StregaBugiarda

Strega perchè ho subito l'incantesimo di una fatata gioventù, bugiarda perchè la realtà è spesso assurda e paradossale e la bugia è più verosimile.

31 lug 2012

Mezza Estate 1

Tardi, molto tardi, niente sonno, negli occhi il mare, i suoi frutti, la musica, gli artisti di strada , la costa azzurra una notte di luna che ha lasciato riflessi in acqua e dato visioni di filari...... e ogni cosa apre finestre chiuse da anni........ una collana, un pesce di madreperla... la memoria affoga in un mare d'estate graffiato dal riverbero della luna.
E' ora e subito che ho bisogno di quella presenza che rende liquidi e flottant i pensieri del giorno... con l'emozione di un sorriso e mai per me un tenero abbraccio e scavo nei ciotoli levigati dai ricordi.... ma anche in essi vi é il silenzio. Ti prego, non infrangerlo almeno tu, finché il freddo non mi abbia abbandonato. Parlo di freddo ora che il sole sembra averlo relegato lontano. Eppure sono ancora qui.




27 lug 2012

Avignon-Festival Off 2012

Mi sveglio e questo parco mi fa iniziare bene la giornata, trovo colazione pronta e croissant...la solita domanda dove vuoi andare? e sono sempre più in imbarazzo... mi sembra che mi stanno regalando la luna. Strano, da quando la persona che avevo scelto per accompagnarmi nel cammino della vita si é allontanata,  sono tornata ad essere la fortunella di prima.... ed ho scoperto da anni che esiste un qualcosa che non so come chiamare, se non provvidenza.
Giorni fa sono stata ad Avignone, già conoscevo il Palazzo dei Papi, la passeggiata lungo le mura con il Rodano che la accarezza ..... era mia intenzione andare al mercatino dei libri antichi e curiosare per il festival del teatro e mi sono ritrovata in un mondo magico  senza tempo con artisti comici e della tragedia greca, cabarettisti, protagonisti d'avanguardia, sheakseariani, ho pranzato sotto l'ombrello rosso di questa foto



con il canale e la casa del cancello in mezzo al verde.





E le locandine si accumulavano, ed ogni artista spiegava, invitava, e le locandine sempre di più e più interessanti mi davano la percezione che non avrei potuto seguire se non due o tre spettacoli, loro iniziano al mattino e mentre pranzavo il bel ragazzo che stava accanto a me al tavolo mi invitava a vedere un'opera lirica che diceva fosse "sublime sans limites"  e lasciava il posto in tutta fretta/ inizui alle 14! Ma restavo immobile a godermi lo spettacolo di strada;
Le foto sono tante e al rientro mi farà piacere sistemare tutte le locandine e parlare degli spettacoli visti...purtroppo solo due.

