StregaBugiarda

Strega perchè ho subito l'incantesimo di una fatata gioventù, bugiarda perchè la realtà è spesso assurda e paradossale e la bugia è più verosimile.

28 ago 2011

La mia vecchietta...pronta per l'asilo

sono passati appena otto giorni... e sento tanto la mancanza di una bambolina,...vecchia e assennata... che ti chiede la mano..per passare in terrazza, che ti dice in macchina..attenta! che ti chiede "posso?" prima di mettere in bocca anche una patatina... e che raccoglie con calma ogni piccola briciola, foglietto, filo per andare a gettarlo nella spazzatura e ti chiede.."va bene qui? nonna?".
E meraviglie delle meraviglie, quando sei in un paese di balocchi, il massimo che dice: bello vero?.. e devi chiedere se vuole qualcosa...
mi sembra un miracolo... ricordando le urla e i capricci miei nel volere un altra cosa dopo averne avuto già a decine, per non parlare dell'inferno, dei capricci, dei pericoli e dello stato di allerta che dovevo tenere con i miei due figli...impossibilitata a concedermi anche la toilette!!!


Così oggi, giornata in cui potevo respirare e quindi ragionare... ho preparato lo zainetto per questo meraviglioso angioletto che il 15 di settembre andrà all'asilo.
ho fatto le foto adesso, con pessima luce... e senza riuscire a posizionarlo...sono negata... ma non interessa...a me basta l'idea... e l'idea è soddisfatta!!
A lulù negli anni... fra tanti anni... arriverà questo grande amore... quando la vita le insegnerà a capire... 

26 ago 2011

il cammino...i cammini...ma io cammino?


Sono assente da un po di giorni, o meglio, sono entrata sempre molto frettolosamente e non ho avuto il tempo di scrivere e di scrivervi.
Da un periodo di tempo, la curiosità e l'esigenza di un cammino... si fa sempre più pressante. Ma tutto questo forse è un desiderio mentale... perchè il mio fisico sta così bene nell'"otium"... si, quello latino dello star fermi mentre il cervello va a mille, quello che serve a riodinare le idee, e progettare...sognare.
Intanto, studio i cammini per Santiago e sogno i vari percorsi il Somport, il Norte, il France, o il pesante e lungo, ma fantastico, cammino della Plata, cullo i pensieri col fascino del cammino verso Gerusalemme;  dovrei attuare un piccola promessa, andare a piedi dalla madonna Nera, per una grazia ricevuta.... infatti sempre ironizzando con me stessa, dato che ho un carattere religioso, ma non sono certo una bigotta cattolica apostolica romana, un giorno promisi, che se un mio amore si lasciava con la ragazza che gli triturava il cervello, e che era di quelle tipe convinte che "quella cosa la possedeva solo lei", sarei andata a piedi al santuario. Cerco scuse ed espedienti per sminuire il senso di colpa che sento, conseguente al parziale pentimento di questa promessa fatta. Padrona delle mie ore e del mio tempo mi immergo in ricordi, aneddoti... e ripenso al salotto di quando piccola ascoltavo curiosa ed interessata i discorsi dei "grandi", e  attorno al braciere raccontavano storie di famiglie ed di amici, e ancora mi risuonano nell'orecchie le parole di una zia... che diceva " purtroppo non esistono più i personaggi di una volta, spassosi e scansonati, pieni di spunti di comicità, tipi originali e bizzarri, appartenenti a tutte le estrazioni e condizioni, popolani e patrizi, ricchi e poveri, pieni di stranezze da avvicinarsi all'inverosimile,  e molti appartenenti ai quartieri "alti"...."
E.... sorrido pensando al Principe Alberto Monroy di Pandolfina, quando una mattina, non potendo più procrastinare un voto fatto in un momento di debolezza e di estremo misticismo, si svegliò con l'eroico proposito di sciogliere il voto di recarsi in Terrasanta come novello crociato, e organizzò il viaggio Palermo Gerusalemme...senza uscire dai cancelli della sua villa.
Così, in compagnia del domestico Giuseppe, passo dopo passo e  giorno dopo giorno, organizzava un percorso, calcolando a modo suo il cammino verso la terra santa, lungo i viali del giardino, entrando in casa e attraverso stanze e scale e continuando per mesi e mesi dall'alba al tramonto, senza sosta, a calcolare tempi e percorrenza mentre il fido Giuseppe era basito, sgomento e stanco di andar in giro per casa carico di bagagli e vettovaglie.
Quando il principe, passati dei mesi, ( in un racconto si parla di 2 anni e mezzo) convinto di essere giunto in Palestina, si rivolse all'affranto domestico, provato ancor più di lui, per quella interminabile maratona, e con voce vittoriosa per l'opera compiuta disse : "E adesso Giuseppe, ritorniamo a Palermo"! 
il fido e pover'uomo, allarmato, rispose di getto col poco fiato che gli restava :
"Voscenza, mi perdona, signor principe, ma a me mi sta piacendo assai assai Gerusalemme, ed io resto qui".
Questo fatto è avvenuto nella Palermo di fine '800, primi '900, i tempi sono cambiati, io non sono una principessa, non ho più neanche un fido "giuseppe", non ho una casa con parco da poter scarpinare, sono in una età in cui ho capito da tempo che anche il peccato è solo una opinione... ma andrò a piedi...per 8 settembre al santuario... e camminerò pensando " questa ce l'ho solo io"!! 

