Comunque sicuramente lontana dalla comunità, scrivevo, non ne facevo partecipe nessuno, non andavo in giro per l'etere, e se un complimento o un commento arrivava, con esso arrivava anche la meraviglia. (parola che in se include il sentimento che suscita e allo stesso tempo il soastantivo della cosa meravigliosa).
T U T T E BALLE ma quale V I R T U A L E
Etichette: Deontologia dell'etere
Mi sembra che dall'ultima volta che ho scritto sia passata un'era geologica.... ed io sia appena uscita dalla giurassica, senza essere stata capace di trascinare con me ...nessuno.
Avevo scritto che questo mezzo, è come le scatole cinesi... ti permette di curiosare all'infinito e illuderti di aprire questi pacchi, scartandoli come regali, e pretendere di trovarci una gradita sorpresa.
Invece,sono caduta nella rete dell'illusione della compagnia, del confronto, della sincerità, poichè pensavo che "assenza della presenza",rendesse facile essere se stessi.
Ma che dico?? Siamo "se stessi" e siamo al 100% lo specchio della realtà.
Bisognerebbe cominciare a parlare di deontologia dell'etere, perchè ci troviamo davanti a professionisti che usano questo mezzo, (nato per le aziende le banche gli uffici),per millantare ciò che vorrebbero essere e non sono, per sognare delle amicizie che non hanno, per evadere da quelle famiglie dove non hanno saputo costruire empatia, tenerezza, complicità, interessi di anni trascorsi insieme. O,peggio ancora, ci troviamo davanti alla pochezza e alla mediocrità di una società che convinta dell'anonimato del pc, pensa di poter essere scortese, giudicante,palesemente ignorante, volgare, arrogante, prevenuta, solo perchè crede di non perdere "la faccia".
In effetti, i concetti sono gli stessi, ma a ben guardare oggi manca la rabbia di allora (sarà stato il mese al Lama Tzong Khapa) ed ho imparato sia nello scrivere che nel parlare ad usare pochissimi aggettivi.
Ho tolto dal mio vocabolario la parola "tollerare" che implica l'accettazione buonistica di qualcosa che non ti piace, non condividi, sostituità da comprensione, che è accettazione anche del diverso, senza avere l'ipocrisia di un perbenismo tollerante
In effetti, i concetti sono gli stessi, ma a ben guardare oggi manca la rabbia di allora (sarà stato il mese al Lama Tzong Khapa) ed ho imparato sia nello scrivere che nel parlare ad usare pochissimi aggettivi.
Ho tolto dal mio vocabolario la parola "tollerare" che implica l'accettazione buonistica di qualcosa che non ti piace, non condividi, sostituità da comprensione, che è accettazione anche del diverso, senza avere l'ipocrisia di un perbenismo tollerante