26 lug 2012

CHATEAU D'IF


Avvicinandomi ho perso la visione d'insieme, non sapevo se il mio sguardo si posava su un'isola o un castello, certamente persa fra memorie, letture e l'arte in movimento mi sono resa conto che non vi é un isola ed uno Chateau ma esiste questo posto sull'isola D'IF che sembra essere nato insieme ad essa.
Nel 1500 Francesco I fa costruire una fortezza ed il castello diventa subito leggendario,  per i suoi famosi prigionieri sia reali ( un rinoceronte immortalato da Dµrer) che immaginari come quel Edmond Dantés  che Dumas fece diventare il più simpatico ed ammirato vendicatore mai esistito, 
Il conte di Montecristo.
La prima versione cinematografica appartiene al periodo di fine guerra, io appena bimba negli anni '50, per tutte le sere in cui la pellicola é stata in programmazione non mi perdevo una sola scena.
Fra le tante fortune della mia prima parte di vita vi era l'antica  casa barocca, e da una stanza attraverso un terrazzino una porta dava nel palco riservato.di quel posto che era diventato cinema.
Il nonno aveva comprato il vecchio teatro costruito dopo il terremoto del 1693 insiema ad il palazzo confinante dove erano andati ad abitare lasciando la bellissima Ibla.
Adesso appartiene tutto alla Regione,  ed anche li, non sono più andata in rispetto della mia memoria....ricordo ancora  i grandi balconi di pietra a nella facciata nicchie con busti di musicisti....    allora quel lungo balcone di pietra era orribile, non mi faceva vedere nulla, ma trascorrevo molto tempo nella zona che era diventata  cinema....attraversavo la cucina con un immenso forno e una lunga parete con tanti fornelli fra  mattoni colorati  e zeppa di pentole di rame che mi faceva sentire piccola piccola.....
Ma questa é un'altra storia, quella di una bimba che conosceva a memoria battute dei capolavori e dei colossal  del periodo d'oro del cinema mondiale ... e sapeva le notizie per il FilmLuce che si dava alla fine di ogni proiezione. 
Bimba innamorata di Edmond Dantés, allora impersonato da un attore, solito ad interpretrazioni da seduttore ed amante galante del cinema francese dell'epoca, ricordo la prima parte del film, quando  Dantés accusato ingiustamente viene rinchiuso a vita nello Chateau d'If, e li, ignaro del tempo, senza alcuna speranza, sente dei leggeri colpi nel muro.... le spesse pietre lo avvisano che non é solo e che qualcuno si sta mettendo in contatto con lui.
Era un vecchio, che scavava da anni ;  stasera rivedo la cella e le affascinanti scritte, i segni di astronomia, calcoli di lune, mappe,  quel meraviglioso vecchio sapeva perfettamente che giorno fosse, ed aveva progettato tutto affinché la sua conoscenza e il tesoro che aveva ben conservato potesse passarlo dando il testimone alla sua morte,  a chi avrebbe trovato dopo tanti  anni di scavo.
L'abate Faria ( personaggio realmente esistito da cui ha preso l'avvio il romanzo) muore e rivelati i suoi segreti si fa sostituire nel sacco che sarà gettato in mare e Dantés nuoterà in questo mare azzurro abbandonando le meravigliose pietre....
Con il suo ambiente e la sua architettura perfetti ancora oggi, famoso in tutto il mondo é veramente un luogo eccezionale del Mediterraneo.
Il festival del teatro ad Avignone, uno spettacolo in particolare ANA NON di Gomez- Arcos mi hanno riportato al cammino, Cercavo la mia strada ma da adesso non la cerchero più, questi giorni, insieme ad altre esperienze mi hanno fatto capire che il mio amore per tutto deve solo inseguire le emozioni del momento, non posso imbrigliare la mia mente e percepisco che la mia  strada é il percorso e non la meta.


Si dice che per conoscere un luogo bisogna avere come guida la gente... e la guida che ho, ma anche quella che ho trovato in un vecchio negozio vicino al porto vecchio, non appartiene  alle guide turistiche ma a quelle del racconto, ed  ciascuno racconta il proprio quartiere.
Conoscere marsiglia significa percorrerla a piedi, pezzo per pezzo, quartiere per quartiere, e si vede tangibile che ciascuno ha la propria storia
i suoi propri spazi, la sua singolare popolazione.
Vi sono dei quartieri interi che non vedono il mare, altri che lo immaginano, altri ancora che sono con i piedi nell'acqua.
Questo magnifico palco, bello anche per l'idea d'antan che trasmette,  vedeva tutti la domenica, ad ascoltare musica che univa enormi diversità e molte etnie.
Dans chaque village qui fait Marseille bat le coeur d'un italien, d'un Armenien, d'un Comorien, d'un Asiatique, d'un Arabe, d'un Pied-Noir,d'un Senegalaise, d'un Grec... Ils viennent aussi des Alpes,du Gard, de Paris ou de Corse, ils sont aussi nés au coin de la rue.
Tous sont fiers d'ètre marsellais ,
fier de  leur ville rebelle
qui traine malheruresement comme un boulet sa mauvaise réputation
saleté grand banditisme, paresse, galéjade et manque de sérieux!
Et ce sont eux tous qui font l'histoire marseillaise et ses tradition.