17 ago 2011

IL PROPRIO TEMPO

Apro la Tv e vedo un "mare" di persone al "mare", uno dei miei rami con i suoi amori è andato al lido e mi chiama, non vorrebbe lasciarmi sola, ma i suoi desideri sono quelli che tanti anni fa avevo anche io.
L'altro non lo sento..in barca alle "Isole" c'è poco campo... e poi sono tre coppie giovani belle ed eleganti.... sono "modaioli" tutti, meglio non invadere con i miei tanti anni...il bello della gioventù.
Cosi', contenta di essere a casa dedico il tempo ai miei pensieri, a quella vipassana che non ho capito bene se cura cercando il vuoto della mente o lasciando a briglia sciolta la stessa. e oggi mi sono ritrovata a giocare con le parole...feriale è un giorno lavorativo, ma ferie, sono i giorni di vacanza... tutta colpa dei romani, poiche i giorni in cui non andavano a lavorare erano diventati talmente tanti da chiamarli feriali....
Ma fra ferie e feriali... per tutti la condizione è quella di stare in questo mondo, ed avere una vita riuscita significa saperci stare.
Siamo qui, indipendentemente dal nostro volere e misuriamo la riuscita di vita con un metro uguale per tutti, cioè quello materiale, politico, sociale... tralasciando sempre più spesso quello etico ed emozionale.
Stare al mondo per me vuol dire abitarlo, muoversi in esso, abitando spazi diversi lungo il tempo, e siamo sempre nella condizione di essere "situati".
Questo avviene in un arco di tempo che è la nostra vita, nasciamo, sbocciamo, fioriamo e sfioriamo in una situazione di spazio e tempo più grande di noi...un epoca.
L'epoca è di tutti, anche se io mi ritrovo sempre più spesso a pensare: "alla mia epoca"... con un aggettivo possessivo che include il concetto di esperienza personale, e la mia epoca, non è questa in cui sto scrivendo?
 Quindi per vivere bene è necessario saper abitare il proprio tempo, che poi è l'unico tempo che l'uomo ha a sua disposizione.
E il modo migliore è quello che l'uomo attua attraversandolo, percorrendone le molte vie, inoltrandosi quà e là per sentieri inesplorati.
Parlare della nostra "epoca" significa parlare del presente
Dove inizia il presente? ed infine dove finisce se spesso sconfiniamo nell'"oltre" delle nostre aspirazioni, nei sogni del domani o anche, in semplici e modesti progetti?
Un domani fatto di desideri ma anche evaso, perchè il futuro inquieta ed insieme carica di responsabilità.
Agire significa "operare" oggi per "domani", significa calcolare in anticipo le conseguenze delle nostre azioni, fare i conti con le nostre responsabilità.
Di fronte all'incertezza del futuro, molti uomini e spesso giovani, si attestano, quasi al riparo, al puro presente o si fermano al "momento" senza passato nè futuro, ma questa è una astuzia per fuggire, per essere esonerati dai compiti a cui l' "ora" chiama, e che impone.
Fuga prerogativa dei deboli o dei meno attrezzati a farsi carico delle "fatiche del tempo" cioè di un presente che è spazio, ambiente, circostanze.
Il presente è complesso e quello che i greci chiamavano Keiros, la cui radice indoeuropea krr
(che belli gli anni in cui la filologia germanica e sopratutto Ute Schwab mi faceva tremare ed insieme appassionare) che vuol dire armonia e suggerisce l'idea di unione.
E i greci intendevano si il momento, ma come "tempo opportuno" da cogliere, valorizzare, un tempo in cui trovare la misura giusta per decidere il da farsi, il rifiutare, lo scegliere.
Vivere il presente vuol dire confrontarsi con ciò che accade, con la durezza della realtà, ma è anche l'occasione per le nostre vittorie, e per "l'acquisizione di capacità di beni durevoli, in genere dissolti dalle stesse chiacchiere di chi cerca di spiegarli.
E questo capita ai poveri, non mi riferisco ai privi di averi, o agli emarginati, ai privi di educazione e linguaggio, ma anche a quelli che di cose ne hanno tante, fin troppe, ma sono privi d'anima e di senso della vita, e poi al grande numero di anonimi, di vicende private, di storie segrete che fanno la Storia fanno l'epoca.
E così penso, avere una vita riuscita significa essere "situati" bene nel nostro tempo.
Ed io che non ho più nulla, che sono lontana dal materiale e dai bisogni "vacui" che ho scoperto ricchezze non soggette a furti, che ho preso rifugio come i bimbi...che non chiedono ma che c'è sempre chi se ne occupa, dovrei pensare che la mia non è una vita riuscita? mi sbaglio a condividere e non solo come idea, ma con i fatti questo concetto?
C'e' un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita cio' che si desidera
Henry David Thoreau

