StregaBugiarda

Strega perchè ho subito l'incantesimo di una fatata gioventù, bugiarda perchè la realtà è spesso assurda e paradossale e la bugia è più verosimile.

24 ago 2008

UNA STORIA DIVERSA


Noi che la penitenza era:
'dire fare baciare lettera testamento '
Noi che saltavamo con la corda scandendo : pera mela arancia e mandarino.....
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco DellaVittoria e Viale Dei Giardini '. ....
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva. ....
Noi che a campana gareggiavamo con un gesso e una pietra....
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo. ....
Noi che il Ciao si accendeva pedalando. ....
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa. ....
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella. ....
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D Era sempre Domodossola). ....
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini. ....
Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto ' con il passaggio segreto ' . ....
Noi che ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda colori ' . ....
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic. ....
Noi che al cine usciva un cartone animato ogni dieci anni e vedevi sempre gli stessi tre o quattro (di Walt Disney). ....
Noi che sentivamo i 45 giri nel mangiadischi e adesso se ne vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede cos 'è ....
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino o un francese,un tedesco e un italiano. Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia. ....
Noi che si andava in cabina a telefonare. ....
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto. ....
Noi che andavamo a letto dopo il carosello ....
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo. ....
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il ....
mercuro cromo, e più era rosso più eri figo. ....
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti. ....
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta. ....
Noi che a scuola ci andavamo da soli , e tornavamo da soli . ....
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone , la mamma de ne dava 2,....
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore. ....
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google . ....
Noi che il 'Disastro di Cernobyl ' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina. ....
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio. ....
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso. ....
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days. ....
Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi ', e non Halloween. ....
Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso. ....
Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo. ....
Noi che l'unica merendina era il Buondì Motta e mangiavamo solo i chicchi di zucchero sopra la glassa ....
Noi che all 'oratorio le caramelle costavano 50 lire.. ....
Noi che si suonava la pianola Bontempi.. ....
Noi che la Ferrari era Alboreto, la Mc Laren Prost, la Williams Mansell, la Lotus Senna e Piquet e la Benetton ....
Nannini e la Tyrrel a 6 ruote!!!!! ....
Noi che guardavamo allucinati il futuro con Spazio 1999 ....
Base Lunare Alpha. ....
Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars. ....
Noi che nei mercatini dell 'antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo "guarda! te lo ricordi?" e poi sentiamo un nodo in gola ....
Noi che le mamme mica ci hanno visti con l'ecografia ....
NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDIAMO. ....
NOI........ QUESTA E' LA NOSTRA STORIA.....

08 ago 2008

Realtà, foto reale di una realtà oramai irreale.


Sono rientrata oramai da un pò di giorni, e mi sto disintossicando .

Debbo riconoscere che, se vado "in società", è solo perchè si erano affievoliti i propositi di felice solitudine, e per bisogno "antropologico" : l'uomo è un aminale sociale!!

Adesso con i miei lavori, le mie letture, le curiosità ed i "contatti" (sempre a piccole dosi) sto riacquistando l'equilibrio che la società distrugge.

Infatti constato gli interessi, i modi di dire, le valutazioni delle persone con cui vengo a contatto, e ricordo i pensieri, gli insegnamenti, gli esempi avuti in famiglia e sopratutto quelli di mia madre e capisco il perchè della mia felice solitudine.

Sono stata educata per una società che non esiste, errore che anche io ho commesso, e sento ancora il rimprovero di chi, giovane e bello, sta a disagio nella realtà di oggi.

E così, nella mia dorata ed adorata solitudine, che chiamerei con orgoglio, isolamento, ricordo e mi convinco sempre più che l'unica cosa che possediamo veramente nel nostro precario presente sono i ricordi, le emozioni, gli aneddoti , e capisco che il vero valore sta nelle cose appartenenti all'astratto, uniche che possediamo, che ci sopravvivono e che nessuno può rubarci.

Così mi rimbombano nelle orecchie frasi del periodo della mia formazione... e come una eco sento:

"Non è elegante parlare di denaro... e si sa che un gentiluomo non è mai un tirchione".

"Bisogna essere naturalmente formali, poichè la forma esagerata stona e la troppa formalità, cade nello snobbismo"

"La classe è fatta di compostezza, leggerezza, sobrietà, l'abito non fa il monaco, ma esprime appieno il proprio essere, le proprie esigenze, ed anche la sensibilità al colore, al tempo, e al rispetto di chi incontri. Ma comunque un gentiluomo non può essere un narciso, al di là della norma e non si "identifica" con il suo vestito" .

E mi è venuto in mente un episodio, di quelli che non sai di ricordare, ma che affiorano chi sa da quale remoto angolo di memoria.

Ero ragazzina, nella città di mia madre a casa dei nonni materni, ed ospite vi era una delle mie zie, sorella di mio padre, la quale si trovava a passare dall'ingresso nel momento in cui bussarono alla porta, e le fu naturale aprire.

Si trovò alla presenza di un "signore" con abito di velluto, panciotto, e fucile in spalla, che aveva portato per mio nonno dei frutti della terra ; la zia lo lasciò sulla porta e si premurò ad andare in salotto dove erano gli altri per dire: "Vi è di la un uomo vestito come un "colono", che ha portato della frutta per il Cavaliere, ma non vorrei lasciarlo sull'uscio, il suo "essere" i suoi modi non sono in armonia con il suo vestire"

Infatti nonostante la "mise" aveva perfettamente capito che si trattava di un N.H., la cui presence, modo, distinzione , classe ed eleganza, non si identificavano col vestito.

Ed adesso, in una società da cui mi è congeniale prendere le distanze, anche se ancestralmente bisognosa di "prossimo", rendendomi conto della pochezza della mia persona in rapporto al metro comune, io che non faccio nulla, che sono padrona del mio tempo, ricordo che esso è un lusso sul quale mi sono stati inculcati dei concetti, e mi rimbombano nelle orecchie parole come : La nobiltà ( quella che sta in interiore hominis ) per atavicità deve gestire la noia ed è educata ed abituata a farlo.