18 lug 2012

Questa è l'ora più bella per stare al pc, da qui "vedo"  il mare,  ho  cenato a Carry-le- Ruet e si sono spenti i rossi infuocati di un tramonto che ha lasciato un pallido rosa.
Il mio più grande amore, un pesce, che mi ha insegnato a nuotare, che a colpi di cuscini mi ha fatto saltare un dente di latte, e che adesso appare nei miei ricordi sulla strada del mare con il vento che gli sferza il viso e gli incolla i pantaloni alle gambe svolazzanti, in giacca,  che cerca di tenere chiusa, mentre i cavalloni si fanno sempre più potenti e paurosi....
Era uscito dal lavoro e qualcuno gli aveva detto che io con i ragazzi di Palermo, in gommone avevamo preso il largo verso il Capo
Improvvisamente il tempo era cambiato, il mare si era ingrossato e noi eravamo arrivati a stento davanti a quella che allora era una piccola casetta di pescatori, in quel luogo che l'estate  successiva mi avrebbe donato bellissime serate e la creazione di Sapore di Sale.
Erano gli anni in cui Franz e Gaetano  ospitavano Raffaele, e dalla citta arrivavano bellissime amiche, modaiole, con quel saper fare unico, proprio di chi è cresciuto in quella Palermo che fu capitale europea in molti campi.
Mentre lui preoccupato guardava il mare, noi arrivammo alle sue spalle, stipati in una Maserati.
Il mio ragazzo di allora ci aveva visto arrivare, approdati bagnati ma tranquilli, sconvolto dalla bellezza e direi dai seni della ragazza di Raffaele, non se lo fece dire due volte, anzi nemmeno una, sistemo il gommone vicino al suo fantastico Riva e rientrammo,
Il mio angelo si girò, mi vide scendere dalla macchina ridente  incosciente del suo stato d'animo, mi accarezzo il viso e poi abbracciandomi scoppio a piangere.
Quanto ero stronza, invece di cogliere con dolcezza quella meravigliosa dimostrazione di affetto, e compiacermi di quella tutela, interesse, amore che aveva sempre avuto verso di me, mi infastidiva questo suo essere preoccupato, quasi quasi pensavo, ma che stupido!!
Sono passati tanti anni, lui non c'è più, ma in ogni cosa é sempre più presente, il suo pensiero arriva immediato sempre.
Vedo i pescherecci e lui unico speciale e pazzerello; ne aveva fatto costruire uno in rovere; in modo da issarlo con l' argano e parati insieme a quelli dei pescatori... vedo le vele il suo grande amore, e quando rientrato nella sua Sicilia, la sera quel correre al Circolo della vela, per sistemare, guardare, fumare una sigaretta mentre sognava e progettava il suo vagare per mari....le vele e la sua traversata dell'atlantico ed ai preparativi per il giro del mondo...era arrivata da poco l'elica disse: me la porto di riserva.
Ed adesso ho davanti agli occhi altre vele mentre divoro quello che fu il suo unico alimento dell'ultimo mese, Penso a mia madre con quel:  Basta ragazzi, est modus in rebus! Mentre Ou pied de cochion a Parigi, ordinavamo la terza dozzina di ostriche.... 
Faro, padre, fratello, amico non ci sei dal '97 ma non per me che guardo questi luoghi come mi hai insegnato tu... 
domani saro ad Arles... avevo appena 20 anni, quando sgattaiolammo dal Julius Cesar,lasciando altri ad aspettarci,  per arrivare fino a Port Grimeau, dove avevano inaugurato il primo porto turistico progettato ex novo.

17 lug 2012

La foto é presa dalla finestra della stanza dove dormo e rispecchia il risveglio: silenzio, verde, tranquillità.
Lentamente vado in cucina, la macchinetta dell'espresso é accesa e calda... non ho voglia di nulla, fra un po mi chiederà "oggi dove vuoi andare?"
I posti sono tanti ed ieri se ne sono aggiunti altri, le troppe curiosità che l'ufficio del turismo sa far nascere! ma in questo momento voglio vivere con lentezza e allora fino a pomeriggio inoltrato sono in stand~bay.
Il mio voler riempire ogni attimo mi ha condotto allo stress di ieri, nel cercare una merceria ed organizzare un lavoretto, ho rivisto l'isola pedonale della città bellissima ma poco elegante; ho caminato fino a tardi e poi di corsa a casa, con la mia atavica sindrome : se in casa bisogno impellente di uscire salvo poi una volta fuori desiderare la pace e la sicurezza di un libro, un ricamo. Al rientro ho chiesto la via del vecchio porto... qualche foto  al Vallon des Auffes ....in attesa di uno spaghetto all'Eoliana (ne avevo una gran "voglia")
Cosi, mentre scrivo ho deciso, stasera andro a cenare nella "taormina" provenzale, in  terrazza sulla battigia...




