17/set/2014

Verso il mare della dimenticanza - Brodskij

Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo,
com’è bizzarro rivivere un addio…)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.
Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…
Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.
Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali – tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi,

sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Lìbrati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza.
(Josif Aleksandrovič Brodskij )

05/set/2014

L'Italiano che simpaticone!

Stavamo parlando della lingua italiana... e prima di cominciare con la grammatica, per capire che è una simpaticona e che bisogna conoscere le regole, ma applicarle in maniera leggera , perché con l'ortodossia si cade spesso in grandi errori, se non di scrittura spesso di concetto.
Premesso che la trasformazione dal latino al volgare attraverso la lingua parlata ha la sua prima testimonianza scritta in un documento notarile del sud Italia, Premesso che la prima scuola poetica in volgare è nata e proliferata nella mia amatissima isola: la Sicilia, alla corte di Federico II di Svevia.
Come figlia non degna di rappresentare il colto Sud, mi arrabatterò fra aneddoti e regole, io mi diverto spero sia così anche per voi.
Per dipingere bisogna conoscere i colori, per suonare le note, per scrivere le parole.
Un aneddoto racconta della risposta di Théophile Gautier alla domanda di Baudelaire che gli chiedeva "come fate a scrivere così bene?" e lui "ho studiato molto il vocabolario".
Anatole France diceva che la sua lettura è una delle avventure più eccitanti per la nostra fantasia.
Il vocabolario contiene l'universo, ogni parola costituisce un mondo  a sé stante, riflette una storia una conquista del pensiero.
Più che alle storie bisognerebbe indirizzare i ragazzi al dizionario : uno scrigno discreto che contiene dalla A alla Z la nostra sterminata ignoranza.
Siamo orgogliosi di avere libertà di parola, ma come è possibile esercitarla se ne conosciamo così poche?
Gabriele D'annunzio passava giorni a studiare il vocabolario, in particolare l'etimologia, e per chi scrive è utile come al medico la composizione di una medicina.
Tutte le parole hanno una sorgente ed un percorso, cioè etimologia e semantica.
mi meraviglio come a distanza di tanti anni gli insegnamenti di Maria Luisa Spaziani, per la filologia romanza e letteratura francese possano essere così nitidi nella mia memoria, ma in quegli anni accademici ho avuto la fortuna di avere come docenti colossi della cultura internazionale e certe emozioni ed amori non si scordano.
Chi usa senza conoscerne l'origine, la parola può fare brutti scherzi.
Per esempio repubblica popolare democratica  e come dire regno monarchico, acqua idraulica, ghiaccio gelato e chiunque scrivesse con questa tautologia sarebbe considerato un pazzo, chi invece scrive repubblica democratica popolare no.
Chi non legge il vocabolario può pensare che equino ed equinozio derivino dalla medesima parola latina. E poi le regole sugli accrescitivi...
se salone è una sala grande, ciò non vuol dire che mattone derivi da matto, bottone da botte, burrone da burro.
Rubinetto non è in piccolo rubino e brigantino non è un brigante giovane e la focaccia non va scambiata per una foca di facili costumi....
La nostra lingua è piena di trabocchetti, per gli stranieri che la studiano, figuriamoci per gli italiani che non la studiano mai.
Fine del primo capitolino,
grande errore, perchè in italiano il diminutivo di capitolo non esiste, (si dice un breve capitolo) e capitolino è l'italiano cittadino della capitale o un oggetto appartenente alla tradizione e cultura romana.

