I SUONI DELLA STREGA

27/mar/2014

Per me, Donna, passeggiata fra le mimose

"Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare..."
Oriana Fallaci
Foto Strega Mimose a Panicastro
C'è stato un giorno che sfidando scale ho evaso e camminato tanto,  e sono salita verso il cielo di Tindari, li c'erano i miei anni felici ma anche ricordi di quando io non c'ero, e da quel lontano  Panicastro 912 l'atmosfera espande amore e valori oggi lontani alla vista, ma basta ascoltarne il silenzio e vederli.

Le mimose tante, ancora tutte in fiore

con una abbondanza tale che testimonia la riconoscenza di terra amata e "pulita"
..Sono andata verso l'alto


, serena,  
Foto Strega 
e mentre camminavo i miei pensieri erano come un atto catartico, li sentivo leggeri e semplici.

Le salite sono pesanti e mentre ricordavo i pellegrini e il cammino che porta ad una ricerca interiore ho cambiato direzione e sono andata verso il mare
dove è immobile la mia spiaggia.

Foto Strega
Foto Strega  porta a mare
e voltando le spalle al mare, al pescatore che non non c'è più, ho sentito il bisogno di accarezzare con lo sguardo e anche con mano leggera quanto ci sopravviverà e parlerà di noi a chi verrà, e col tempo, man mano che l'ombra degli anni sarà sempre più lunga fino a immergersi nel buio, noi diventeremo anonimi mentre esse, le cose, conquisteranno un nome parlando di un tempo abitato da uomini sconosciuti.

"Era una donna semplice, di quelle che

 sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque..."
Alessandro Barrico

 

14/mar/2014

IO ed IL PESCATORE

Foto Strega dal suo fazzoletto a mare.

La pazienza è la virtù specifica del pescatore ,l’impazienza quella degli altri. Si getta la lenza da uno scoglio, in un punto dove solo il pescatore conosce bene il fondo. E si aspetta e l’attesa può durare anche molto tempo. Mentre passano le ore e le stagioni diventa naturale riflettere e ricordare; l’analisi può essere illuminante e definitiva in questi casi, comunque un punto di riferimento. Le decisioni sono sempre secondarie anche se prevedibili: spesso ho atteso fin oltre l’ultimo minuto accettabile, per affetto o paura del nuovo ignoto che mi attendeva. 
Questo è il superbo l'incipit di un post che mi è stato donato... come sempre i miei commenti attendono alla natura del post, e qui non si può far altro che parlare della pulizia e leggerezza della scrittura...
Ed in buona fede ho fatto sempre questo, stimare, ammirare e seguire, agire con semplicità e correttezza, mai denigrare o sostituirmi ad altre identità, ho sempre rispettato con umiltà chi ha culture diverse, diversi interessi e non mi sono mai permessa di fare del qualunquismo, considerando la blogsfera un posto negativo.
Ora ho ricevuto un messaggio che mi fa pensare a quanto siano secondarie decisioni che l'attesa ha reso perfette e giuste. Così faccio un click a questa bozza che era da mesi in attesa di un invito, o forse di un rientro e la paragono alla magica Roma, lei ti accoglie, ti ammalia, ti travolge ma allo stesso tempo ti assorbe, divora, e ti perdi nella sua bellezza, e quei vicoli se non sai leggerli, diventano pericolosi ed infidi, quando non sono altro che custodi di storia e storie, sentimenti emozioni in una veste senza tempo e che col tempo è diventata il bello. 

