StregaBugiarda

Strega perchè ho subito l'incantesimo di una fatata gioventù, bugiarda perchè la realtà è spesso assurda e paradossale e la bugia è più verosimile.

11 mag 2015

Il mio paradiso

Foto Strega 
In un giorno in cui la serenità è ancora mia compagna nonostante... si nonostante....
Mi piace postare questo concetto, con un pensiero affettuoso a quanti non accettano o non riconoscono il non inferno

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. "

Italo Calvino

10 mag 2015

Festa della Mamma ma auguri ai figli

E' giù tardi, ma ho già dato l'acqua alle piantine, che bella sensazione il loro ringraziamento  col profumo. E' un piccolo balcone sento insieme menta e basilico.. ed è grazie elevato a potenza. Mi ha svegliato il sole attraverso una fessura e mi ha dato il buon giorno sereno e dolce e pieno di tanti propositi. Intanto ho preparato la colazione e ho deciso che questa improbabile  mamma deve volersi un po di bene in più. Cremine, capelli, leggero trucco e le mie Le coq Sportif  sono già ai piedi... Aspettare che arrivino gli auguri adesso, e non fuori tempo massimo, sarebbe una illusione quindi subito all'antico parco e senza cellulare camminare guardare nuvole e luce e l'azzurro che ricorda il mare, e pensare che uno dei due miei veri amori sarà con me ugualmente.
Foto Strega

AUGURI A TUTTE LE MAMME
 Per oggi non mi cercate io sono già altrove

05 mag 2015

La felicità, un diritto che pretendo!

La nuova vita, il rinnovo di entusiasmi che mi rendono viva coabitano sulla bilancia di antiche emozioni, odori sapori. Luce mai dimenticata anche se l'età di allora non aveva le coordinate di esperienze che rafforzano e intensificano emozioni, sentimenti , e gli occhi  di
adesso colgono nelle immagini quanto la mente trasmette.
Mentre guardo, fotografo, cammino il pensiero, più veloce di qualsiasi movimento mette a fuoco tanti flash di immagini e  di contatti reali e virtuali,  tutti distanti e sconosciuti fra loro ma presenti e custoditi in me.
Non vi è spiegazione a nulla di ciò se non il principio di tutto: l'amore.
Cammino sotto un sole amico, e un cielo che inneggia ad allegria, gusto il cioccolato, ed ammiro ricami che progetto di eseguire, è bello il contatto umano, parlo con tutti, scambio piccole emozioni e sorrisi... ed intanto mi chiedo, quanti amori ho avuto? tanti, molti destinati ad accompagnarmi per sempre ed altri fuggevoli... spero di non dover abbandonare la lettura, la manualità, il viaggio,  e sempre sulla corda dei desideri mentre cammino penso che mi manca il mare...
Sono libera veramente, lo sono sempre stata ma adesso anche logisticamente, le mie scelte non devono sottostare ad esigenze neanche di amori eterni come quelli filiali,,, e questa sera con la complicità di questo elettrodomestico, programmerò un mare, lo stesso mare che sento mio, ove pensieri gradevoli ed esperienze vivono tutti insieme in questo calderone semza tempo dove tutto è esistente, dal volo del moscerino al mio desiderio di bimba di fare una "cosa pulita e grande". Non credo di esserci riuscita, ma ancora posso sognarla.
Foto Strega Marsiglia 2012

Foto Strega Marsiglia dalla finestra della mia stanza.

Foto Strega Marsiglia uscita dal porto

Ecco fatto volo acquistato, "i sogni son desideri" : desiderio la posa della prima pietra.

Avevo scritto questo post la sera del 30 Aprile al rientro da Modica, ma ho avuto un guasto al pc... e da ieri sera è nuovamente operativo.
Sono ancora in giro per la mia Sicilia per qualche giorno, ma intanto con questa bella giornata e con il profumo che sento, non posso non finire con "felice estate"

PS. se poi aprite il post e avete la fortuna di ascoltare dalla playlist Dream a little dream allora il sogno è completo.



