StregaBugiarda

Più si apprezza la vita e più si restituisce

18 gen 2018

Le mie "grandi" donne campana...del mondo


Avevo anche una piccola collezione di campanelle, da quelle di cristallo a quella di Delft regalatami da mio figlio Matteo, dopo il suo primo viaggio ad Amsterdan. Durante il tempo che ci è donato vivere perdiamo molte cose, e passo dopo passo ne aggiungiamo altre che vanno a fare compagnia ad oggetti che in maniera misteriosa rimangono con noi, Come diceva uno dei presocratici, hanno un'anima e ci seguono lungo il cammino,
Stamani mi serve un documento, attraverso la sala per andare verso lo scrittoio e i miei occhi si posano su tre campanelle ancora con me, le donne campana, ed è un caso che i rintocchi arrivino dalla Francia? dall' America latina con le sue maracas? e dall'India?
Mi siedo in soggiorno, riprendo in mano un lavoretto, e la mente viaggia, si le campane sono la sintesi, l'essenziale che è con me,
La campana francese, oltre ad un sentimento d'amore per molti dei suoi luoghi e bellissimi ricordi di giovinezza, mi dice libertà fraternità uguaglianza (e su questa ultima parola debbo ancora lavorare molto), la campana brasiliana mi riporta al ballo carnascialesco della vita, ma anche alla sua danza e alla musica, mentre la donna indiana suona un semplice rintocco di mistero e filosofie.Tutte e tre parlano di stile, costume, moda, la passione della mia vita.

Siamo soliti non dare valore a cose che facciamo tutti i giorni, ma sono queste le cose che trasformano noi e stanno trasformando il mondo che ci circonda.

5 gen 2018

Buoni Propositi

Dall'epistolario di Franz Kafka per dire che oggi sarà dedicato alla lettura di voi, sono curiosa di vedere quanto ho perso in questo lungo periodo...

3 gen 2018

STREGHE

Streghe, era così il titolo di un libro della Gruber del 2008.
Non credo di avere molto in comune con la Strega Gruber, lei austriaca nell’anima, dura e decisa avvolta da femminilità dolce e gelida, io Strega Gingi araba e normanna, dolcemente pigra sempre persa dietro la bellezza, per nulla concreta, avevo raggiunto i miei traguardi con passione ed amore.Poi un uomo me li rubò.
Libere di decidere del proprio corpo, capaci di mantenersi, brave ad amare ma anche a stare da sole.
Così sono o vorrebbero essere le donne d’oggi. 
Le loro simili nel cinquecento venivano bruciate come streghe.
E trent’anni fa hanno invaso le piazze d’Italia proprio al grido “le streghe sono tornate” reclamando parità, divorzio aborto.
Oggi i roghi sono spenti e sono sfumati i riti dei cortei, ma ci sono ancora diritti da chiedere e non si è smosso quasi nulla nella mentalità del “maschio potere”, per cui una ragazza si stupra ed una donna matura si violenta psicologicamente, usando mezzi prepotenti ed illegali, e subiscono quella complicità maschile che le sciocche donne non posseggono nel loro DNA.
La strega a me più simpatica è l'ultima in ordine di tempo, Barbara Zdunk mandata al rogo nel 1811.
Barbara era polacca ed aveva quarantadue anni quando il suo villaggio fu devastato da un incendio gigantesco e fu accusata di aver causato il disastro oltre che, come migliaia di donne prima di lei, di essere posseduta dal demonio ed di avere oscuri e maligni poteri.
Oggi non interessa sapere se fu giustiziata per stregoneria o perché incendiaria, ma mi incuriosisce il suo stato civile: single e con un fidanzato molto più giovane.
Una strega moderna o una strega senza tempo?
Nel XVI secolo la caccia alle streghe fece circa 50.000 vittime , quelle ufficiali, ma probabilmente sono molte più del doppio, dato che gli atti dei processi finivano sul rogo, insieme alle condannate.
Uno dei grandi eccidi silenziosi della storia, una persecuzione dalla forte dimensione sessuale.
Secondo gli inquisitori le streghe avevano il potere di ammaliare gli uomini, di renderli pazzi d'amore o , al contrario, impotenti.
Erano sospettate di preparare pozioni magiche per abortire, di conoscere elisir per evitare gravidanze, e di fornire in gran segreto erbe contraccettive.
Le streghe di adesso che ce l'hanno fatta, da Rita Levi Montalcino a Rossana Rossanda o alla Litizzetto hanno storie di personali emancipazioni, sfide, lacrime, sacrifici e trionfi e di contro ci sono gli uomini che fanno da contrappunto con il timbro profondo del potere.
Chi sono le streghe di oggi, come si riconoscono?
Sono le donne indipendenti, che amano stare da sole che non chiedono e se frequentano lo fanno fra loro single e libere, insomma sono molte metropolitane di oggi.
Io mi sento una vera strega, capace di stare da sola e senza frequentare per mesi interi, libera nei pensieri nella mente, al di fuori da qualsiasi bisogno, anche materiale, e quando la mia libertà grida al mondo il suo esistere, parto, vado, vado lontano, non dai figli, non da parenti, ma attirata dal non conosciuto.
Alla strega Gingi è successo un fatto unico, per paura che lei incarni la donna libera, capace di decidere del proprio corpo, e di vivere senza bisogno di un uomo accanto? Fino al XIX secolo è stata la brutale eliminazione fisica a ricordare chi sono i padroni.
Oggi, ci sono altri metodi. Si fanno le ordinanze di sgombro ad una privata senza che ci siano sismi, frane o alluvioni.
E quelle donne che sono al potere, ad amministrare e deliberare, non hanno nessuna santa indignazione nel costatare violenze e soprusi ?
Sono la strega eccomi qua
mi hanno bruciata tanti anni fa
mi hanno bruciata i preti di allora
perché volevo decider da sola

