StregaBugiarda

Più si apprezza la vita e più si restituisce

26 set 2017

PIGRIZIA ESTIVA

l'ultimo w/e è stato all'insegna del nulla, un nulla positivo fatto di lentezze... il caldo era eccessivo ed non ho chiuso del tutto le tapparelle, ho pensato, mi sveglierà il chiarore dell'alba ed invece tutto da un po di tempo è sempre più bello delle aspettative.
Un intenso profumo portato dal venticello ha inondato il mio letto, non capivo, ed mi sono chiesta, in un sorridente dormiveglia,  non è che mi sta facendo visita Santo Pio? 
Ho letto, o mi è stato detto che si annunciava con profumo di gelsomino? ma no, questo non era un profumo celestiale, ma intenso e quasi sensuale, mi alzo, apro come d' abitudine e  mi viene regalata questa magnifica visione.
Ero stata io a dire di spostare i vasi con i gigli, di toglierli dalla sicura bruciatura della terrazza a sud, fonte di riscaldamento in inverno ma fuoco invivibile in estate ed chi mi permette di bearmi della mia adorata pigrizia aveva pensato bene di metterli lungo il balcone su cui si apre la finestra della mia stanza.( in questo momento vedo un uomo sorridente che dice: Bambini state lontani, mamma sta sciacquando un bicchiere, potrebbe succedere di tutto !!! ^_*) 
Con un risveglio così profumato, che si protrae da giorni, ti viene voglia di restare fra le tue cose, ed ho programmato un sabato e una domenica, lontano dalla confusione del mare per  completare quello che volevo inviare ai miei rami, ho finito le presine, fatto i torchon di lino ed una tovaglia da tavola.
Era  arrivato il pacco di Maristella... le sue mani fatate hanno creato un angioletto di nome Costance, che ho destinato alla mia Lulù.
Mentre alla sua mamma dal momento che attraversa il periodo mouve, tazze the e piatti dolce con violette.
presine con le farfalle ed punto croce

E come  non fare un piccolo grembiule come quello della sua mamma, quando si pasticcia in cucina è meglio prevenire le macchie come fanno i grandi...



;-) meglio di così.....

Mi riprometto di venirvi a trovare, poi mi perdo in queste scatole cinesi, ed una dietro l'altra arrivo lontano ed il tempo passa,  e debbo abbandonare questo elettrdomestico che mi stanca,.... a tutti un gioioso e sereno W/E
  • Alla donna che sono voglio bene. Anche se era fragile non è mai stata debole, anche se era stanca e sfinita non ha mai smesso di lottare. Ha saputo resistere. Alla donna che sono sento di dover riconoscere dei meriti, molti: il coraggio di sbagliare, la volontà di esserci, la responsabilità di scegliersi.
Continuo con i vecchi post, cambio data e spero di farcela a questo punto, entro la fine dell'anno...;-))
sempre se non cambio idea.

25 set 2017

Sono rientrata oggi... ho con me il passato e ogni cosa al suo posto compreso i sogni che nati li dove sono stata in piena solitudine ancora sostengono l'inutilità della mia odierna esistenza
Ogni cosa al suo posto, sospesa, perfetta nel suo significato più intimo, senza alcuna necessità di collocazione temporale. Probabilmente era questa l’eternità, quella parte di metafisico che ognuno di noi possiede e che spesso chiamiamo anima; il desiderio struggente che divora la nostra vita come un’amante irraggiungibile.
Rubo queste parole ad un blogger, che sono quelle che avrei scritto se avessi avuto la sua capacità e bravura.

Tramonti a occidente

“Tramonti ad occidente” è la mia vita. I giorni infiniti, il gelsomino di sera e il profumo del mare sotto l’acropoli. E’ l’eternità di quando ero un ragazzino e il sogno che ancora non si è spento. Tramonti ad occidente è l’unica cosa che ho scritto senza inquietudine, è il mio rifugio dell’anima.