28 apr 2015

"L'equilibrista" c'est moi

Da ieri ho una orchestra dentro che suona un allegretto andante, un adagio ed una marcetta...:  non mi voglio convincere, non voglio gettare la spugna , adesso non debbo più stare in tiro, vi è la libertà di essere naturali, e non ci sto a giocare alle signore...non ancora.
Sono sempre in equilibrio e da buona funambola vado... per adesso mi sta tutto stretto di nuovo, intanto vado e da grande ci penserò....

25 apr 2015

non innamorarti

"Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai..."
Martha Rivera Garrido

13 apr 2015

Serenità

Lui era un uomo buono, ma non sapeva di esserlo per via della sua indole irascibile e della corazza di difesa che aveva indossato in tempi lontani.
L'armatura era puro argento, brillava alla luce della luna, e nel buio della notte i suoi occhi scintillavano color del cielo e del mare più della luccicante corazza e andavano nel buio infinito.
Il buio quello vero, quello eterno e senza confini, quello del non colore che ha lo spazio, il buio che non è mancanza di luce ma profondo velluto in cui brillano corpi lontani migliaia di anni..
Sono stata fortunata, il caso ha voluto che più volte potessi vedere attraverso il buio con occhi di cielo e di mare, e adesso che alcune stagioni sono definitivamente passate ed ho visto il miracolo di esseri eterei ed eterni e che il loro senso profondo può entrare in un altra anima, ho capito  che mi basta la magia di queste perfezioni, anche se la mente umana, la materia, il passato offusca quanto di per se è immortale, senza tempo e luogo.
Gli occhi non sono più cielo, o mare, il miracolo c'è stato, e lo stupore di un istante è bagaglio eterno che vediamo ad occhi chiusi.
Ed è così che ciascuno vede la favola che ha dentro di se.


Parlo di te




https://www.facebook.com/video.php?v=394287614054946

09 apr 2015

Tuttologie e capacità...

Foto Strega
Non so se è un sintomo dell'età che avanza, ma la mia sindrome geografica si è molto acquietata... l'indole non cambia, scalpito a star ferma, anche in questo periodo di sistemazione, ma ho sentito l'urgenza di rientrare nella mia affollata solitudine fra vecchi giornali, schemi di ricami e disegni del 1800.
Apro i fogli con l'attenzione e la cura dovuta agli oggetti rari,  e poi i miei amori... le pezze, tessuti d'antan spolinati e liserée, broccati e velluti,  che ricordano dimore che non avrò più... tendaggi dal profumo di casa, dove voci squillanti di bimbi risuonavano insieme a quelle meste e capaci di ammalianti racconti... 
Lei era bellissima e mi faceva un po soggezione,
raccontava con indifferenza meraviglie della sua normale vita, e mentre io non mi annoiavo mai, nella mia stanza di giochi che con gli anni, diventò stanza di studio, mi chiamava: Vieni vieni streghetta, ti insegno a sfilare, vedrai è facile se impari la tecnica...
Ma no, ci sono casse piene e a me non piacciono, voglio tutto moderno e colorato... e le lenzuola le voglio di seta, come quelle di Zia Lilly....
Le lenzuola le ho, qualcuno ancora è rimasto, le aveva fatte ricamare a Palermo, altre a Roma, ma io non so cosa pagherei per aver vicino a me la sua maestria e la sua voce che mi spiega come fare....
E da buona strega immortale ho iniziato il 400, la rete è fatta adesso dovrò imparare a ricamanci su, ma ho iniziato anche a sfilare. Qui dove sono se ne fa un gran commercio, e c'è chi disegna, chi sfila, chi ricama... ma io non sono di un'epoca di specializzazioni, penso che una ricamatrice di sfilato siciliano deve saper fare tutto. Così la mia prova ha già lo sfilato ed il ricamo a rete pronto per il 400, e ho cominciato a sflilare a disegno per il 500....
Foto Strega
Questa sera agli amici che verranno ad assaggiare qualche verdurina del ristorante vegano che ho sotto casa... dirò  Chi ha detto che era impossibile imparare?  Chi lo ha detto paghi pegno, doppio, dato che ho fatto tutto da sola senza maestri!