Donne incontriamoci, insieme possiamo
cambiare la vita se ci organizziamo
i nostri problemi non son personali
ma sono tutti problemi sociali.

Anche adesso mi hanno bruciato, insieme alle mie cose... anche adesso chi sa che questa Strega, non ha fatto mai male, e mai ne farà ad alcuno, (scusandosi se inconsapevolmente è successo) chi conosce la sua indole, e sussurra in privato che non ha mai sbagliato nulla, infierisce pubblicamente... imputando ad altri questo infame modo di stare in rete.





29 dic 2017

La crudità e la “nudità”, la bellezza e l’agonia.

E' stato un attimo, un passo, una bomba alle spalle, Viva sono viva da sempre o è un sogno? l'illusione di respirare, di piacere e piacersi... nonostante.
Il senso della perdita è totale Una struggente cascata di situazioni che si avvicendano, da quando credetti di poter dire noi, con una cavalcata di effetti sonori e situazioni di donna, di cittadina che non trova il proprio posto dentro l’organizzata macchina di un sistema, di una vita predestinata, che non lascia spazio alla ricerca,  all'anima perduta nella bellezza e nel mistero della vita. Destino? Due le mie passioni: il lavoro come forma d'arte applicata all'industria,
la dimora.
Non si può tacere. Lo spaesamento è totale, è spiazzante.
Ed anche questo è stato un momento magico, da bel  époque malgrado i segni premonitori fossero all'orizzonte non ho mai voluto turbare la serena atmosfera.
Sono tante, troppe le volte che ho detto ecco, sarà qui che finirò i miei giorni.
Il destino? E' stato fatto a mia insaputa il contratto del vagare, cambiare, anche adesso che non lo desidero più e non ho più forze.

Sono scivolati appena quattro anni, due di questi anno visto due case e tanti viaggi da pendolare, due città pietrose e non in armonia con la mia anima. Ora con un sorriso e tanti complimenti mi si invita a comprare... gli eredi vendono.
"Quanto vogliono?" non è questo che dovevo ascoltare quando oramai avvilita e rassegnata ho informato il mio meraviglioso ometto. Quel contratto fatto chi sa con chi e chi sa quando mi pare non abbia scadenza.
Il mio Matteo