Tornare là dove tutto era iniziato significava rincorrere le voci, sorridere con gli occhi socchiusi all’incantamento che ci aveva estraniato dal mondo e guardare nel fitto del nostro iniziale respiro. Selinunte era un’ampia falce di sabbia dorata che terminava con un basso promontorio di terra e roccia. Selinunte erano le mie estati di bambino, una magia che non si sarebbe ripetuta mai più. Di questo luogo conoscevo ogni pietra, ogni goccia del mare, persino i ciuffi di rosmarino e cardo selvatico mi erano amici. I miei compagni di scuola in Lombardia, alla fine dell’anno, si sentivano dei privilegiati perché si trasferivano sulla riviera romagnola o sulla costa ligure. Li compativo, io ad ogni estate facevo il bagno con gli antichi Dei di questa terra; mi lasciavo accarezzare dall’acqua turchese mentre i piedi giocavano con la sabbia bionda e granulosa. In questo mare avevo imparato a nuotare e, quando m’immergevo, scoprivo poi le colonne rosee dell’acropoli attraverso il filtro acqueo sui miei occhi un attimo prima di riemergere. In questi posti io, fin da bambino, sono stato spesso scambiato per uno di quei turisti del nord, gli unici snob che per decenni sono discesi sino all’anticamera dell’Africa soltanto per visitare l’area archeologica. L’affetto per i luoghi della mia infanzia addolciva la mia naturale misantropia.
Sapevo con assoluta certezza che era l’ultima volta che avrei potuto incontrarli, l’ultima occasione per sentirli nell’intimo delle mie fibre così come essi erano sempre stati per me. A volte è una questione d’odori nell’aria e capisci, in un momento, che il tuo sentimento per un luogo sta per cambiare in modo ineluttabile. Puoi disperarti o far finta di niente, ma io, seduto ad un tavolo del bar Lido Azzurro, di lì ad una settimana sarei stato un altro in un altro luogo e in un tempo diverso. Questa certezza mi dava un disagio profondo, non avevo alcun potere, alcuna voglia d’impedire la metamorfosi. Perché avrei dovuto far sopravvivere un simulacro di Selinunte, dei miei quattordici anni, del mare sotto l’acropoli? Per inorridire tra uno o due decenni dinanzi alla maschera grottesca che sarebbero diventati? Esiste un accanimento terapeutico anche per le emozioni, i sentimenti, i ricordi: è questione di scelte, io avevo deciso che questo luogo sarebbe scomparso con me e sarebbe stato per sempre solo mio.
Molti anni prima, in un tardo pomeriggio uguale a questo, avresti visto quattro persone camminare lentamente lungo la stradetta che attraversava la zona archeologica. L’ordine del drappello era sempre lo stesso: mio padre in testa, davanti a tutti di almeno una decina di metri. Poi mia madre, guardinga e speranzosa di un ritmo di marcia meno baldanzoso. Infine io e mia sorella, occupati a sciamare ovunque in ordine sparso. “Passeggiate in famiglia” erano chiamate ed erano ogni volta un’avventura diversa attraverso le rovine dei templi dorici della collina orientale, le pietre ammucchiate come pugni di sale bianco sopra un poggio che guardava il mare. Cominciai ad affrettare il passo, il sole aveva iniziato la sua discesa…mi parve di sentire la voce di mia madre… Mi fermai, come facevo allora, per raccogliere una lumaca attaccata ad uno sterpo rinsecchito. Perdevo tempo dunque e restavo indietro, allora come adesso. Immobile davanti al tempio adesso il silenzio era assoluto, con la mano cercai la fotocamera dentro la tasca del giubbotto. Sulla pelle scorreva un brivido sottile, un’emozione vera: come da bambino questo silenzio era il segno premonitore del miracolo che mi attendeva fra le rocce. Le colonne si andavano colorando di un rosa più intenso rubato al sole che, sempre più grande, era ormai quasi sopra il Baglio Bonsignore. Dovevo muovermi più in fretta. D’ora in poi il tempo avrebbe mutato nell’intimo la sua essenza. I minuti, i secondi potevano dilatarsi o coagulare gli uni sugli altri senza uno schema logico prevedibile. Quarantanni prima, per mio padre, era molto più semplice: una sera dopo l’altra l’estate lunghissima gli regalava opportunità continue di vivere senza fretta.
Dopo la sosta al tempio E, ancora pochi passi e tutta la famiglia giungeva sullo spiazzo delle rovine del tempio G: un’enorme quantità di blocchi di pietra grigia, un groviglio inestricabile e confuso di rovi, terra e resti architettonici popolati da gechi e insetti. Dell’immensa struttura restava il perimetro d’alti gradini ed un’unica alta colonna interna, levata come un dito ammonitore e misterioso. Era chiamata da sempre “lu fusu di la vecchia”. Le voci mi raggiungevano nuovamente… e, mentre salivo per un sentiero fra le pietre, mi raccontavano per l’ennesima volta di com’erano le cose prima e non fossero più. Il silenzio era sempre più assordante. Percorrevo, da solo, la vecchia strada ed ero stupito di come niente fosse cambiato: le gambe sembravano muoversi in modo autonomo. Mi fermai. Attesi un momento ma le voci erano scomparse, lontano da molto tempo, questo pellegrinaggio iniziato da solo, in solitudine doveva finire. Avanti per qualche metro: ero proprio sotto lufusu e le ombre diventavano sempre più lunghe. Altri passi veloci… finalmente “la seggia” era davanti a me! Per uno strano e insondabile caso questo pezzo d’architrave, crollando dall’empireo della sua alta funzione, rotolando e spezzandosi assieme alle migliaia di altri blocchi di pietra, era rimasta in cima al mucchio. Superba e insensibile agli insulti del tempo, capovolgendosi, si era sistemata come un divano di foggia avveniristica sopra tutti i resti della gloria ellenica. Arrampicandomi poggiai infine le spalle sullo schienale di pietra: era ancora dolcemente tiepido per il calore accumulato durante il giorno.