30/ago/2014

Amo l'Italiano

Adesso parlo di un argomento che mi affascina: l'Italiano, non del maschio italiano, per quanto in altri tempi mi affascinava e come, ma del nostro idioma.
Scrivo in maniera disordinata, sono strafalciona, non torno indietro per mettere accenti giusti, vado di fretta e faccio errori di ripetizione e cacofonia, scrivo come parlo: dunque male. 
Ciò non esclude che in teoria io sia ferratissima, e mentre mi perdono, mi infastidisco dell'altrui disarmonia. 
Però noi italiani, più di altri popoli, parlando parlando su una base greco latina poco alla volta abbiamo saputo inserire armoniosamente e senza forzature parole di derivazione araba, francese, germanica... sviluppandone i pregi e migliorandone significati.
Le nostre sillabe, come note di musica, le abbiamo armonizzate così bene da essere l'unico popolo, fra quelli di antiche civiltà, a poter leggere e comprendere l'italiano delle origini della letteratura. 
Non può farlo un tedesco, che se si avvicina ad uno scritto coevo ai tempi di Dante si ritrova con testi dell'alto tedesco medio o l'alto tedesco antico incomprensibili, a meno che non sia un  filologo più che bravo
Ma noi siamo italiani, leggeri e "scherzerecci" anche in grammatica.. abbiamo capito che lo scrivere attiene più all'arte che alla scienza.
Abbiamo addolcito l'arcigna materia rendendo ironiche e trasgressive le  molteplici regole, allontanandoci da rigidi canoni di temi, matrici, rappresentando fonologia ballerina... principi di semantica... linguistica strutturale,  e senza bisogno di aprire un monumento come Gerhard Rohlfs , basta un testo qualsiasi di grammatica storica della lingua e dei dialetti, per capire che l'italiano è interessante, curioso, facile e contenente tanti rebus indovinelli e piccoli problemi per i quali è un piacere impegnarsi e giocarci su.
Questo impegno preso con me stessa, non sarà breve come quello del latino... e non credo che in una trilogia di post potrò essere asaustiva in ciò che mi sono prefissa di fare.
Vorrei riuscire a restituire alcune regole di grammatica italiana senza paure e senza cavilli, per chi non ha mai studiate o se le è dimenticate. Spero, con la mia memoria da elefante di ricordare e saper mettere per iscritto i giochini che facevo insieme a mia cugina Maria, nonché mia insegnante, dispiaciutissima che nel mio vagare ho lasciato in Toscana appunti di grammatica e filologia... ma vedrò di trovare un supporto, che non sia internet... perché per gli errori basto io.
E come prologo ad AMO L'ITALIANO scrivo e mi conforta a proposito dell'ultimo concetto l'opinione del Tasso nel primo canto della Gerusalemme liberata
Sai che là corre il mondo ove più versi
di sue dolcezze il lusinghier Parnaso,
e che 'l vero condito di molli versi
i più schivi allettando ha persuaso.
Così a l'egro fanciul porgiamo aspersi
di soavi licor gli orli del vaso
succhi amari ingannato intanto ei beve,
e da l'inganno suo vita riceve.