09/mar/2014

L'energia di quella generazione....quella madre, quelle zie e le loro coetanee.
A volte ci si accorge di un disagio nelle frequentazoni, di un distacco che non è razionale ma mentale, e anche se le esperienze dei tuoi sono casualmente diverse da quelle di quasi tutte le altre donne vi è sempre una energia ed una sostanza in loro che adesso non ritrovo più.
Così come sempre la mia inquietitudine mi porta lontano da casa, con molta selettività scelgo amicizie e frequentazioni, e la mia insoddisfazione aumenta...non sento la sostana delle cose, non sento la libertà mentale dal bisogno, anche chi intellettualmente ha autostima di se, è bloccato da uno snobbismo sociale a senso alternato, c'è chi snobba il lusso della bella qualità della vita e delle cose, pur non riuscendo a contare la quantità degli zeri del proprio conto in banca, o chi dichiara, pur nelle sostanziali ristrettezze,che non può fare a meno dell'estetista, parrucchiere, della borsa firmata o di un caffè all'Harris Bar (un caffè ed un te dopo cena € 40).
Donne deliziose che per gioco si riempiono la casa di pezze cinesi e di chincaglierie di gozziniana memoria "le cose belle di pessimo gusto", donne che misurano frequentazioni o l'altro sesso solo per quello che ha e non per quello che è, donne sostanzialmente fragili ed ladre di quei difetti che lamentavano agli uomini.Cosa si festeggia oggi? serve per ricordare chi siamo? o chi eravamo?
Mi ero sempre domandata che cos’avessero di speciale mia mamma, mia zia, le loro coetanee. Perché potessero avere inesauribili riserve di energie, da chi avessero imparato a fare un po’di tutto, da dove traessero il loro spirito indomito, la loro ingegnosità, la capacità di prendere in mano le redini di ogni situazione senza incertezze.Ora lo so.
 Avevo appena finito di leggere l’ultima, bella intervista alla giornalista e scrittrice Miriam Mafai su un vecchio Elle e mi ero accorta di non avere nessuno dei suoi libri. Comprai allora “Pane nero” , la storia delle Italiane tra il 1940 e il 1945. E lì imparai quello che sui libri di scuola non c’è. Perché fu proprio durante la guerra, con gli uomini al fronte, che le donne, educate dalla propaganda e dalla tradizione a essere “semplici, sobrie, affettuose, modeste”, si trovarono, loro malgrado, capofamiglia. A gestire da sole la vita e la sopravvivenza di anziani, malati, bambini e clandestini. A godere di una libertà mai conosciuta. Molte di loro riempirono le fabbriche. Per tutte si aprì l’era della ricerca affannosa di cibo e delle scelte più difficili: restare o fuggire, come fuggire, di chi fidarsi, che cosa portare con sè, come mettere al riparo i cari, i beni.Concrete e determinate, per cinque lunghi anni di fame, caos e distruzione, avrebbero inventato ricette con poco più che niente, rivoltato cappotti e ingrassato scarpe. E lavorato, scioperato, barattato, organizzato, cucinato, curato, combattuto, sparato. C’è la storia di Zita, con il fratello partigiano e il fidanzato repubblichino, e quella di Gisella, l’altoborghese che fa la spola tra i rifugiati in Svizzera per raccogliere fondi per la Resistenza, viene arrestata due volte e per quaranta giorni, nell’Italia dove le donne non hanno ancora diritto al voto, si ritrova ministro della Libera Repubblica della Val d’Ossola. C’è Lucia, che guida i tram nella Milano bombardata e ci sono le mamme che insieme organizzano, a mani nude, con coraggio e intelligenza, gli assalti ai depositi di sale, pasta, zucchero, carbone.Come racconta, senza retorica, Miriam Mafai, furono loro le uniche vincitrici di una guerra disperata. Perché, in quella parentesi di trasgressione rappresentata dalla ennesima guerra disperata. Perché, in quella parentesi di trasgressione rappresentata dalla emergenza, presero in mano, per la prima volta, in modo drammatico, il loro destino. E capirono che potevano decidere da sole: senza la tutela di padri, mariti, fidanzati.Con il ritorno alla normalità, l’orizzonte si richiude. Alla sfilata del 1° maggio del 1945, quella in cui in tutta Italia si celebrarono insieme Lavoro e Liberazione, molti partigiani non vollero le donne in corteo. Quelle stesse ragazze che, uniche ad avere il permesso di circolare in bicicletta, con il ruolo cruciale di staffette avevano permesso alla Resistenza di tessere i contatti e condividere strategie, furono allontanate. Questione di decoro: non stava bene che le donne sfilassero tra gli uomini.L’Italia della ricostruzione si riscopre subito tradizionalista e bacchettona. I reduci sono tornati, il lavoro, nelle fabbriche e negli uffici, va restituito a loro, e i giornali riprendono a consigliare: “siate miti, siate dolci, siate sottomesse”. Ma qualcosa si era mosso. Il 2 giugno del 1946 le donne italiane avrebbero votato per la prima volta. (Santini)
 Era l’altro ieri, era solo l’inizio, erano le mamme di noi che siamo mamme oggi, le nonne di chi è più giovane. E io ora finalmente so da dove vengono l’energia, l’inventiva, l’ottimismo, di mia mamma, di mia zia e delle loro coetanee.