Ma, ora, non c’era più tempo per riflettere: lo spettacolo stava per iniziare. Il cielo terso, immacolato, da azzurro era diventato blu intenso.Io, seduto nella mia poltrona, vidi comparire la prima stella: Venere mandò un lampo di luce e cominciò a brillare come un gioiello. Il sole, largo e arancione, s’era portato sulla verticale dell’acropoli, il suo disco, diventava nella parte inferiore, di un rosso carminio, come fosse venato di sangue.Non c’era più luce, piuttosto un riflesso interno e luminoso che aveva vita propria. L’astro scese tra le colonne del piccolo tempio dell’acropoli che erano diventate tanti minuscoli aghi neri, rilevati sullo sfondo del cielo e del mare. Adesso avevano entrambi un’impossibile tinta color indaco. Mi girava la testa. Non vedevo nulla, ma sentivo tutto con precisione assoluta. Poi, all’improvviso, questo stillicidio cromatico e temporale divenne un urlo viola. Il disco solare emise un respiro tagliente di luce rossa e il tempo si fermò. Tutto immobile il cielo, la terra su cui posavo i piedi, il sole pronto ad essere inghiottito dal mare, le pietre dei templi e l’aria con il suo sottile aroma di rosmarino. Io ero lì, come il bambino di vent’anni prima e l’uomo di adesso. I miei ricordi d’infanzia legati ai pensieri da vecchio che rigiravo nella testa.Ogni cosa al suo posto, sospesa, perfetta nel suo significato più intimo, senza alcuna necessità di collocazione temporale. Probabilmente era questa l’eternità, quella parte di metafisico che ognuno di noi possiede e che spesso chiamiamo anima; il desiderio struggente che divora la nostra vita come un’amante irraggiungibile. Mi invase un benessere calmo, profondo ed io lo assaporai fino in fondo, le braccia allargate e la testa reclinata all’indietro: poter riflettere e finalmente capire come si era chiuso il cerchio della mia vita, cosa avevo fatto e cosa ero diventato. Furono le cicale a segnare la fine dell’incantesimo, a farmi scendere dal divano di pietra. Attorno al tempio camminavano tranquillamente mio padre, mia madre, mia sorella; la famiglia di nuovo unita e fu molto bello tornare ragazzino, con loro.Quella notte, seduti sul grande capitello rovesciato, abbiamo ascoltato con attenzione le molte storie, le piccole grandi avventure narrate da mio padre. Il firmamento era un enorme puntaspilli di velluto nero pieno di stelle e galassie. Fu eccitante osservare una luce mobile che attraversava lo spazio sopra di noi: un aeroplano? Forse un satellite? Più probabilmente lo sguardo divertito degli antichi Dei che osservavano il nostro formicolare quaggiù sulla terra.
Papà, sono certo che anche tu ricordi le notti in cui stavamo tutti con il viso in aria a farci accarezzare dal vento tiepido che veniva dall’Africa. Esse non sono trascorse per sempre, sono soltanto andate altrove a raccontare di noi quattro e dei nostri stupori.