20/ago/2014

Latino in itinere ultima parte

Ho voglia di scrivere un altro post, ma prima, non posso non mantenere ... e concludere la terna del latino. 
Per iniziare sono passata al volo
davanti la libreria. Ho preso, ad occhi chiusi, dallo scaffale dove ho sistemato i classici latini , come una pesca, un libro ed il caso ha estratto Seneca.
De providentia e il De brevitate vitae.
Spero di riuscire ad esporre brevemente il De brevitate. 
Frasi famose,come  "la vita è breve, l'arte è lunga".
"La vita è il sogno di un ombra."
 "Vassene il tempo e l'uom non se ne avvede", 
"dalla cuna alla tomba è un breve passo" riempiono tutti i generi di libri..
La letteratura è piena di aforismi e riflessioni sulla brevità della vita, ma Seneca nega che la vita sia breve, essa appare tale a chi non ne fa buon uso, ma che in effetti è satis longa abbastanza lunga, anzi large data per coloro che sanno spenderla bene.
Rimproveriamo alla natura di essere stata avara per averci dato una vita così breve, e così veloce, che salvo poche eccezioni, essa ci abbandona proprio mentre ci accingiamo a sperimentarla.
E leggo in latino, ma riporto per brevità la traduzione:
"La nostra vita non è breve, siamo noi che la rendiamo tale. 
Come immense e regali ricchezze, se capitano in mano di un cattivo padrone, spariscono in un battibaleno, mentre capitali anche modesti, se affidati ad un buon amministratore, aumentano per gli utili che se ne sanno trarre, così la nostra vita riesce molto lunga a chi sa farla fruttare."
Le frasi in latino, belle come motti da ricordare sono tantissime, alcune musicali e concise...
ubi ad malum dominum pervenerunt, momento dissipantur....
Nel De providentia... Seneca a seguito di una domanda posta da Lucilio:
Quare multa bonis adversa eveniunt, cioè per quale ragione ai buoni capitino tante disgrazie, sembra una delle tante coincidenze, anzi sincronie, che scandiscono le mie giornate.
Pescare a caso il De providentia e il De brevitate vitae, sarà un segno?  la cosa certa è che io in questi giorni, ho spesso pensato che la mia vita è stata troppo lunga anche se ho sprecato trenta e più anni, negli altri che ho bene usato ho fatto tantissime cose... ed ho lavorato su me stessa per considerare disgrazie che mi hanno sempre inseguito, come "provvida sventura", concetto esposto in maniera magistrale da Seneca.
Scrivere del latino che usiamo tutti i giorni, mi ha fatto riprendere in mano letture di vecchi libri, e da un po di sere mi sono regalata il piacere trasgressivo delle poesie di Catullo, l'appagamento per la magnificenza delle letture giuridiche,( ho riletto soltanto la presentazione ed introduzione alla Storia del diritto romano ) e considerato quanta differenza vi è fra i saggi di adesso e quelli di Cicerone sull'Amicizia e  L'arte di invecchiare .
Est enim amicitia nihil aliud nisi omnium divinarum
humanarumque rerum cum benevolentia et caritate consentio....
Sarò una patita dei classici latini, ma trovo in queste frasi una musicalià di linguaggio e concetti trovati di ugual portata solo fra i filosofi greci.
A distanza di 2000 anni i testi di Cicerone sono sorprendentemente attuali, appartenenti alla filosofia morale, imbevuta di Greca sapienza, come il pensare che l'amicizia è il bene più prezioso fra i beni dell'uomo, dopo la sapienza, e che essa può nascere solo fra animi "per bene".
Ricordo qui il latino come un avo ancora i vita:
  1. Lapis
  2. lapsus
  3. lavabo
  4. lectura
  5. legenda
  6. locanda
  7. libido
  8. lupus (affezione della pelle)
  9. lupus on fabula
  10. magnificat
  11. magnitudo
  12. magnum
  13. mare magnum
  14. mare nostrum
  15. mass media
  16. maximum
  17. mea culpa
  18. medium
  19. memento
  20. memorandum
  21. mens sana in corpore sano
  22. minimum
  23. mirabilia
  24. modus vivendi
  25. more uxorio
  26. motu proprio
  27. mutatis mutandis
  28. mutanda
  29. nemo phrofeta in patria
  30. noli me tangere
  31. nomen omen
  32. non possumus
  33. nova
  34. novissimi
  35. nubendi
  36. odi et amo
  37. omissis
  38. opera omnia
  39. optimum
  40. opus dei
  41. ora et labora
  42. osanna
  43. o tempora o mores
  44. pater familias
  45. pater noster
  46. placet
  47. plenum
  48. pollice verso 
  49. post mortem
  50. probi viri
  51. pro die
  52. pro memoria
  53. prorogato
  54. pro tempore
  55. quid
  56. qui pro quo
  57. quorum
  58. radium
  59. raptus
  60. rebus
  61. referendum
  62. regina coeli
  63. reprimenda
  64. repulisti
  65. sacra rota
  66. salve
  67. senior
  68. sic
  69. sine cura
  70. sine die
  71. sine qua non
  72. solarium
  73. statu quo
  74. status
  75. sua sponte
  76. sui generis
  77. super
  78. super partes
  79. sursum corda
  80. symposium
  81. tabula rasa
  82. tot
  83. transeat
  84. trasfert
  85. turbo
  86. ubi maior minor cessat
  87. ultima ratio
  88. ultimatm
  89. ultra
  90. urbi et orbi
  91. unicum
  92. vacatio legis
  93. vademecum
  94. vale
  95. verba volant
  96. via crucis
  97. viceversa
  98. virago
  99. virus
  100. vulgo.  In questa ultima parte ho volutamente inserito più parole anzicché intere frasi. e alla fine di questo lungo elenco è obbligo commentare il sorriso scaturito oggi mentre ascoltavo il tg3.
Intervistato un carabiniere su uno dei tanti delitti che all'ora di pranzo condiscono i contorni, il poveraccio non riusciva ad esprimersi e parlare con scioltezza in italiano,raccontava il fatto con pause, cercando le parole a fatica, ad un certo punto per rendere importante l'intervista ha dato un colpo di coda ed ha concluso soddisfatto con le" indagini sono in etinere" .
Latino, caro latino, ancora con la tua lingua salvi un mediocre italiano.

