StregaBugiarda

Strega perchè ho subito l'incantesimo di una fatata gioventù, bugiarda perchè la realtà è spesso assurda e paradossale e la bugia è più verosimile.

15 set 2016

Cimitero e teatro.

Old family photo
Aveva telefonato un mio cugino da Palermo, mi disse che sarebbe venuto a giorni un giornalista, doveva presentare un suo libro in una scuola di S.Agata, e con l'occasione avrebbe voluto sapere... sapere di quella tomba, capolavoro e testimonianza dello scultore  palermitano Leopoldo Messina.  IL libro del 2006 era : Qualcuno ha ucciso il generale.dopo il dibattito con gli studenti sarebbe venuto a trovarmi.
Sono la pià piccola di tutti i cugini, ero tornata ad abitare la casa di famiglia, rientrata a Sant'Agata dopo un infarto. convinta che da li a poco mi sarei trasferita in quella eterna.
Il palazzo Liotta era come lo avevo lasciato trenta e più anni prima, Maria , oramai cinquantacinquenne, pensava a tenere tutto in ordine e pulito da quando, coadiuvata da altri, aveva solo 15 anni.
Ero sola e la casa di famiglia, non considerata in gioventù, mi apparve come un sogno,
Possibile che salendo la scala dalle grandi finestre del pianerottolo non avessi mai sentito da ragazza il meraviglioso profumo del gelsomino centenario, e mai l'inebriante odore della zagara che inondava tutto il quartiere?
Dall'ingresso la scala scendeva al giardino, ultimo nel centro del paese con l'impianto di metà ottocento, e con la grande palma al centro di una aiuola, piantata da mio bisnonno, al passaggio di Garibaldi.
Old Family Photo Studio




Old Family Photo Pranzo


Old family photo


Old Family Photo La mia camera


Al suono del campanello mi affacciai sul pianerottolo, lo vidi salire, aveva una bella immagine il capello lunghetto e selvaggio alla Maldini, imbarazzato, forse impacciato, mi salutò farfugliando credo un "il presidente ha avvisato della mia venuta ?" gli sorrisi e lui fece i complimenti chiedendomi se abitavo da sola la grande casa, e aggiunse carinamente, che, abituato a Milano, questo poteva considerarsi un grande spreco.
Matteo Collura disse che era sua intenzione scrivere  un racconto, da inserire insieme ad altri, o un librosul terremoto di Messina.
Mi chiese notizie sulla tomba Liotta, e mi riferì che essa e lo scultore Messina erano stati oggetto di tesi di laurea, cosa di cui io non ero a conoscenza.
Gli mostrai le foto inedite del terremoto  scattate  da mio prozio, appassionato di fotografie, hobby che a fine '800, primi '900 solo pochi potevano permettersi.
Parlammo del libro che aveva presentato e che mi ero affrettata a leggere, non appena saputo della sua futura visita, fummo concordi nel pensare che "Qualcuno ha ucciso il generale", denunci uno dei tanti misteri della storia dei Mille, e delle battaglie garibaldine.
Gli raccontai quello che sapevo della tomba, e dei racconti di famiglia, a cui ,in vero, fino dopo i vent'anni non prestavo molta attenzione, parlammo della enorme tragedia, delle innumerevoli testimonianze di foto e scritti che documentano Messina ed i paesi limitrofi dello stretto, ma dal punto di vista della spettacolarità dell'evento è la tomba dei piccoli Liotta ad esprimere la rappresentazione più efficace.
La zia Giovannina, così si chiamava una cugina di mia nonna, lasciò Messina per recarsi a Sant'Agata per il battesimo del nipotino, figlio della sua primogenita.
Non portò con se i figli,  e neanche il piccolino, che attaccato alla sua gonna voleva andare con la sua mamma.
Alla stazione lei stacco la sua manina lasciandolo piangente, e convincendolo di restare con i fratellini ed il papà.
Immane tragedia non risparmiò i sei figli, il marito ed il cognato, e lei, fu ospitata nella casa di sua figlia, perse la parola e castigava colpendo con la mano, quell'altra che aveva staccato dal piccolo.
Nel 2008, Matteo Collura inserì in una nuova edizione di Sicilia Sconosciuta la storia di questa tomba negli itinerari messinesi, ma diede subito alla stampa nel 2007 , L'isola Senza Ponte, dove un intero capitolo LA MESSA IN SCENA DELLA MORTE è dedicato al sepolcro e allo scultore che magistralmente ha rappresentato un dolore corale con soltanto il corpo di un bambino e un angelo, la madre, che scava.
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" E' uno spettacolare esempio di esibizione del dolore ( ma sarebbe meglio dire di elaborazione del lutto, e cioè della particolare ritualità dei siciliani nel celebrare il mistero della morte), la tomba con scolpito il corpo di quel bambino ucciso dal terremoto.
Si prova una sensazione difficile da rendere nel leggere al centro di ognuna delle otto corone i nomi : Aida, Angelina, Marana, Gaetano, Clelia, Peppino, Ciccino, Attilio. Sei sono fratellini Liotta, tutti finiti quella mattina sotto le macerie Gaetano è il padre Ciccino un fratello di questi.....
Questo racconto doloroso e patetico mi è venuto spontaneo, mentre scrivevo avevo davanti alcune photo che ritraggono la tomba della famiglia Liotta. Di fronte a quelle immagini ci si sente spettatori di un mistero crudele quanto insondabile. Quel mistero che mobilita e commuove le folle siciliane nella rievocazione e morte di Gesù........
..... ma erano essi ( i conventi) a conferire alla citta la cupezza sua e il suo carattere, il suo decoro, ed insieme il senso di morte che neppure la frenetica luce siciliana riusciva mai a disperdere.....
Vitaliano Brancati fa dire ad un suo personaggio che lo sforzo costante della sua vita è stato di vedere la luce nel mondo ( e per lui la luce è quella della Sicilia)......
.... La contemplazione della morte, se da un lato è una filosofia di vita, dall'altro può essere la vita stessa che si specchia nel suo contrario, per riceverne forza, senso e conforto.
Abbiamo detto contemplazione, ma avremmo potuto dire "rappresentazione" dando così un significato che va oltre il più che comprensibile dolore di una donna il cui terremoto ha portato via sei figli il marito ed il cognato.
Un significato che ha dato sfogo alla terribile "spettacolarità" della tomba Liotta di Sant'Agata Militello.-Matteo Collura 
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PS. Giro per casa, guardo accarezzo e .... fa male sistemare i libri ed inserire gli ex libris dove mancano... si entra nei meandri dei ricordi, unico capitale che ho.