02 apr 2015

Nostalgia, sale della vita

Scrivo per me e per chi si sente uno sconfitto a provare nostalgia.
Parlo ... di tempi lontani e affiorano ricordi, meravigliose nostalgie di nulla cariche di emozioni, non un volto, non un episodio ma pura nostalgia, anche di questo attimo.
E un sentimento languido, difficile da spiegare logicamente agli altri, e addirittura, anche a noi stessi.
La nostalgia non è il rimpianto di qualcosa o qualcuno.
La nostalgia è più vaga, più sottile:  se fosse uno strumento sarebbe una fisarmonica suonata in lontananza, che propone motivi senza un titolo, già ascoltati, ma chissà dove e quando.
Istintivamente se si chiede chi prova nostalgia, si risponde: gli anziani, chi è lontano da casa, chi è dovuto partire o ha cambiato vita.
Ma non è così, la nostalgia la proviamo un po' tutii e a tutte le età.
E' cose se questo languire dello spirito facesse parte dell'essere umano.
Batte il cuore, respirano i polmoni, ci sussurra parole  impercettibili la nostalgia.

Ma molti non la sopportano e non la ammettono.
La considerano un sentimento superfluo, una retromarcia mentale che fa perdere colpi e lucidità nei confronti del presente.
Eppure il sale della vita è molto attento alle persone che provano nostalgia, perchè di certo sono le più delicate d'animo.
Se sei una persona sensibile la nostalgia comincia a consumarti da ragazzo, senza un passato alle spalle:
senti che il mondo potrebbe essere migliore, che la gente non ha tempo per guardare le stelle, che se provi un affetto vero vieni spesso frainteso.
E così la nostalgia diventa una compagna discreta del tuo viaggio e se stai attento, il nostalgico d'animo lo riconosci fra mille individui.
Tra mille lui salta fuori con una frase, un gesto, un sospiro, controcorrente.
Solo con gli anni questo sentimento comincia a popolarsi di nomi luoghi, di volti, e si ha nostalgia di un amore, di un periodo,  di una vacanza magari di una casa bianca in riva al mare, mai avuta o mai vista.

E allora speri che chi ti sta vicino entri nel labirinto della tua mente.
D'altronde a chi potresti raccontare che la fisarmonica della nostalgia ha cominciato a suonare  dentro di te fin dall'età della ragione?
E perfino certi animali portano negli occhi l'ombra della nostalgia.
A chi non sente la nostalgia come un peso, ma come una ricchezza dell'animo io offro una viola tricolor, una viola del pensiero.
Era il fiore preferito di Napoleone, eroe nostalgico per eccellenza.
 E' il simbolo di chi ama ricordare, ma non rinuncia a sperare!
Da domani una botta di nostalgia, non malinconia, ma il bisogno di quei glicini che a primavera si arrampicano fino al quinto piano, di quei portoni che, se sbirci dentro, rigenerano i sensi con gli occhi ed il profumo del verde.
Ho nostalgia di chi con la sua cultura e interessi nelle mie domeniche libere mi faceva scoprire borghi medievali, antiche abbazie, chiese romaniche e la quiete del lago, per finire in canti nelle vecchie trattorie sui navigli.
Lui è li, sempre libero per me, per riprendere le nostre uscite, e ritornare a sentirci giovani e liberi, come quando chi avevamo scelto per accompagnarci nel cammino della vita restava in casa per stanchezza o mal di testa.
Non è più il posto da bere di allora, e sono preparata al nuovo ma spero sempre che in quella strada che si anima dopo le 23, ci sia ancora il signore con la chioma bianca, la vecchia bicicletta e il suo panchetto, per dirmi ancora che la mia vita è e sarà sempre bella e speciale.