11/ago/2014

Tutti latinisti 2?

Ex Libris di Strega Gingi
Vengo a scrivere, quello che mi fa piacere, cerco di postare argomenti, senza che siano pesanti, ma che appartengono alla nostra società e alla sua storia e sopratutto ai miei interessi, che sono i più disparati.
Mi conforta il fatto che più sono visitata, meno commenti trovo, vuol dire che faccio pensare? e che è impegnativo commentare?
Mi è venuto spontaneo ricordare due "Uomini" Berlinguer ed Almirante, ero ragazzina quando questo ultimo in un comizio a Piazza del Popolo (stracolma) ed in una tribuna elettorale poi, disse: Vi è il silenzio nella stampa, ma le piazze mi confortano.
Il giorno che ho postato tutti latinisti, le visite nel pomeriggio erano 286  e nessun commento, il mattino successivo erano diventate  334, il giorno seguente 94 ed oggi siamo già a 128.  Ma la mia media è difficile che scenda sotto le ottanta visite, anche quando sono stata forzatamente lontana.
Navigo e ci sono gotha del web, con articoli di storia e politica magistrali, altri con considerazioni sulla vita, società e sentimenti, degni di un luminare di psicologia.... commenti : Zero.
Questo mi fa pensare che il mio povero blog... sta diventando importante? poichè quando la media delle visite era 40 o 50 al giorno i commenti erano una trentina.
Ma andiamo avanti, ed a proposito dell'amicizia, 
Sed hoc primum sentio, nisi in bonis amicitiam esse non posse.
"Prima di tutto penso che non possa esistere amicizia se non fra i buoni." questa la traduzione della frase di Cicerone.
Frase che sento mia, dal momento che nessun amico mi è stato vicino debbo presumere che nessuno è buono ? Ho chiesto aiuto, solo come comprensione, ma tutti, proprio tutti, ( esclusa qualche amica virtuale), hanno risposto scaricandomi addosso problemi e malattie.  
 Mi sono sentita un'ombra al buio. 
Non vi nascondo che ho avuto una grande delusione, e la sensazione di essere stata usata, credetemi, è sgradevole.
Sono stata ammirata, emulata, considerata, gratificata nel lavoro ma, mai amata per quello che sono. 
Allora  prendo Catullo per la manina, occhiali, cd di musica classica e vado nella dormeuse in salotto, apro il condizionatore e mi immergo nel latino.
Questo è un latino antico, non il nostro di adesso, ma quello di Catullo, è semplice, vivace, comunicativo, dall'espressione immediata, ingenuo ed appassionato, con un linguaggio  che sfida ogni pudore e prudenza.
Inutile riportare versi e traduzione, vi sono in internet pagine e pagine, in cui è possibile apprezzare il suo semplice eros.
Allora continuo con quanto  abbiamo nel nostro bagaglio di latino.
In una società tecnologica avanzatissima, che trapianta di tutto, che modifica gli organismi, che crea la vita....o peggio la clona a che serve il latino?
E faccio un altra domanda, a che serve Mozart, a cosa servono Tiziano e Shakepeare? e noi italiani siamo i meno qualificati a parlare della sua inutilità, dal momento che la maggior parte delle nostre parole derivano dal latino.