21 dic 2017

PRESEPE.....Ed è sempre Natale

I giorni appena trascorsi sono stati all'insegna di progetti...serenità e dolce pigrizia nello stare in poltrona per tutti gli handmade da finire prima della prossima domenica, giorno di partenza, vado dai miei rami...
Il Natale ci avvicina, ed è occasione per trasmettere tradizioni, sensazioni, emozioni, e per tenere ben salda la memoria, il ricordo...di ciò che siamo..di ciò che eravamo.
La mia mamma
era una donna meravigliosa, bravissima in molte arti femminili e con un pizzico di vena artistica, e ciò faceva si che si cominciasse ai primi di novembre il lavoro di preparazione di quel presepe che era la mia gioia ed il mio orgoglio...
Intanto un mese addietro,  ho inviato a mia figlia
qualche vecchio pastorello e qualche casetta... lei ha la fortuna di avere un marito che ama la casa, le tradizioni
e ogni attimo libero lo passa con  Lulù, ed è con lei, vecchietta di due anni e mezzo, che  ha preparato il presepe.
Io, intanto, in ricordo di quei tempi meravigliosi, in cui forse mancava  l'apparenza del benessere, ma in tutti, vi era la ricchezza di enormi valori, e si misuravano le persone con "l'essere" e non con "l'avere", ho cercato nel web e nel ricordo di amici... l'intero testo della "Ninnaredda" la novena che tre uomini ogni sera dal 15 Dicembre, cantavano e suonavano per le strade e salivano nelle case dove vi era il presepe.
Erano in tre,  un signore con la chitarra, uno col mandolino e l'altro con  "u friscalettu", una specie di clarinetto ricavato a mano con una robusta "canna".
Nel presepe della mia infanzia le montagne erano fatte con le pietre della "ferrovia"... scure e porose, invecchiate da tutto quel carbone usato per mandare avanti le locomotive, mentre nelle sponde dei laghi o nel bordo dei letti del fiume... vi era la pietra pomice, che mia madre si faceva portare da Canneto di Lipari, e il muschio, doveva essere spesso e pieno, sempre verde per tutto il periodo, e quale se non il migliore? quello del bosco della Miraglia?
Stavo ore incantata a guardare gli artigiani, davanti le loro botteghe intenti al lavoro, le lavandaie sul greto a sciacquare i panni, i pianoli delle colline pieni di pecorelle accompagnate da cani e pastori... e mi ricordo ancora galline e piccoli animali domestici nell'aia di case che avevano davanti la porta il famoso gelso esistente in tutte le case coloniche di questa zona della Sicilia, e risuonano ancora le parole di mia madre che diceva... "vedi, quell'altra casa colonica invece è dei luoghi della tua nascita, da noi, non c'è il gelso, ma il carrubbo davanti alle case di campagna".
Da piccola dovevo sembrare abbastanza antipatica, non so se lo sono ancora, ma adesso, vicina al concetto della vacuità delle cose, credo di essere diversa. Allora ero come un pavone,  tutti dicevano che il presepe di mia madre era il più bello, non è che ce ne fossero molti in paese, ma quelli importanti erano circa sei, tutti appartenenti ad amici di famiglia o a parenti.
Il gruppetto abbastanza consistente di amiche e cugine insieme alla "ninnaredda" si spostava di casa in casa, e in queste case, all'arrivo del canto natalizio salivano tutti i vicini... per cantare insieme il ritornello
 E Natali si annunziò,
E Natali si annunziò,
Viniti pasturi ch'è natu u Bambinu
U verbu divinu chi a 'tutti sarvò,
E Natali si annunziò
E Natali si annunziò ....
Da noi c'era il vassoio con i dolcetti per tutti gli abitanti dei vicoli che salivano ad ammirare il presepe, facevano i complimenti a mamma ed assistevano alla novena.
Ero la più piccolina del gruppo, ma mi sentivo la più importante infatti da noi la nimmaredda si fermava due volte, su in casa, e all'ingresso del cancello del giardino della strada principale, dove vi era una edicola votiva al Sacro Cuore di Gesù, eretta dalla mia bisnonna, edicola ora trasferita e "moderna" nella stessa strada e dove allora vi era cancello ed l'antica statua ora vi è una strada.
Ieri, nel parlare con una cugina per chiederle se ricordava il testo della "ninnaredda a Gesù" abbiamo ricordato quelle visite reciproche, quelle sere di canti, ed aneddoti sulle nostre madri, ed io ho confessato l'enorme invidia e la rabbia che ebbi un anno, quando vidi che nel presepe di casa sua il fiume era di acqua che scorreva, e non di specchio come il nostro, vi era un orticello con il grano che aveva germogliato e stava crescendo, e tornai  a casa, chiedendo conto e ragione del perchè dai nostri cugini, l'acqua era vera, ma "sopratutto il grano... il grano... perchè noi non avevamo piantato nulla?" e giù pianti...
Sono passate "ere" da allora ma non credo di dover dire "alla mia epoca", in quanto questa in cui vivo è pur sempre la mia epoca, il mio tempo, e allora rispondo a Potolina,  nel IL NATALE SECONDO ME e dico che è l'abbandono di ogni competizione , perseguire unione, e coltivare le nostre radici, poichè senza di esse i rami non solo non germogliano ma seccano.
Il Natale secondo me è saper godere con gioia di quello che abbiamo, e desiderare sempre più sentimenti e amore.