04/mar/2014

Testa in pausa ? Mani in funzione

Foto Strega collana handmade Strega
Appena ieri, ho avuto la forza di fare un trasloco da sola, appena ieri con pazienza ho dipinto piastrella per piastrella, quelle tristi ed ordinarie della cucina, appena ieri ho profuso tutte le mie forze sia fisiche che materiali pur di avere una cuccia mia,  solo mia, dove stare libera e non essere oppressa neanche da affetti o compagnia. 
Tanto gli affetti se ci sono ci sono e la compagnia se la vuoi, la trovi in mille modi. 
Forse quella sindrome geografica sofferta per anni, che mi impediva di stare in un luogo più di tre giorni per poi avvertire il bisogno impellente di altro luogo, di altra casa, si sta vendicando.
Si perché da poco, pochissimo tempo avevo deciso di non girovagare più e stanziare con le mie cose e le mie passioni.
Si dice sempre che c'è una prima volta per tutto, è nuovo lo stato d'animo e la mia reazione che non sa di nulla, cosa voglio fare? mi chiedo sono io? saranno gli anni che passano? la salute? il colpo di un ulteriore tradimento? sono così cambiata?
Ho sempre saputo cosa volevo, ho sempre reagito in maniera fredda e lucida (da manager) a qualsiasi avvenimento che esigeva una scelta immediata , per arrivare ad una soluzione precisa e che reputavo la migliore. Dopo grandi batoste o le inaspettate casualità, ho sempre detto al mio cervello "ordine e sistema" e pochi secondi dopo la via era presa.
Questa volta la mia mente è disarmata, senza scudo ai colpi del destino e nell'attesa che la ragione si svegli e l'indole riaffiori passano i giorni.
Cerco di distrarmi con la lettura, ma mi capita una cosa terribile, non sono presente, arrivo alla fine della pagina e non ho collegato al cervello nulla di quello che hanno visto i miei occhi.... io non ci sono. 
Il tempo passa e lo spreco, è la prima volta: non so gestirlo.
Una nullità, nessuna voglia ne voglie, non riesco ad interessarmi a qualcosa che esiga attenzione e allora ho lasciato a briglia sciolta la mente che voli, pensi, rifletta, rimpianga, si, rimpianga per la prima volta ed io mi immergo in lavori manuali.

Foto strega handmade strega

Chi sa come sarebbe stato o cosa sarebbe successo se andavo a Levanzo o Filicudi? o se non annullavo il contratto (accontentando i miei cari) di quel gioiello in campagna con il glicine secolare e gli infissi celeste mediterraneo? O se mi convinceva la mia amica che voleva io andassi al castello? riordinando quanto altri hanno lasciato in abbandono? sarei stata immersa in ricordi del Generale, di Norina e di Ninì ed i suoi cavalli? Certamente aver a che fare con persone per bene mi avrebbe evitato il tradimento di chi dovrebbe "mettermi in sicurezza" e non conosce il codice  quando dice " operare con la diligenza del buon padre di famiglia". 
handmade Strega
Basita mi sono cercata dei lavoretti manuali, ma non i soliti ricamo, cucito,maglia, crochet, tappeti, borse ed altro, ma qualcosa di nuovo per me...  così la mente poteva prendere tutte le strade che voleva mentre non spreco tempo. Sono venute a trovarmi delle amiche, mi hanno riempito di complimenti dicendo che non erano le solite collane che si vedono in giro... ed io sogno i vestiti delle mie collezioni, e ambrate abbronzature.... mi svago e sento già il profumo d'estate... una cosa intanto è certa, che ricomincerò a "vagare" e ritornerò per un lungo periodo in Provenza ....... luogo che adoro.
Foto Strega Marseille, dalla mia stanza

27/feb/2014

La crudità e la “nudità”, la bellezza e l’agonia.