31 mar 2015

L'irredimibile Palermo

Sono qui, a godere del regalo di un video che mi mostra la vista del golfo e la voce al mio fianco descrive ciò che i nostri occhi vedono, un momento di condivisone inaspettato e gratuito, che lascia sapori buoni e fa brillare i volti...
Aulico ricevuto da Federico II al castello di Maredolce.
Non ci vuole soltanto coraggio, ma fede per affrontare l’impossibile e ciò che all’occhio umano appare irreversibile. Dalla montagna di Gibilrossa si vede tutta Palermo e si capisce bene l'irrimediabilità di ciò che è accaduto negli ultimi cinquant’anni e l’impossibilità di riconquistare quel paradiso perduto che per duemilacinquecento anni è stata la Conca d’Oro.
Castello di Maredolce parco della Favara.

Palermo è stata la città italiana più bombardata della Seconda guerra mondiale, eppure l’ammasso informe di cemento che la sommerge ha smembrato questa città-giardino del Mediterraneo più dei bombardamenti. 
Sfigurata e strozzata come Palermo, c’è solo Napoli ed Atene, che dal Partenone offre il volto penoso e deforme di una grande tomba di calcestruzzo.
Millenni di civiltà diverse, ma rispettose di ciò che avevano trovato prima, e persino capaci di accrescerne il valore e la bellezza, sono stati bruciati nell’arco di un brevissimo mezzo secolo, da ruspe furiose e da uomini famelici e indolenti.
La Conca d’Oro di Braudel e di Goethe, dei romani, degli arabi e dei normanni non c’è più, è ridotta alla zona di Ciaculli (nemmeno tanto immacolata già venticinque anni fa, quando la attraversavo per andare a Belmonte) e allo spicchio di venticinque ettari di agrumeti della Favara-Maredolce,  una volta era un grande bacino che raccoglieva le acque delle sorgenti del monte Grifone e fertilizzava le campagne — miniere d’oro di melograni, gelsomini, anemoni, narcisi, margherite, gigli, palme, aranci, limoni — e che oggi resiste, Dio solo sa come, all’avanzata del cemento che ha divorato ormai l’ottanta per cento della fu Conca d’Oro. 
Un crimine contro l’umanità, come la distruzione dei giganteschi Buddha di Bamiyan da parte dei talebani e delle splendide città assire da parte di questi altri malati di mente dell’Isis, che nei giorni  scorsi, prima basita e poi sfogandomi in un pianto dirotto, ho visto distruggere la mia fantasia e il sentimento di meraviglia provato da ragazza quando Maria, come nella migliore fiaba orientale mi parlava di Hammurabi,  di Assurbanipal, dello stendardo di Ur, di Nabuccodonosor, di Ninive e dei suoi giardini pensili. 
La piu antica civiltà fra il Tigri e l'Eufrate, gli Ittiti, e le testimonianze loro sono andate distrutte come la più grande biblioteca del mondo allora conosciuto.
Amavo tanto il mistero ed ero così curiosa che ancora adesso mi meraviglio di me e di come quei pomeriggi siano scolpiti nella memoria, insieme a nomi, date e alle mie domande assetate di tutto.
Non fecero questo, gli arabi, musulmani, quando sbarcarono in Sicilia. Al contrario, realizzarono una vera «rivoluzione agricola», che, come scrive Giuseppe Barbera, della facoltà di Agraria dell’Università di Palermo, «fecero tesoro dell’eredità agronomica romana, e prima ancora punica e greca, aggiungendole all’universo islamico, ricco di culture scientifiche e tecniche, alimentato dalla scienza cinese e indiana, dagli antichissimi saperi della Mesopotamia e della Persia, dall’esperienza africana, dalla sapienza egizia, dalle scuole agronomiche di el Andalus».
Grazie a questa saggezza, nel primo decennio dell’anno Mille, fu possibile sbarrare il corso delle acque del monte Grifone e realizzare il lago artificiale di Favara-Maredolce e costruire l’omonimo castello che lo ornava, entrambi opera dell’emiro Giafar. E grazie alla stessa saggezza, i normanni di Ruggero II, il primo re di Sicilia, dopo aver sconfitto gli arabi e conquistato Palermo, fecero di quel lago e di quel castello da Mille e una notte il primo nucleo della città-giardino che diventerà poi Palermo.