Selinunte = Luogo sulla costa sud della Sicilia, 
I templi   = un costone roccioso, con grotta, allora senza case e strade 
Papà = nonno che guidava portando noi nipoti ai sedili di roccia mentre raccontava antiche storie.
Aeroplano/ satellite = il volo della sera Malta Roma, che ci indicava puntualmente l'ora.
Di questo, delle notti con il viso per aria e la piccola torcia, restano solo le mie emozioni e la grande tristezza che non vi è di tutti loro più nessuno, li incontrerò altrove?

16 set 2017

Dieci anni


Questo è un post del  Natale del 2011, oggi lo ho modificato in occasione del compliblog, non me la sono sentita nello scrivere ex novo di eliminare commenti che appartengono a persone che hanno reso speciale questi dieci anni.

.... avevo cominciato per tempo, ma tante sono le case a cui portare personalmente il mio sorriso e col cuore in mano e tanta serena sincerità augurare  un avvenire colmo di amore ed unione.
E' doveroso dire a tutti voi che vi sento amici e sopratutto io mi sento molto vicina ... appartenete ad un mondo virtuale che ha completato con positività e magnifiche presenze la mia realtà.Mi mancano alcune persone sparite ed altre volate via fra il ricordo e l'amore di molti di noi.
Da tutti voi giornalmente ho ricevuto regali che hanno accresciuto la mia sete di conoscenza, di spiritualità, Vi sono delle magnifiche donne che, con discrezione ,  mi hanno sempre inviato una parola adatta alla circostanza...altre che hanno colto stati d'animo con una sensibilità difficile da esternarsi nei fuggevoli incontri della realtà, e poi che dire di profondi sentimenti che albergano negli animi maschili, tangibili attraverso meravigliose poesie, racconti ed immagini.? Tutti, proprio tutti, siete stati una magnifica terapia, per l'anima.....appagando la mia sete di bello, di compagnia, di conoscenza, di manualità ed infine ma non perchè meno importante, le vostre amicizie e presenze le sento pulite, frequentazioni virtuali senza interessi, conoscenze al di fuori di ogni bisogno.
In questo pomeriggio, davanti a questo monitor attraverso il quale vedo i vostri sorrisi, mentre il mio cuore è pieno di tenerezza il mio pensiero va a tutti voi
ed vi dico soltanto un grazie di cuore.
Non faccio nomi, ma vi porto nel cuore amici sinceri per questa meravigliosa avventura che spero di alimentare negli anni a venire.