10 ago 2011

CERAMICA CHE.... PASSIONE


Il pensiero che potesse piovere e dei cuscini da ritirare dal terrazzo ha fatto si che io mi alzassi presto, e godessi di quella luce speciale propria dei cambiamenti... albe, tramonti, schiarite e improvvisi mutamenti.
La dolce lentezza del rientro delle barche dei pescatori  verso il porto, l'entusiasmo di chi in fretta lo lascia verso una assolata e affollata giornata di mare alle Eolie... ed fra le mie piante che già ringraziano per il mio rientro e il bolo, tenuto con entrambe le mani, per assaporare meglio il caffelatte, comincio la giornata ringraziando del mio durare, di quelle due splendide creature che dormono serene di la, della pace interiore che sento, e del miracolo di essere felice nel desiderare meno di quanto posso avere.
Ma quante cose ancora da fare dal mio rientro... compreso mettere a posto libri che hanno ballato...
Toh i volumi dell' Eletta sul Museo di San Martino..., lo abbiamo noi in Italia, a Napoli, il più importante e bello museo delle ceramiche, e ogni lavoro diventa lunghissimo  perchè riguardo, leggo...e spontanei nascono collegamenti ricordi, detti, racconti... fiabe.
E pensavo a quell'antica leggenda orientale in cui si racconta del primo ceramista del mondo : Dio in persona, che raccolse qualche pugno di terra , lo impastò, gli diede forma umana, lo fece cuocere, poi gli soffiò e gli diede vita.
Ma non aveva esperienza, il suo era un gioco nuovo, e un pò maldestro dovette ripetere l'operazione tre volte, infatti la prima volta il fuoco era troppo forte ed ottenne il nero, allora provò di nuovo  attizzando poco il fuoco, ed ottenne il bianco, alla terza volta riuscì ad indovinare il punto giusto di cottura e creò l'uomo giusto, perfetto, cioè l'uomo ambrato dell'oriente. 

E questo esemplare, simile a lui ha assimilato l'arte del creatore: infatti inventò la ceramica, dimostrando una fattura ed una perfezione divina, in tutto, dal vasellame alle piastrelle.