15 lug 2012



La mia non è stata una di quelle vite che ci vogliono anni a viverla e due minuti a raccontarla.
All'onirica infanzia e alla fatata gioventù sono seguiti 30 lunghi anni dalle sembianze magiche, dai lavori di stile, dai viaggi continui, ed ogni mia analisi diversa da un superlativo apparirebbe agli occhi di tutti una grande bugia.
La vita, nei trenta anni, è stata quella che appariva ma non sempre ciò che vediamo corrisponde alla realtà ne a come io la percepivo. 
Volavo in un mondo lontano mille anni luce da ciò che volevo,   dalle mie esigenze, vivevo frastornata, confusa e preda di mille impellenze  oggi posso dire vacue e  non primarie. Poi,  costretta ad aprire gli occhi come da una catarsi o meglio come se un atto sciamanico mi liberasse, è riapparso il mondo fatato ,  si sono diradate le nuvole per rivedere il cielo, il mare, risentire i profumi di una volta, ritornare a sorridere.
Non che prima non  sorridessi, ero spesso la persona che salvava la serata, che teneva banco, che parlava con gli uomini di sport politica e gran premi, mentre subivo passivamente le discussioni delle signore sulla cucina.
ma era un riso esteriore, adesso il mio sorriso è intimo, è in circolo nelle vene.
Isle sur la Sorgue.... in altra vita avrei svaligiato tutti gli antiquari e le loro vetrine in acqua, ma avrei portato a casa tutto tranne che la poesia che ho acquistato oggi.

13 lug 2012

Il cammino, lo fai da turista o pellegrino ?