  1. deficit (Credo che di questi tempi sia parola conosciuta a tutti)
  2. delirium tremens ( grave psicosi in cui cadono gli alcolizzati cronici)
  3. Deo gratias
  4. desiderata
  5. do ut des
  6. et cétera (eccetera in italiano)
  7. errare humanum est
  8. errata corrige ( nessuno è perfetto e anche gli stampatori di libri !)
  9. est modus in rebus
  10. ex aequo 
  11. excelsior
  12. ex libris ( dai libri di Tizio, Caio, o anche di Strega)
  13. extra moenia, o intra moenia, noto nell'ambiente medico per una riforma fatta.
  14. ex voto
  15. faxsimile
  16. festina lente (affrettati lentamente)
  17. forma mentis
  18. gratis
  19. grosso modo
  20. gratia
  21. habemus pontificem (et nunc abemus binum!) ;-)
  22. habitat
  23. habitus
  24. herpes
  25. homo novus
  26. honoris causa
  27. humus
  28. ictus
  29. idem
  30. imprimatur
  31. in camera caritatis
  32. incipit
  33. in extremis
  34. in pectore
  35. intelligenti pauca
  36. interim
  37. interiora
  38. in vino veritas
  39. ipso facto
  40. item
  41. iter
juventus... e con quest'ultima mi fermo.
Sono milanista, non mi chiedete perché, la squadra del cuore è come l'amore nasce da ragazzini non si sa come, ed essendo un amore unilaterale.... dura per tutta la vita
Alla prossima


07/ago/2014

tutti latinisti ?

Apro il video del computer metto l'audio, e comincio a digitare. 
In questa piccola frase ho già usato due parole latine.
Il latino, presunta lingua morta dà segni giornalieri di sopravvivenza, buttato fuori dalla scuola e dalla chiesa, lui rivive e si vendica penetrando nel linguaggio della burocrazia, nei posti cardini della politica, della economia, dei tribunali, dello spettacolo e dello sport. Mia cugina,insegnante di latino e greco al liceo, che mi dedicava tutti i pomeriggi e con la quale svolgevamo un nostro programma al di fuori dell'insegnamento impersonale della scuola, mi inizio al latino dicendo: Non esiste lingua più sintetica,con la capacità di condensare il massimo di pensiero nel minimo di parole.
In effetti, viviamo in una società malata di stitichezza concettuale e affetta da diarrea verbale.
L'approccio alle materie letterarie era sempre diverso da quello ascoltato la mattina in aula; a scuola ci misero in guardia per la complicata grammatica, per il dover apprendere tutti i casi delle 5 declinazioni, per lo studio più approfondito dei complementi e "questo adesso, poi verrà il tempo della sintassi e saranno dolori"
Maria invece mi disse :" è una lingua affascinante, che nel tempo ti farà capire molte cose, ti permetterà di aprire le porte dei significati delle parole quando leggi, ma sopratutto è divertente, basta capirne l'ingranaggio e sarà come una sfida a misurarsi, come fare le parole crociate".
Adesso, più passano gli anni e più mi accorgo quanto sia usato il latino, eppure le scuole lo hanno abolito definitivamente.
Avevano provato a lasciarlo facoltativo, ma scegliendolo solo il 17% degli studenti lo hanno abolito.
Questi intelligentoni si sono mai chiesti se avessero messa facoltativa la matematica quanti sarebbero stati i ragazzi a sceglierla? da sondaggi fatti non più del 13%.
Qui di seguito scelgo alcuni modi di dire e parole che io uso correntemente in aggiunta a quelli che usiamo tutti senza pensare che siano termini latini.