15 set 2017

Casa, dolce casa, sempre incasinata con i miei mille lavori, i ricordi da sistemare e passare di mano a chi del passato ne ha fatto hobby e collezione.
Old Family Photo Carnia

Old Family Photo Nuovo 305

Old Family Photo Teleferica al fronte 1916
Dopo aver svuotato le casse dei Borboni, aver esportato braccia prima e cervelli poi, aver donato a multinazionali nordiche i guadagni del sole, che ancora non è emigrato, mi sono resa conto che anche gli isolani isolati hanno ricordi di frontiera e prima linea  e che è bene ritornino fra le innevate montagne ad ascoltare l'eco dei 305 che distrussero le vite loro ma quasi nulla di materiale, in quanto lì vi era meno di nulla.
Ma non posso sempre sistemare, scannerizzare, spedire... debbo pure pensare ai miei hobbies ed al mio piacere, e così fra una richiesta e l'altra, ho cominciato a ricamare una tovaglietta disegnata e acquistata da una blogger, un'altra disegnata e ricamata con delle volute di foglie e fiori su grandi tovaglioli uniti da un merletto, (lasciando da parte cosa debbo ancora completare !!!) ed ho pensato ad un mio homeweare che sia orientaleggiante, vicino a quella cultura che io non ricordo per miseri commerci odierni, ma per gli incanti e la grande civiltà che ci fece conoscere Ricci... ( FMR La cina )

Come al solito disturbo la borsa di Mary Poppins: un leggero pannetto, un bordo d'antan e un fantastico bottone omaggio di Debora di www.cuoreantico.blogspot.com , questa notte ho  completato con il tubolare gli alamari (fatto con una macchinetta velocissima acquistata in un negozio di Milano, però ho ancora il rocchetto centenario con 4 chiodi che mi è tanto servito fino a poco tempo fa) ed eccola....

mi preparo a sognare ai primi freddi, vestita da Mandarino davanti al camino ed in mano  uno di quei capolavori che  l'artigianato italiano ci ha saputo donare ...


13 set 2017

CON....SENSI

mi ero ripromessa di scrivere, ma ieri è andata così...
L'immancabile compagnia pomeridiana, il guardare qualche antico volume, scherzare su i nostri anni, curiosare su vecchie foto e compiacersi di quanto eravamo belli, giovani, immortali e padroni del mondo. 
Poi, fare commenti su stregabugiarda che ricorda come belli i tempi in cui veniva svegliata con il profumo di un buon caffè ed un sorriso, e sentire il solito commento... "tu sempre fortunella"
Una prima fastidiosa telefonata: perchè durano a vita gli strascichi di un contratto  d'amore?
Andiamo al pc,  musica ?  bella!  sorride e consiglia di inserire "il terzo uomo".... è una battuta? si ma  era precedente alle nostre estati.
E penso  che lui c'è sempre stato, prima, poi e durante, era lui che mi accompagnava per i  teneri incontri e per  scorazzare.
Era affidabile per i miei allora, ed è affidabile per me adesso,  quando si dice.... una certezza. 
E si partiva da qui in estate
FOTO Strega  Giancola S. Sant'Agata
E' una foto del libro, guardiamo la dedica del'autore e notiamo come sono state scelte foto che non danno l'immagine dei luoghi.
Adesso parto, ma ci sarà sempre lui che penserà a far  innaffiare le piante, a spedire le medicine qualora le voglie di evasione si protraggono per più tempo....
Avevo deciso di comprare un IPhone,  uno di quelli che fa di tutto, anche il caffè, ^_*,  per stare in contatto con questo mondo, ma mi sono resa conto che molta gente è ammalata di blogherite, ed dato che  mentre faccio altro, vengo a sbirciare, ho paura di essere contagiata,  per cui risparmio, e mi "apposterò " soltanto la sera, se e quando sarà possibile.
Nel post precedente mi ero ripromessa che avrei scritto su come tutto è soggettivo e quante facce ha la stessa verità.
Dopo una altra telefonata, di cui sono amaramente pentita,  ho pensato cui prodest? e allora che ognuno abbia i propri sofismi, le proprie masturbazioni mentali, gli attacchi compulsivi di bloggerite, con mille siti, mille nomi che si faccia film e si ponga  sul gradino più alto del podio, io con tutto ciò non ho nulla da spartire, ne mi interessa, avevo saputo glissare quando ero stata messa in guardia, ma sono generosa e profondamente innocentista,  il Malpensante lo ho sempre lasciato a Buffalino. frequenterò la mia blogsfera, quella di gente umile e sincera, generosa e disinteressata, fatta da persone stupendamente normali che non si pavoneggiano di essere irascibili, sgarbati duri, ostici, quasi fosse un vessillo da sbandierare e che no si dichiarano aristocratici snob e di classe.
Forse racconterò i fatterelli che volevo postare stasera, ma come ricordi di vita, non certo sostituendo il piacere della scrittura a analisi interiori e altalene emozionali.
Pranzo casa Fausto
Uno degli studi Casa Fausto
Intanto  sfogliavamo AGATHA', sull'onda delle emozioni
Foto strega Soffitto pranzo Gingi
ed è un piacere vedere le nostre dimore, le foto di famiglia, e colloquiare con chi ha classe da vendere che non si dichiara ma lascia che gli altri giudichino e che in una vita di frequentazioni  non ha mai avuto una seppur momentanea caduta di stile.