Sono trascorsi quattro anni, ricordo ancora l'accoglienza serena ed entusiasta di tutti, la condivisione di esperienze, i consigli di chi è pellegrino, ed impega ogni giorno libero al fascino del cammino.
Silvana, Edo, Sylvie, Francisca, Emanuela, Patrizia, Carla, Cristiano, Gianfranco, Lucio..  e tutti gli altri da allora ad ora hanno tanto nel loro bagaglio, amica di molti non solo virtuale con Gianfranco ci siamo sentiti eterni e piccoli al cospetto dei templi della mia Sicilia, condiviso un sorso di vino dal giardino affacciato sulla conca d'oro,  preso una granita all'ombra di antiche pietre.
Loro, i pellegrinipersempre hanno affinato la sensibilità nei lunghi silenzi mentre i secondi scanditi dai propri passi portano a ascoltare il mistero di se e dei luoghi
Nato vicino al confine austriaco vive vicino al confine francese, e adesso mi piace ricordare come, nel dopo, abbiamo camminato fra boschi e Certose  e guardavamo insieme lui con la sua cultura e i suoi pochi anni, io con la mia sicilianità la maestà e l'orgoglio del centocinquantesimo.
Ho sempre rimandato il cammino, per la salute, per l'età, per la mancanza di allenamento, ma la verità è che i miei tempi sono lunghi e il mio saturno astrale influisce anche sul mio costante pensiero : " c'è tempo". come se fossi immortale.
Ho studiato un po’ di storia medievale ed ho letto racconti e leggende sui cammini: alcuni belli e toccanti, altri impregnati di estasi e beatitudini e luce dall'alto e dal basso da non poterne più.
Ma posso scrivere di piccole cose sia che mi senta pellegrina, camminante o turista.
Non posso parlare di grande spiritualità, ma posso descrivere i sentimenti semplici che ritmano la vita di ogni giorno , le abitudini , come alzarsi e vestirsi al mattino, infilare gli scarponi, prendere lo zaino in spalla e cominciare a camminare
Il cammino é in realtà e il cammino di ciascuno di noi. Passo dopo passo, si segue freccia e conchiglia va diritto, talvolta, o serpenteggia, sale e scende, si fà rischioso o facile. 
E' anche la bilancia tra le  aspettative e la realtà, tra il desiderio, la voglia e la  resistenza fisica e mentale, tra l’incognita dell’inizio  e la gioia della fine, Ad ogni passo immagino il dialogo fra il mondo è l'io, il fondersi del corpo e lo spirito.
Le irregolarità del cammino credo si risolvano nel cuore. Il suo battito  si fonde, danza con il passo.
Non sono forse i piedi e le gambe che fanno battere più o meno forte il nostro cuore? E’ per questo che c’é un cuore fisico e uno psichico e uno spirituale: chi lo sa ? Puo’ darsi che é per questo che non bisogna confondere la fatica delle gambe e quella dello spirito.
E’ il cuore che cammina. 
Se il cammino non ha cuore, tutto diventa solo una passeggiata, un viaggio turistico.
Bisogna poi leggere il cammino con gli occhi del cuore per scoprire bugie ed illusioni... e il nostro io deve sempre mantenere la direzione
scelta marciando verso lo scopo, che sia la tomba, la chiesa, l’oceano, la montagna sacra, quel luogo dove l’odio scomparirà per fare posto all’amicizia ed alla fratellanza.
Essere qualcuno, riuscire, formare una famiglia, studiare, coltivare le proprie amicizie e participare a questa società mobile e mutevole, non é facile. Ce lo dimostra la grande quantità di persone toccate nel cervello o nevrotiche in quella che noi chiamiamo «normalità» o vita reale.
Cosi’, alla fine del cammino, credo che la lotta aspetti, più forte di prima per ritornare ai deliri o persi sui cammini per sempre.
Ci sono i bulimici dei kilometri. E voi oggi quanti km avete fatto?
E’ curioso che la competizione come spettacolo consista nel correre più forte, saltare più alto, sollevare più peso o lanciarlo più lontano. E’ probabile che il nostro animo infantile sia intrattenuto con queste prodezze come se il tempo e la distanza non avessero che il solo valore del loro peso o della loro velocità.
Se possiamo misurarli, allora hanno un valore. Altrimenti no? .
E’ come se si discutesse sul valore dell’amore o della libertà…non hanno prezzo… Si legge molto poco, si scrive male, molte poche idee e troppe opinioni.
Niente sfumature nei discorsi, niente ascolto, troppi dogmi e verità non dimostrate.
Ed il mio spirito è  più lento del mio cervello. Il nomade d’altri tempi,  attraversava le contrade con la lentezza dei pianeti, aveva il tempo per mangiare, dormire, discutere in ogni villaggio, in ogni feudo. 
Il cammino porta lontano e se un giorno lo farò, lo ricorderanno bene i miei piedi indolenziti.
Ma in quella calma andatura, in quel paesaggio di rocce, pietre, campi, passo a passo, credo si ritrovi la libertà.
Anche se dipendenti da un sistema tecnologico, da una automobile e dagli interruttori che fanno funzionare tutto, il camminare é la liberazione dalle strutture societarie moderne. 
Quando il treno si prepara a partire, sappiamo che questo dipende da un complesso di fattori interconnessi, elettricità, coordinazione umana, binari ferroviari, segnaletica, motori... Là lo spirito umano si sente piccolo, non puo’ comprendere tutto il processo né padroneggiarlo, lo subisce.
Invece, io camminerò ed é fatta ! Tutto li, tutto qui. Mi fermo, bevo, faccio pausa e stiracchio i piedi, i muscoli, le braccia…peso.
Il sacco pesa, anche scegliendo la semplicità estrema.