  1. Absit iniuria verbo (l'offesa sia lontana dalla parola).
  2. Ad abundantiam.
  3. Addendum (in genere nelle lettere commerciali: facendo seguito ai nostri accordi verbali!)
  4. Ad hoc
  5. A divinis
  6. Ad kalendas Graecas in genere dico alle calende greche (che non esistono nel calendario greco per cui mai !)
  7. Ad libitum (a piacere, a volontà, secondo il proprio capriccioso piacere)
  8. ad maiora
  9. ad personam
  10. Agenda
  11. A latere ( il giudice a latere sta a fianco del giudice titolare del fascicolo di causa)
  12. Album
  13. Alias
  14. Alibi
  15. Alleluia
  16. alter ego
  17. ambo
  18. ante litteram
  19. a posteriori
  20. a priori
  21. arbiter elegantiae
  22. audio- video
  23. auditorium
  24. aula magna
  25. aurea mediocritas
  26. auscultare
  27. aut aut
  28. Aut caesar aut nihil (Questa era una frase che usavo spesso nei tempi in cui ero viziatella, o cesare o niente, cioè o tutto o niente, quindi senza nessun compromesso).
  29. Ave Maria
  30. Bis
  31. Bonus malus (ci hanno pensato le assicurazoni a farlo entrare nel linguaggio di tutti)
  32. Brevi manu
  33. busillis
  34. Campus (ci hanno pensato gli inglesi a farla entrare in italia con passaporto estero!)
  35. Caput mundi
  36. Caritas
  37. Carpe diem
  38. Casus belli
  39. cave canem
  40. clientes
  41. consecutio temporum
  42. corpus (raccolta di opere letterarie)
  43. corpus domini
  44. cui prodest (purtroppo lo dico e lo scrivo spesso, a chi giova?)
  45. cum grano salis
  46. cum quibus
  47. curriculum
  48. de cuius
  49. de facto    Adesso mi fermo,l'idea del post, la ho avuta perché sono riuscita ad avere un libro di Marchi, che mi mancava da 30 anni, ma domani... o meglio appena posso continuo, miei cari latinisti.

04/ago/2014

Mutanda et Smemoranda

Se considero la mia persona, mi sento un nulla con tante curiosità e con l'amarezza di comprendere che oramai il mio tempo è infinitamente breve per soddisfarle almeno in parte. 
Se mi guardo attorno il mio nulla prende quota, e la mia autostima cresce. Non importa se a torto, ma indubbiamente per il mio io risulta positivo. e va bene  così.
Avevo un blog ricevuto in regalo,dove scrivevo farina di altro sacco ed ho cancellato, ma che dico cancellato...non cancellato,si è pretesa la restituzione di un dono che avevo ricevuto per rottura di una anomala società... 
Ho sempre sopravvalutato le persone con le quali intrattengo rapporti, e con la cenere in testa debbo confessare che questa mia abitudine fa male a me, la cui umiltà non viene compresa ed alimento l'ego degli altri, e fa male a chi perde la consapevolezza del proprio limite.
Mi fregio di non essere dattilografa insieme al fatto che sono pigra e non perdo tempo a limare, rileggere sopratutto gli strafalcioni di ortografia derivanti dalla digitazione, che per me è sempre indigesta.
E da questa mia carenza, forse dovuta più al mio carattere, frettoloso e superficiale considero questo post un prologo ad una serie di post dal titolo Impariamo l'italiano, Come si legge un libro, e Siamo tutti latinisti.
Ad maiora!

01/ago/2014

Indipendenti dall'invidia

Interrompo la mia deambulazione casereccia e di sistemazione, per un pensiero che voglio fissare
"L'invidia è un sentimento meschino, penoso, che avvelena i rapporti sociali, ma anche amicali ed di parentela, fa soffrire in silenzio e a volte sfocia in comportamenti assurdi, anche di competitività fra consanguinei, ma ancor peggiore non è la superbia di chi reputa che nessuno sia degno della propria invidia? 
Ditemi voi.
Io Intanto prima ancora di aver tutto a posto sto organizzando per l'arrivo di un ospite ... conosciuto nove anni fa nel web, e amico nel reale da sette.
Ma lui, milanese, che sta facendo il giro della Sicilia in bici ... intanto si adatterà a sopportare una superbona? ;.)
OPS .... avevo dimenticato la musica e per lui,proprietario del Sound70, unico locale in Italia dove si ascolta solo anni'70 ed esclusivamente su vinile. 