Dove sono nata 
E' stato un attimo, un passo, una bomba alle spalle, Viva sono viva da sempre o è un sogno? l'illusione di respirare, di piacere e piacersi... nonostante.
Cartolina di Gingi Ragusa Via Ecce Homo, n. 190

Il senso della perdita è totale Una struggente cascata di situazioni che si avvicendano, da quando credetti di poter dire noi, con una cavalcata di effetti sonori e situazionali di donna, di cittadina che non trova il proprio posto dentro l’organizzata macchina di un sistema, di una vita predestinata, che non lascia spazio alla ricerca all'anima perduta nella bellezza e nel mistero della vita. Destino? Due le mie passioni: il lavoro come forma d'arte applicata all'industria,
la dimora.
Non si può tacere. Lo spaesamento è totale, è spiazzante.
Ed anche qui è stato un momento magico, malgrado i segni premonitori fossero all'orizzonte non ho mai voluto turbare la serena atmosfera.
Sono tante, troppe le volte che ho detto ecco, sarà qui che finirò i miei giorni.
Il destino? E' stato fatto a mia insaputa il contratto del vagare, cambiare, anche adesso che non desidero e non ho più forze?
Dalla prima casa della foto alla prossima? ...  se restare qui e soggiacere al fato o resistere e cominciare a lottare perché arriva il tempo in cui è obbligo dire: ora basta! 
Stasera le ho contate sono 21, non le ho mai abbandonate, mi hanno sempre tradito loro.

24/feb/2014

Nell' ARIA


 Questa mattina una musica ha invaso  il labirinto, vi ha trovato parole che camminano cercando vie di fuga ma NELL'ARIA Shekspeare sibila e suona ...

Tu sei vitale per i Miei pensieri
Come le piogge Nelle dolci brezze,
Per la lotto ritmo Tua venire Ieri
Venite L'Avaro con le Sue ricchezze.
Fiero Ora di goderne ea ONU Tratto ansioso
Il Tempo Rubera a te Il Tuo tesoro.
Di stelle con te da solista assai gioioso
Felice il Che SI notifi Che t'adoro.
Sazio di divorarti con la vista
E ansioso di ricevere ONU Tuo sguardo
More Gioie non ho Lista Nella mia
Se non le Trovo in te, di cui Tanto ardo.