Il castello di Favara ( fawwara , in arabo, significa sorgente) diventerà uno dei luoghi di «sollazzo» della corte normanna — crocevia di affari, piaceri, scienza, arti e di fervida vita intellettuale grazie alla frequentazione di filosofi e letterati cattolici, ebrei, musulmani —, ma anche uno dei più importanti monumenti della Palermo arabo-normanna, non secondo alla più nota Zisa, sebbene, a differenza di questa, ignorata dall’Itinerario arabo-normanno che tra qualche mese entrerà in blocco a far parte del patrimonio Unesco.
Lo splendore di Favara-Maredolce durerà fino a quando vivrà Federico II di Svevia, nipote di Ruggero II e suo degno epigono. Poi, quando gli aragonesi, nel 1328, donano il castello ai cavalieri teutonici della Magione, che ne fanno un ospedale, comincia il declino della magnifica residenza di «sollazzo» questo continuerà inarrestabile fino al XX secolo e verrà denunciato da Cesare Brandi  già nel maggio 1962. Brandi si scagliò contro «gli assurdi piani regolatori» che tre anni dopo avrebbero inaugurato il famigerato «sacco edilizio», mafioso, di Palermo, invocando una «cura pubblica» che non ci fu, non c’è e chissà se mai ci sarà. Perché oggi come allora — nonostante il restauro del castello e un fitto e bellissimo agrumeto che ha preso il posto del lago — allo scempio e all’aggressione insaziabile del cemento si oppongono, come scriveva Brandi, sempre e soltanto «pochi privati». " Tra costoro, il gruppo di lavoro, coordinato dall’architetto Lina Bellanca, della Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Palermo, al quale quest’anno la Fondazione Benetton Studi Ricerche ha assegnato il XXVI premio internazionale «Carlo Scarpa per il giardino». Una scelta coraggiosa, perché la cura dei luoghi, qui, come la intendeva un grande paesaggista e filosofo come Rosario Assunto, siciliano di Caltanissetta, del quale il 28 marzo ricorre il centenario della nascita, ha grandissime probabilità di risultare vana come la fatica di Sisifo" (Corriere della Sera).
Eppure, proprio con la stessa consapevolezza di Sisifo, è una fatica che va fatta. Per ricostruire, se non i luoghi, almeno la speranza che gli uomini e ciò che resta del paesaggio — e qui è paesaggio agricolo come la natura lo ha disegnato — non vengano travolti definitivamente dall’avanzata delle costruzioni sgarrupate che sono arrivate fin sul muro del lago artificiale e persino dentro la corte del castello.
Parlare di paesaggio e di cura dei luoghi tra i quartieri di Brancaccio e Ciaculli, tra la via in cui è stato ammazzato un prete come don Pino Puglisi e quella in cui nel 1963 esplose la prima autobomba che fece sette vittime, non è un’occupazione per anime belle che inseguono un’Arcadia che non c’è. 
È invece una battaglia di civiltà, così importante da muovere un sindaco a «licenziare» il suo assessore all’Ambiente senza un perché, com’è accaduto a Giuseppe Barbera. O meglio, a causa di tre perché che sono altrettanti progetti ben precisi: una nuova inutile tangenziale, altri inutili centri commerciali, e persino un altro cimitero nel verde che resta di Ciaculli.;
Parlare di paesaggio e di cura dei luoghi nel disastro urbano di Palermo — che, è brutto dirlo, ha tutto l’aspetto di qualcosa di irredimibile — è anche l’estremo tentativo di fermare un sacco edilizio che non si è mai fermato. Ieri, per paura della mafia. Oggi, con l’alibi della mafia e la retorica dell’antimafia di professione. Un grande premio come il «Carlo Scarpa» serve. Ma poi serve anche non morire Gattopardi, ucciderlo il Gattopardo, per ritrovare l’anima di quella città-giardino che il geografo al-Idrisi celebrò ne Il libro di Ruggero e di quella Conca d’Oro che Fernand Braudel definì «paradisiaca».