Quando ho organizzavo una partenza, con in consigli di Silvana che mi dava il peso delle singole cose, o Edo, che è bravissimo per i collegamenti... "conviene Londra e prendere coincidenza per Biarritz, si il bus per Roncisvalle ma se non vuoi aspettare, un po di pellegrini insieme e si va in taxi " il peso mi faceva paura pieno di frivolezze di cui non si puo’ fare a meno.
E sapevo che caricarlo troppo e provare é diverso dal portarlo ogni giorno.
Si, so tutto come se lo avessi fatto... ma il percorso interiore in me.. a cosa avrebbe condotto?  Il peso, il sacco, lo zaino all'inizio è pesante, ed è incerto portarlo...dopo due o tre giorni e con le prime bolle ai piedi, so che si impara a scaricarsi del peso superfluo :  Qual’é il giusto mezzo, la scelta giusta?
Lo zaino più o meno pieno, più o meno vuoto simboleggia la sofferenza inevitabile perché troppo pieno o troppo vuoto prefigura il surplus o il deficit, due facce della stessa medaglia.
Vorrei dire che bisogna accettare il peso che si porta.
Che poi è in effetti il peso esatto delle nostre paure meno le nostre sicurezze. Accettarne il peso significa accettare il carico dei nostri condizionamenti, primo passo per potere camminare più leggeri. " Solo tu puoi portare il tuo sacco, un altro sacco più leggero sarebbe fasullo perché il sacco é la trasfigurazione del tuo spirito.
E’ lui che lo pesa, che lo soffre, che se ne libera, anche. Pesa lo spirito?"
Ogni camminante, nella sua andatura, resta fedele al suo carattere. Un punto non ha dimensione, ed anche la linea non ne ha, perché serve una terza dimensione. 
Tutti nel cammino siamo dei punti o delle linee,  ma so che a tutti è apparsa una terza dimensione  il punto e le linea diventano piano, sfera, cerchio: amicizia, affetto, amore…
Ed in questa multi-dimensionalità c’é anche il passato ed il futuro. Si viene da un posto (da dove vieni ?) e si va verso un altro (dove vai ?). Noi siamo una inerzia del passato ed una proiezione verso il futuro, anche se l’inerzia e la proiezione sono in fondo due lati della stessa cosa. Ma se si potesse risolvere il passato e demistificare il futuro, si potrebbe riconoscere il punto in cui siamo, che si chiama qui ed ora. Noi potremmo vivere l’istante in cui il camminare fa il cammino. Tu incontri l’altro quando sei capace di fermarti al momento presente.
Il cammino puo’ seguire una linea dritta o perdersi in un labirinto, dei meandri che vanno e vengono senza un senso reale. Come nelle ragnatele, nei miraggi e nelle illusioni del cammino si fanno intrappolare le personalità immature, i sogni distrutti dalla durezza del mondo.

Sul cammino ci sono dei salvatori e delle vittime, dei templari fantasiosi, delle arpie hospitaliere, dei bonzi del bordone e dei cammini, dei fissati per il cammino.
E’ cosi’, ognuno con la sua pazzia ed ognuno con la sua specificità, leggeri o gravi.
Come se, tra tutti, ci si mettesse d’accordo, tacitamente, per interpretare ciascuno un ruolo. Tu il pellegrino, io l’hospitalero, tu lo straniero ed io l’abitante.
Ogni personaggio che si incontra sul cammino é una opportunità da prendere per scoprire il nostro proprio personaggio, la nostra propria pazzia, la nostra finzione di vita, e cosi’, trovare una via d’uscita verso la saggezza.

Presenza.
Dal cammino sgorgano molte cose, il pianto ma anche l’allegria ed il canto.

La presenza della natura fa percepire una cosa cosi’ evidente: che tu fai parte della vita.
 Una cosa cosi’ semplice e nello stesso tempo cosi’ profonda.
Ed allora si puo’ cantare, sorridere, essere felici, aprirsi…
Sgorgano pure vecchi pesi, rimorsi, fallimenti e sconfitte, perché il passato cosi’ presente trova delle fessure per uscire e poter essere risolto, infine, forse... le cose che si sono represse o negate risorgono, si puo’ adesso gettarle via nel vento perché le cancelli senza riserve in questa luce cosi’ forte di questa natura cosi’ grande che circonda il cammino di ognuno di noi, e le piccole cose mi sembreranno cosi’ piccole e cosi’ meschine e cosi’ ridicole.
E sorgono le speranze, le nostre illusioni ed i nostri desideri. Appare la tentazione di riempire un vuoto vitale presente che non é un vuoto, ma una crepa dell’anima che l'ego non sopporta più.