29/lug/2014

Ricordi , prologo del futuro

La notte è trascorsa a riordinare nella nuova casa. Sono lenta, apro pagine a caso, come se fossero i libri delle risposte, mi fermo ad ogni giornale, non riesco a posarli senza aprire e curiosare.
Immagini fantastiche dei numeri speciali di Epoca, l'allunaggio, le avventure di Bonatti, e indietro nel tempo La lettura e Le vie d'italia, del 1914, e gli articoli sulla Grande Guerra. Ho sistemato alcune cose di Beppe, la sua rivista Braci, dei libretti stampati da una tipografia locale, che adesso non c'è più, e mentre pensavo a quanta grande è stata la mia fortuna di vita, altrettanto grandi i miei dolori e le tragedie, e oltre ad essere unica, del resto come tutte le altre, la sento speciale, per la passione che mi accompagna, e il ritornello che mi fa arrabbiare "tu sempre fortunata" so che corrisponde a verità.
Per uno strano sentire, ho visitato un sito che mi era stato decantato anni fa, e che mi aveva profondamente deluso, forse per le aspettative che non bisogna mai avere.
Non lo avevo più visitato, e, caso o coincidenza, stamani ho trovato una poesia di Beppe ; un semplice copia incolla, di quelli che per dire qualcosa ti affidi a parole altrui, e sopratutto alla poesia che è un linguaggio capace di accarezzare il cuore di tutti, infatti si basa sulla interpretazione soggettiva e lo stato d'animo di chi legge.
Allora mi piace "dire o meglio ridire" di questo grande della scuola poetica romana degli anni 80. Così do una rispolverata ad un mio vecchio post... dell'Aprile del 2012 :
 A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m'hai insegnato
ad amare, ma senza di te. La vita 
con il suo dolore mi insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro.
Allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno, che figure inumane,
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche ad odiare ho dovuto imparare
Foto di Beppe ai Fori Imperiali "letture notturne"
e dagli amici e da te e dalla vita intera.
                                                    Beppe Salvia

Sistemando vecchie carte ho trovato un suo breve appunto.

“Io amo la mia casa perché è bella / e silenziosa e forte: sembra d’aver / qui / nella casa un’altra casa, d’ombra, / e nella vita un’altra vita, eterna”.


La sua bellezza biondo e riccio come un cherubino, grandi occhi azzurri,  era pari alla meraviglia del suo dire.
E mentre un gatto prendeva posto alle spalle di quella nonna che sedeva in modo da fargli posto,
Foto Gingi sala da pranzo
lui ad appena tre anni raccontava in poesia 
le biricchinate dell'asilo, mangiando elegantemente e da solo.
Ci sarebbero nella biografia di Beppe tanti elementi per farne una leggenda. A Lui piacevano gli slanci e i salti, i salti lessicali e logici,
e anche quelli fisici, da equilibrista.

Gli piaceva saltare sui davanzali.
Lo faceva ogni tanto, tra il terrore di chi guardava.
Non si prendeva mai sul serio, aveva uno spirito sornione, e se pure aveva un sentimento altissimo della poesia, non ci pensava troppo a bruciare le sue pagine o a buttarle nel Tevere. 
"Scriveva usando eteronomi, alla maniera di Pessoa,
che gli consentivano di praticare «l'immodesta arte di troppe vite vere».
Dal vento dei suoi boschi lucani "al limitar di neve e foresta" fra volpi e segugi gli arrivò il  soffio dei versi di Orazio e dalla materna Sicilia l'eco della scuola siciliana."
E mi affacciavo su quel giardino
Giardino di casa, foto fatta 40 anni dopo.
che mi vedeva per lunghe ore calde sull'altalena mentre fra un disegno,
Gingi e Beppe in giardino 1955

Foto Strega acquerello e china B. Salvia,1970 
una poesia, lui all'ombra della pergola con la chitarra omaggiava i Beatles dell'estate di Girl. 