12 set 2017

Mezza Estate 1

Tardi, molto tardi, niente sonno, negli occhi il mare, i suoi frutti, la musica, gli artisti di strada , la costa azzurra una notte di luna che ha lasciato riflessi in acqua e dato visioni di filari...... e ogni cosa apre finestre chiuse da anni........ una collana, un pesce di madreperla... la memoria affoga in un mare d'estate graffiato dal riverbero della luna.
E' ora e subito che ho bisogno di quella presenza che rende liquidi e flottant i pensieri del giorno... con l'emozione di un sorriso e mai per me un tenero abbraccio e scavo nei ciotoli levigati dai ricordi.... ma anche in essi vi é il silenzio.
Ti prego, non infrangerlo almeno tu,finché il freddo non mi abbia abbandonato. Parlo di freddo ora che il sole sembra averlo relegato lontano. Eppure sono ancora qui. 


Foto Strega Le Calanques de Cassis

Foto Strega  les calanques de Cassis
Marsiglia 2012
Foto Strega rientro in porto a Marsiglia
Foto Strega arrico a Cassis dal mare

Avignon-Festival Off 2012

Foto Gingi  Marsiglia 2012
Mi sveglio e questo parco mi fa iniziare bene la giornata, trovo colazione pronta e croissant...la solita domanda dove vuoi andare? e sono sempre più in imbarazzo... mi sembra che mi stanno regalando la luna. Strano, da quando la persona che avevo scelto per accompagnarmi nel cammino della vita si è allontanata,  sono tornata ad essere la fortunella di prima.... ed ho scoperto da anni che esiste un qualcosa che non so come chiamare, se non "provvidenza".
Giorni fa sono stata ad Avignone, già conoscevo il Palazzo dei Papi per esserci stata nel 2010, la passeggiata lungo le mura con il Rodano che la accarezza ..... ma adesso era mia intenzione andare al mercatino dei libri antichi e curiosare per il festival internazionale del teatro e mi sono ritrovata in un mondo magico  senza tempo con artisti comici e della tragedia greca, cabarettisti, protagonisti d'avanguardia, sheakesperiani, ho pranzato sotto l'ombrello rosso di questa foto
Foto Strega Avignon 2012



Foto Strega Avignone 2012

con il canale e la casa del cancello in mezzo al verde. Passavano fra i tavoli, promuovevano gli spettacoli... e bancarelle con maschere e piume da palcoscenico....
Avignone luglio 2012 Festival Internazionale dello Spettacolo

Avignone 2012


Avignone Luglio 2012


E le locandine si accumulavano, ed ogni artista spiegava, invitava, e gli inviti sempre di più e più interessanti,  mi davano la percezione che non avrei potuto seguire se non due o tre spettacoli, loro iniziano al mattino e mentre pranzavo il bel ragazzo che stava accanto a me al tavolo mi invitava a vedere un'opera lirica che diceva fosse "sublime sans limites" lasciava il posto in tutta fretta, "inizio alle 14" ed io restavo immobile a godermi lo spettacolo di strada.
Le foto sono tante e al rientro mi farà piacere sistemare tutte le locandine e parlare degli spettacoli visti...purtroppo solo due.