E il desiderio si nutre dell'insoddisfazione ed a questa ritorna in modo irrimediabile. Nello stesso modo in cui il cammino  insegna a camminare con i nostri due piedi, a sopportare le  carenze, cosi’ il vuoto della nostra vita non puo’ essere sostenuto che dalla presenza altrui, dalla loro amicizia, dalla loro compassione, dal loro ascoltarci, dal loro appoggio, dalla loro simpatia."Templi e chiese.
Ogni tappa ha la sua cattedrale o la sua chiesetta, al fiume o sulla montagna. Un luogo di pace e di silenzio spesso scelti a proposito. Talvolta la necessità propria della fatica ti fa sedere davanti a questi quadri pieni di santi e di storie bibliche. Sicuro che si apprezza la semplicità dei templi romani, delle chiese fortezza degli ospedalieri di Malta o dei Templari. Ma comunque sia, ogni chiesa riunisce in sé un minimo di condizioni per fermarci e ascoltare o meglio sentire. Il silenzio della chiesa o cappella o chiostro cede il passo a una vibrazione interna che si potrebbe anche chiamare silenzio, talvolta meditazione spontanea. E’ come un respiro che integra il dentro ed il fuori. Lo spirito non volteggia, si posa tranquillo. La realtà é chiara, non ci illude. Tutto é visto e conosciuto come tale, tale com’é. E siccome questo non fà parte di una comprensione intellettuale, non dura molto; puo’ darsi che una eco perduri, o un ricordo o un invito ad andare al fondo delle cose."

"I segnali.
Dice il poeta che si fà il cammino andando. Il cammino si fà con ogni passo, dandogli un senso. Resta chiaro che il cammino di terra é una circostanza; l’altro cammino, quello interiore, si fa anche lui a ogni passo. Ed ogni passo ti avvicina o ti allontana dal tuo destino, perché non sempre posiamo bene i nostri piedi. Ci sono dei posti del cammino dove ci si perde ed altri dove ci si ritrova. Chiaro che questo, nel nostro cammino interiore, dipende dai nostri punti deboli, dai nostri complessi, dalla nostra coscienza che va e viene, dall’armatura che ci siamo costruiti un giorno. Ma attenzione! C’é anche il cammino esteriore. Esiste Santiago, un punto d’arrivo, esistono i differenti punti di partenza. Esistono i rifugi e le frecce gialle e gli amici del cammino che le tracciano. Grazie a tutto questo, si puo’ camminare. Il cammino non sarebbe lo stesso senza le leggende dei pellegrini, i lupi ed i briganti…ed anche i miracoli e le furbizie. Questo cammino che fu passaggio di genti dei differenti popoli, questo cammino che costrui’ villaggi, trasformo’ culture, questo cammino é qui...
" Flavio

       
. C'è quella bellissima frase,che i pellegrinipersempre conoscono bene,presa dal libro di Davide Gandini,Il pellegrino è colui che cerca,accettando l'incalcolabile rischio di trovare veramente.
Perchè trovare significa non essere più quello che si era prima.E' cambiare.E' morire per rinascere a nuova vita.Il "Camino" non è un'impresa eroica o una vacanza alternativa è un pellegrinaggio di fede per molti, ma per me credo sarà un cammino spirituale... ma bisogna farlo... lui forse mi chiarirà.


Intanto sono qui, e credo che anche questo e interiomente un percorso faticoso e paziente

01 lug 2012

Approvazione

Oggi sono qui, preparo camera e altro, se dovessi per quella mia sindrome geografica sentire il bisogno della mia Sicilia, è tutto pronto per trascorrere il resto dell'estate nel profumo delle mie cose ed affetti.
Tempo fa, dissentivo da chi non tiene liberi i commenti, considerando la libertà di espressione un requisito essenziale in ogni tipo di comunicazione.
Dicevo, gli anonimi o gli insulti, possono sempre essere cancellati, e comunque chi legge, ha l'intelligenza di capire e giudicare.
Molte persone aperte sincere e corrette, ma sopratutto rispettose degli altri hanno liberalizzato i commenti...
Non avevo però preso in considerazione che c'è chi mantiene il filtro non tanto per gli anonimi o gli insulti, ma per pubblicare solo quanto conviene per apparire in maniera diversa da come ci si comporta....
E questo non è rivolto a "veri" blogger, ma a chi usa il blog per piccole vendite, riempie di complimenti e commenti mielosi e diabetici, per poi sparire e non pubblicare neanche un piccola frase di dispiacere per un allontanamento ingiustificato e per non ottemperare alle benchè minime regole di educazione, come un riscontro ad una telefonata....
Mi piaceva cominciare questa giornata augurando a tutti una buona domenica, e ribadendo che virtuale è il mezzo, noi siamo reali,e che neanche l'anonimato di un monitor riesce a coprire chi di eleganza comportamentale e di bon ton non ne conosce l'esistenza nella realtà come nel web.