23/lug/2014

Avventura nel primo secolo

"Avventura nel primo secolo" finito di rileggerlo la scorsa notte, a volte mi prende il desiderio di libri che hanno lasciato un buon ricordo, e questo di Paolo Monelli per me è stata una folgorazione allora, ed un piacere rinnovato adesso.
Monelli una sera del 1954,  riceve la visita di un incaricato della sezione UDU (ufficio dei desideri umani.) per consentirgli di realizzare il desiderio di fare un viaggio nel tempo e di vivere nella Roma dei Cesari.
 Egli non potrà modificare nulla, non potrà incidere sui fatti storici,né comunicare future invenzioni ai suoi concittadini, e il suo spirito prenderà posto nel corpo di un bimbo appartenente alla gens valeria. 
IL racconto pieno di simpatici aneddoti ha una grande valenza storica, e porta anche chi lo legge alla conoscenza di una quarantina d'anni, coinvolgenti per la precisione e la ricostruzione ambientale .
Lui , Publius Valerius Monellus ci fa assistere dagli ultimi anni del governo di Augusto fino alla prudente politica estera di Tiberio, ci porta a Capri, a Baia, in Egitto in Siria, a Petra, fino alla conoscenza di Plinio il vecchio, sempre in compagnia del suo taccuino, al quale predice inutilmente la morte investito dalla tremenda nube di gas del Vesuvio.
Impossibile qui dire i riferimenti storici quelli mitologici e le considerazioni su i personaggi ed i luoghi dell'epoca. Riporto un brano tanto per farvi capire quanto vasti siano gli orizzonti descritti: "Sapevo che Hostia frequentava... Ovidio Nasone che avevo visto più volte dal libraio, presso il termopolio del portico di Nettuno, ospite onorando. Ogni volta che lo vedevo pensavo ad un misto di Cardarelli e di Bacchelli, un Cardarelli per la piega amara delle labbra, per il gesto ammonitore, col dito alzato, con cui attirava l'attenzione con quello che stava per dire, un Bacchelli per la maestà dell'incedere e le floride pieghe della pelle sulle guance, e l'aspetto di uomo fortunato, che se la faceva bene, amico dei potenti, vezzeggiato dalle donne".
 Poi ci sono le notti romane, delle matrone ma anche di Julia, nipote dell'imperatore che si racconta, e pare risponda al vero, che una sola notte infilò nel braccio della statua del nonno bel tredici corone d'alloro, tante quanti i centurioni che avevano acconsentito a soddisfarne le  sue voglie. 
Adesso con il sapore di aver vissuto 20 secoli addietro, con il ripasso della mitologia, della storia e dei sentimenti dell'epoca mi chiedo:
Che interesse può avere per un lettore una storia vecchia di duemila anni?Che segni di vita possono arrivare da un passato di 20 secoli ?Shakespeare  nella Tempesta ci avverte
“il passato è soltanto un prologo” 
il prologo della nostra vita, alla quale tutto ciò che la precede appartiene come parte indistruttibile dell’esistenza, Cesare, Antonio, Annibale. Costantino, Alessandro, e tutti gli altri anche sconosciuti siamo noi, la loro storia è la nostra storia.
Il ricordo che riusciamo a decifrarne è in sostanza il ricordo di noi stessi.
Ed è inutile obiettare che 20 secoli sono un abisso così profondo da non poter scendervi dentro. 
Ogni 100 anni si succedono tre generazioni, il mio nonno era nato nel 1861, insieme al regno d’Italia e da bimba raccontava quello che aveva sentito dal suo nonno su i Francesi ed i Borboni… l'altro nonno raccontava di quando suo padre piantò in giardino  al passaggio di Garibaldi la palma che ancora c'è.
Un filo ininterrotto dal settecento fino a me. Con questa cadenza di vita  sessanta nonni ci dividono da Annibbale o Cesare. 
Sessanta nonni soltanto. 
E che dire dei luoghi spettatori impassibili e fedeli del passato, testimoni che attendono solo di essere interrogati? Basta saper guardare e Cartagine diventa viva.Cesare e Annibbale  contemporanei nei nostri ricordi, uomini come noi che vivevano di pane, provavano desideri, assaporavano dolori, avevano bisogno di amici.