11 set 2017

Foto Gingi Marsiglia casa Alphonse
La foto é presa dalla finestra della stanza dove dormo e rispecchia il risveglio: silenzio, verde, tranquillità.
Lentamente vado in cucina, la macchinetta dell'espresso é accesa e calda... non ho voglia di nulla, fra un po mi chiederà "oggi dove vuoi andare?"
I posti sono tanti ed ieri se ne sono aggiunti altri, le troppe curiosità che l'ufficio del turismo sa far nascere! ma in questo momento voglio vivere con lentezza e allora fino a pomeriggio inoltrato sono in stand~bay.
Foto Gingi Marsiglia 2010
Foto Gingi  Vallon des Auffes Marseille
Foto Gingi, Marsiglia.
Foto Gingi Marsiglia Vallon des Auffes
Il mio voler riempire ogni attimo mi ha condotto allo stress di ieri, nel cercare una merceria ed organizzare un lavoretto, ho rivisto l'isola pedonale della città bellissima ma poco elegante; ho camminato fino a tardi e poi di corsa a casa, con la mia atavica sindrome : se in casa bisogno impellente di uscire salvo poi una volta fuori desiderare la pace e la sicurezza di un libro, un ricamo. Al rientro verso la casa che è in una splendida posizione sulle colline di Marsiglia ho chiesto di fare ancora la via del vecchio porto...il lungomare e qualche foto  al Vallon des Auffes ....in attesa di uno spaghetto all'Eoliana (ne avevo una gran "voglia")
Cosi, mentre scrivo ho deciso, e allora stasera andremo a cenare nella "Taormina" provenzale, in  terrazza sulla battigia...  a Cassis 

Perchè si apre un blog?

Anni fa senza sapere nulla di blog e blogger, senza mai averne seguito alcuno, non so come, sono arrivata qui. Non sapevo su cosa indirizzare il blog, ma ho mille interessi, amo tutto, e ero spinta da entusiasmo e curiosità uniti a voglia di smanettare per imparare e mettermi alla prova.
Scrivo quando ne ho voglia ,( ma faccio tutto quando ne ho voglia), senza un programma. Andando in giro per il web, gli in-put sono moltissimi, ed ho in testa argomenti anche da un anno, poi improvvisamente un pensiero un ricordo  mi impongono con impellenza ed di getto di fissare quel concetto, quel ricordo.
Scrivo senza alcun fine, ne di riscontro, ne di ascese di vario tipo, non sapevo e ancora non so  e non capisco il perchè si chiude, si  apre,  si dissente, si dice di cercare condivisioni in un leale raffronto salvo poi cadere in crisi per un dissenso. 
Sono stata latitante per lunghi periodi, non mi sono mai scusata per assenze o per non aver risposto a commenti ricevuti, l'ho fatto ed ho a mia volta commentato solo se sentivo di farlo, senza impegno senza coercizioni, senza regole di un ipocrito bon-ton del web.
Ed ieri sera, dopo aver letto sofismi su sofismi su apparenti libertà e decisive discriminazioni, pensavo come tutto è soggettivo, come la visione di una cosa non è solo diversa nel "marginale" in ciascuno di noi , ma addirittura opposta anche nell'essenziale.
E' quasi mezzogiorno, sono ingolfata nella stanza delle vergogne, chi mi aiuta ha bisogno della mia presenza, ma rientro presto, per vedere con altri occhi quello che per molti sarebbe normalità.