddisfazione ed a questa ritorna in modo irrimediabile. Nello stesso modo in cui il cammino  insegna a camminare con i nostri due piedi, a sopportare le  carenze, cosi’ il vuoto della nostra vita non può essere sostenuto che dalla presenza altrui, dalla loro amicizia, dalla loro compassione, dal loro ascoltarci, dal loro appoggio, dalla loro simpatia.
"I segnali.
Dice il poeta che si fà il cammino andando. Il cammino si fà con ogni passo, dandogli un senso. Resta chiaro che il cammino di terra é una circostanza; l’altro cammino, quello interiore, si fa anche lui a ogni passo. Ed ogni passo ti avvicina o ti allontana dal tuo destino, perché non sempre posiamo bene i nostri piedi. Ci sono dei posti del cammino dove ci si perde ed altri dove ci si ritrova. Chiaro che questo, nel nostro cammino interiore, dipende dai nostri punti deboli, dai nostri complessi, dalla nostra coscienza che va e viene, dall’armatura che ci siamo costruiti un giorno. Ma attenzione! C’é anche il cammino esteriore. Esiste Santiago, un punto d’arrivo, esistono i differenti punti di partenza. Esistono i rifugi e le frecce gialle e gli amici del cammino che le tracciano. Grazie a tutto questo, si puo’ camminare. Il cammino non sarebbe lo stesso senza le leggende dei pellegrini, i lupi ed i briganti…ed anche i miracoli e le furbizie. Questo cammino che fu passaggio di genti dei differenti popoli, questo cammino che costrui’ villaggi, trasformo’ culture, questo cammino é qui...
" Flavio.
       
 C'è quella bellissima frase,che i "pellegrinipersempre" conoscono bene,presa dal libro di Davide Gandini, Il pellegrino è colui che cerca,accettando l'incalcolabile rischio di trovare veramente.
Perchè trovare significa non essere più quello che si era prima.E' cambiare. E' morire per rinascere a nuova vita. Il "Camino" non è un'impresa eroica o una vacanza alternativa è un pellegrinaggio di fede per molti, ma per me credo sarà un cammino spirituale... ma bisogna farlo... lui forse mi chiarirà.

Questo è il mio ultimo scritto, mi piace lasciare con questo post che comprende, anche se in metafora, il mio cammino nella blogsfera che come nella vita, a volte, mi ha riservato profondi dispiaceri, grandi gioie, profonde amicizie .

26 gen 2018

Le grand chic

Sono stata invitata da Chicchina a ricordare Audrey Hepburn a 25 anni della sua scomparsa, lo faccio con piacere anche se trovo difficile pensare che lei non sia presente in un angolo della mia esistenza che appartiene all'eleganza.
I ricordi personali sono quelli legati ad un abito da sera; fu un atelier di Chiaramonte Gulfi, a confezionarlo, era in faille color brina, e omaggiava il ballo del film Sabrina. Ero magrissima e ricordo con piacere uno dei pochi complimenti ricevuti da chi avrebbe dovuto accompagnarmi nel cammino della vita: avevo un pull a trecce nero  un pantalone aderente e le mie immancabili ballerine Chanel, : Hai l'eleganza della Hepburn.
Non si può ricordare questa enorme icona di stile, fra l'altro ricordata del mio post, poco tempo fa Essenza dello stile, senza collegarla a Givency.
Hubert de Givency amava il nero, le donne, Parigi, la semplicità le linee pulite, la lealtà. E le amicizie che durano tutta una vita, come quella con Audrey Hepburn, una signora talmente speciale che è difficile a raccontarla a parole..

Bisogna ricordarla tramite immagini . Lei ed un tubino nero ed un largo cappello, un abito bianco da principessa, un pull a maxi trecce con un paio di pantaloni corti e sottili, una tiara di cristalli e un vestito da mille ed una notte leggero come una piuma.
ma anche così e la sua generosità
o così meravigliosa nel suo ultimo periodo.

Nel post l'Essenza dello stile,

semplicemente così.
A Roma superando Piazza Colonna, su Via del Corso, verso Piazza Venezia, sulla sinistra di è una stradina che percorsa tutta sbuca a Fontana di Trevi, E' la stradina del sogno "Romano",  la stradina che ti catapulta nella dolce vita, ed è li, che spesso andavo ad ammirare i divi. Le molte bancarelle sono piene di foto e di poster di scene di film, ed è li che ho comperato questa
 Che insieme a quest'altra ho fatto incorniciare e sistemare in un piccolo boudoir della casa che abitavo a via Sistina.
Questa è un fuori scena, durante la lavorazione del film Guerra e Pace, ed è una foto che racchiude due tipi di bellezza, quella eterea elegante e quella prorompente, tanta, e sensuale della Ekberg, Insieme sono la Roma di Vacanze Romane e della Dolce Vita.
La sua è stata una eleganza di vita, una icona di stile con umanità ed altruismo propri dei grandi.