Così Giorno per giorno m'arrabatto
QUANDO Stringo la cinghia e QUANDO schiatto

09/feb/2014

IN CERCA DI TE

Prendevo la sala in un albergo di via Etnea e mi capitava di ospitare un collega napoletano, rappresentava aziende anche per la Sicilia ed era un modo per presentargli dei retail. 
Una sera finimmo il lavoro un po più tardi, e contrariamente alle nostre abitudini di cene vista mare, andammo in un ristorantino nella salita di Via San Giuliano. Poi soddisfatti del lavoro, della cena, contenti e giovani, mai stanchi, ci siamo concessi una "promenade du baroque" fino a Piazza Duomo.
Stavo cercando casa a Palermo, ma arrivata a Piazza Università  dissi "è qui che verrò ad abitare".  e mi presero in giro.
 "Cosa farai sgombrare, il comune, l'università, l'Upim?" e risposi con un sorriso biricchino, ma già certa che quello era il luogo dove avrei voluto continuare a respirare, "se occorre perché no !" con quella ironia, mia propria, che faceva di ogni attimo un attimo da sorriso e con la stessa determinazione con cui 9 anni prima avevo vinto la mia scommessa.
Sono passati 30 anni, anzi il compleanno si riferisce alle 2 del mattino fra il 2 ed il 3 febbraio dell'84, notte di fate e di streghe, le pozioni delle quali riuscivano nelle magie più insperate. 
Erano le 22, stavo per lasciare una dimora da sogno in uno dei golfi più belli della costa tirrenica, ed ancora non completavano di caricare, un "tre assi".
Il mio angelo, un palermitano che ancora adesso mi invia medicine di affetto, aveva trovato a Palermo chi lo possedeva, anche se non lo usavano per i traslochi si erano resi disponibili in 6 compreso il bestione. ( allora dalle nostre parti un mezzo di trasporto raro, c'erano ancora tanti rimorchi).
Il premio della scommessa vinta, era andato via tre giorni prima, ci avrebbe atteso in albergo. Non amava "quel tipo" di confusione e dandomi lo zuccherino con un bacio "sentito" e con sguardo concupiscente "Gingi io vado avanti, tanto qui sono di ingombro e tu sai fare, e sai, meglio di me,  e poi ci sono tutti loro..." 
Loro ed io erano settimane che lavoravamo, e quando arrivarono i mezzi si comincio: negozi, showroom, studio, e infine la casa che abitavo dove nei giorni precedenti avevamo riunito da altre case quanto avevo deciso di portare a Catania. 
Le risate, e l'allegria che ci accompagnavano servivano ad allontanare il vuoto che avrei dovuto sentire per  l'assenza di chi avevo scelto per fare il cammino della vita, e quando si finì di caricare, la coppia che pensava per la casa e la coppia che accudiva ai miei piccoli partirono rispettivamente ciascuno con una macchina. Io, il mio angelo e sua moglie, col mio furgone carico solo delle cose personalissime, facevamo da battistrada.  
Mi fa bene risentire le nostre voci, nessuna radio, ma GiòGiò, come lo chiamo io, la moglie Anna, (adesso si è risposato con una altra Anna, io gli dico sempre che lo ha fatto per non sbagliare nome in momenti particolari), abbiamo fatto a gara a chi riusciva a continuare una canzone dall'ultima parola lasciata in sospeso fino a quando senza accorgerci ci ritrovammo a porta Uzeda  ed entrai nel mio regno.
Tutto era deserto, la piazza Duomo ancora piena di volantini e carte, resti del primo giorno di festeggiamenti per Sant'Agata. Restai immobile e stupita, tutti i balconi erano illuminati, da Piazza duomo a Piazza Università, il Comune e anche il palazzo di fronte. I miei balconi spalancati che donavano ai nostri nasi all'insù affreschi regali a tutto pieno, in doppie volte a vela. 
Era aperta, mi aspettava e mai ho avuto emozione più forte, ancora adesso che scrivo le mie lacrime confermano che certi momenti sono per sempre. 
Aperto?  un pensiero affettuoso ma anche una tradizione da mantenere da parte di chi negli anni sarebbero diventati vicini utili e rispettosi. 
Feci segno anche a chi ci seguiva di fermarsi e increduli mi dissero "ma dove dobbiamo scaricare?" ed io contenta come un pavone dissi qui .
Eravamo in molti e prima che il Caprice riaprisse bisognava finire di scaricare e rimuovere il bestione. 
Tutti veloci bravi e responsabili lavoravano mentre Matteo zompettava da una stanza all'altra io, stregata, ricordo solo la mia estasi e l'impossibilità di muovermi e rientrare da quel balcone che mi avrebbe visto fumare l'ultima sigaretta prima di andare a dormire   per tutte le notti a venire appoggiata alla ringhiera in ammirazione,
Respiravo il barocco, quando tutto era chiuso, Palazzo degli elefanti, l'Università, gli uffici di Palazzo di San Giuliano, Palazzo Gioieni, Palazzo dei Clerici, e il Caprice. Jano, istituzione di Piazza università verso le 21 in genere bussava quando andava via,  il posteggio ormai vuoto  ed io allora restavo la regina del luogo. 
Questa sera avevo voglia della mia Catania e ringrazio Juzzo, amico da anni, che tempo fa mi inviò il video dicendomi in maniera carina e gentile "mi posso permettere?"