Avrei tanto da scrivere, ho tante bozze su tanti argomenti, e creato molti oggetti da condividere... ma il Natale si avvicina e con esso si rafforza solitudine e tristezza. A voi auguro nel modo più classico buone feste insieme ai vostri cari...
Io sogno.. e vorrei ritornassero i Natali di quando ero piccola. Di quando c'erano tutti.

Arriverà un altro Natale

10 dic 2017

Ritorno oggi, a riprendere quel filo che si stava spezzando e legarlo alla mia primavera, che scandisce l'anno, e ne anticipa l'inizio non più al plenilunio di settembre, ma ad adesso.

 la magica casa di Roma

Sere fa ho conosciuto un Maestro, basta un nulla per far suonare corde di uno strumento posato da lungo tempo.
Non so il perchè, e non desidero neanche chiedermelo, ma sono andata a cercare un appunto che avevo preso in attesa di aver desiderio di scriverne.
E' un foglio ingiallito dal tempo, appunto su Michelangelo Buonarroti, pittore, scultore, architetto che si dedicò per quasi tutta la vita alla prosa e alla poesia.
Il fatto che molte poesie fossero state scritte dall’artista su fogli che recano disegni o schizzi, fa pensare allo stretto legame che ebbe per Michelangelo l’opera figurativa e quella poetica, come il bisogno di definire, concettualizzare, la realtà,l’arte stessa, attraverso il potere simbolico e rivelatorio della parola.
La sintesi poetica tra arte e poesia, è tutta racchiusa nei suoi versi

photo Strega dalla mia stanza

Nel 2007 abitavo a Roma e all'Aditorium in una magica e calda notte di luglio un artista ha portato in scena musicandoli, i sonetti di Michelangelo, è presente in me l'emozione e l'atmosfera, complice sicuramente la compagnia ed  il tocco di quella giovane mano che non ha abbandonato la mia .... sono stati rappresentati ed anche declamati con indosso una camicia di forza... a dimostrazione dell'impossibilità di muoversi, a dimostrazione dell'annullamento, così come "scrive" Michelangelo, perchè l'amore ti prende, ti inquieta, ti annienta in lui stesso e ti lega con una forza solo a lui stesso sconosciuta.

28 nov 2017

Casa di un tempo...

Foto Strega Sant'Agata 2013

Condividere dal profondo

Foto strega Villa Muti 2014
il monitor, l'antica stanza, libri, coppe, e la mia mano sinistra che cerca di scrivere.
Chi mi ospita, in attesa di trovare soluzione possibile per me e le mie cose, è un angelo che mi fa sentire a casa, che mi dona l'aiuto di chi mi imbocca.
E' partito, fra un po si imbarca e domani sarà in un luogo caro agli innamorati.
Da qui a lunedì io non posso fare nulla, ed in questo posto magico, che ha visto avi comuni, sono ferma, inerme e sola, carica di sentimenti, tristezze, malinconie... non so dove ho gettato la mia allegria, la positività che tutto ha sempre superato,.... ma riesco a leggere quello che negli anni ho ricevuto, e che dovevo conservare per quel sentire che comprendo perfettamente e che è mio. 
Non riuscirei mai a scrivere con la stessa semplicità, pulizia, e sintesi il mio stato d'animo :
Non so quando leggerai.
Solo in casa cerco qualcosa 
che mi quieti l'animo.
Cerco
qualcosa di introvabile.
La tv trasmette il concerto 
ed un coro giovanilissimo
esegue l'inno nazionale.
Mi commuovo
e mi sta accadendo
sempre più spesso.
Mi commuovo mentre scrivo,
mentre sceglievo le musiche che sai
mi scorrevano le lacrime.
Sono fragilissimo penso a....
al suo futuro e mi commuovo.
Cerco di farlo in segreto,
da solo,
per non dover spiegare o dire cose
che in fondo
non capisco neppure io.
C'è un sole tiepido,
ho i miei anni,
penso che ho diritto di vivere
decentemente anche io.
E mi commuovo.

Foto Strega piscina di Villa Muti
 Puoi stare nel posto più bello del mondo, puoi godertelo da ospite, ricolmata di mille gentilezze, ma se sei sola, e non puoi condividere il tuo stato, non hai conforto sulle scelte che devi affrontare, e non riesci a vedere bellezza.
Solo allora capisci che il rovescio della medaglia libertà è solitudine.